I ladri e i Penati/2

D’Alema, Veltroni, Bindi, Letta (Enrico), Gentiloni, Parisi, Sircana. Tutti, nel Pd, parlano dell’ennesima questione morale nel partito. Tutti tranne il segretario Bersani. E dire che era stato lui, due anni fa, a nominare capo della sua segreteria Filippo Penati. Noi attendiamo a pie’ fermo che risponda alle nostre domande sullo scandalo Penati, le stesse che turbano migliaia di iscritti ed elettori. Ma non vorremmo che le risposte somigliassero ai pistolotti generici, ai segnali di fumo a costo zero che in questi casi si lanciano sui giornali amici per lavarsi la coscienza e sperare che passi ‘a nuttata, senz’assumersi alcuna responsabilità né far seguire alle parole qualche fatto concreto. Sircana invoca un non meglio precisato “check-up morale”: sbagliamo, o è lo stesso Sircana che nel giugno 2006, quand’era portavoce del secondo governo Prodi, ottenne dalla giunta provinciale di Milano presieduta da Penati per la sua “Sircana & partners Srl” 60 mila euro per “il servizio di ricerca, ideazione e sviluppo del progetto Festival della città metropolitana” (come se nessuno dei 2500 dipendenti della Provincia fosse in grado di occuparsene)? Anche Letta e Gentiloni pontificano con parole altisonanti: ma perché non chiedono al segretario Bersani di spiegare i suoi rapporti con Penati e il gruppo Gavio? Non c’è bisogno di “attendere le sentenze”: bastano e avanzano i fatti fin qui noti. Nel 1998 Bruno Binasco, braccio destro del re delle autostrade Marcellino Gavio, viene condannato in Cassazione per aver finanziato illegalmente il Pds tramite Primo Greganti (pure lui condannato): tangente di 150 milioni di lire camuffata da caparra per il finto acquisto di un immobile dell’ex Pci. In un partito normale, ammesso e non concesso che si debbano avere rapporti con un costruttore quand’è incensurato, dal momento in cui diventa un pregiudicato non bisognerebbe più sfiorarlo con una canna da pesca. Invece – perseverare diabolicum – i rapporti fra gli ex comunisti e il gruppo Gavio continuano imperterriti. E ai massimi livelli. Nel 2005 Penati, appena eletto presidente della Provincia, acquista da Gavio e Binasco il 15% delle azioni dell’autostrada Milano-Serravalle, arrivando a controllarne il 53%. Un acquisto inutile, visto che il pacchetto di maggioranza era già nelle sue mani. Ma anche un salasso per i contribuenti e un regalo al privato: Penati fa spendere alla Provincia 238 milioni di euro, pagando 8,93 euro le azioni che un anno e mezzo prima Gavio aveva pagato 2,9. Così il costruttore realizza una plusvalenza di 176 milioni. E subito dopo ne investe 50 per sostenere la scalata dell’Unipol di Consorte a Bnl, acquistando lo 0,5% della banca. L’allora sindaco Gabriele Albertini denuncia lo scambio. Intercettato dai magistrati, Binasco parla con Gavio dell’affare già nell’estate del 2004: “Il problema non è Penati, con lui un accordo lo si trova. Il vero problema è Albertini”. A quel punto interviene Bersani: il 30 giugno 2004 – annota la polizia giudiziaria – “Bersani dice a Gavio che ha parlato con Penati… Dice a Gavio di cercarlo per incontrarsi in modo riservato: ora fermiamo tutto e vedrà che tra una decina di giorni, quando vi vedrete, troverete un modo…”. Il 5 luglio Penati chiama Gavio: “Buongiorno, mi ha dato il suo numero l’on. Bersani”. Gavio: “Sì, volevo fare due chiacchiere con lei quando possibile”. Penati: “Guardi, non so… Beviamo un caffè”. I due s’incontrano in segreto, come suggeriva Bersani: non nella sede della Provincia, ma in un hotel romano. Affare fatto. Per Gavio e Binasco, naturalmente, che poi si sdebitano con Unipol. E nel 2008, secondo l’accusa della Procura di Monza, Binasco concorda una stecca di 2 milioni di euro per Penati, camuffata da caparra per un finto acquisto immobiliare (come ai tempi di Greganti) e giunta a destinazione nel 2010 (quando Penati è capo della segretaria di Bersani). Davvero per Bersani queste sono “storie vecchie”? Davvero non ha nulla da dichiarare?

di Marco Travaglio, IFQ

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