Morto un Papa se ne fanno altri

Il primo parlamentare della storia repubblicana che va in carcere senz’aver sparato un colpo (gli altri quattro on. det. erano tutti accusati di armi e sangue) si porta dietro un delirio collettivo che dà il segno dell’impazzimento del nostro agonizzante regimetto. Mentre gli arresti di politici si susseguono al ritmo di uno al giorno (ieri hanno riacchiappato l’ottimo Prosperini), politici e commentatori al seguito dicono cose che uno normale si vergognerebbe di pensare. Mario Pepe e Osvaldo Napoli, del Partito degli Onesti, vaticinano: “Così finiremo tutti dietro le sbarre”, facendo intendere che se qualcuno è momentaneamente a piede libero è solo perché non l’hanno ancora scoperto: forse sanno cose che noi ancora non sappiamo. Lucio d’Ubaldo, uno dei senatori Pd che han salvato Tedesco, spiega che lui è “garantista”: ma il garantismo significa che l’imputato ha il diritto di difendersi fino in fondo, non che i mandati di cattura li emettono i politici al posto dei giudici. Forse confonde Cesare Beccaria con Cesare Previti. Bersani, a proposito dell’indagine per tangenti sul suo braccio destro Penati (quello sinistro, Pronzato, è già dentro), non trova di meglio che dire “sono cose vecchie di dieci anni”, come se un ladro fosse meno ladro solo perché ha rubato qualche tempo fa. Ottimo anche l’on. avv. Paniz: “Chi vuole Papa in carcere vuole che i parlamentari siano meno uguali degli altri”. Già perché, com’è noto, i cittadini comuni non vengono mai arrestati, mentre i parlamentari sempre. Tedesco è in stato confusionale: prima dice che “la carcerazione preventiva è una barbarie” (l’ha scoperto solo ora che è toccata a lui), poi però chiede ai colleghi di avallare il suo arresto: il che significa che nemmeno lui vede fumus persecutionis ai suoi danni, infatti qualcuno gli fa notare che ha confessato e dovrebbe dimettersi da senatore. Lui naturalmente si tiene stretto il seggio con immunità incorporata e, appena salvato, dice “grazie al centrodestra”. Cioè al Partito degli Onesti che salva tutti gl’inquisiti, a prescindere. L’abolizione della logica tocca lo zenit sul Giornale e su Libero, che sono l’uno l’inserto satirico dell’altro. Feltri denuncia i “due pesi e due misure” per Papa e Tedesco, uno finito in carcere e l’altro rimasto in Senato: “Come al solito l’ha fatta franca chi è di sinistra e chi è dello schieramento opposto è stato mazziato”. E Belpietro, con lo stampino: “Se sei del Pd non ti arrestano… Non pensavamo che militare a sinistra garantisse un lasciapassare per evitare la galera… Si sta ripetendo quel che accadde una ventina d’anni fa quando… le richieste di arresto e gli avvisi di garanzia riguardarono una sola parte… Una cosa è certa: Papa ha sbagliato partito”. Forse non sanno, Feltri e Sallusti, che il partito di Papa, quello degli Onesti per intenderci, ha votato contro l’arresto sia di Papa sia di Tedesco, mentre tutti gli altri han votato a favore. Dunque Papa ha azzeccato il partito giusto. Il suo guaio è che la maggioranza ha deciso di votare a scrutinio segreto e alla Camera gli alleati leghisti l’hanno impallinato, mentre al Senato hanno in parte salvato Tedesco con la complicità dei soliti pidini sciolti, nascosti dietro l’anonimato, all’insegna del “cane non morde cane”. In ogni caso, se Tedesco non è finito dentro come meritava, è grazie al Pdl. Punto. Fosse dipeso dai magistrati, Tedesco sarebbe stato arrestato come Papa, visto che entrambi erano destinatari di un’ordinanza di custodia. Quanto a vent’anni fa, cioè a Tangentopoli, i primi politici arrestati dopo Mario Chiesa furono esponenti del Pds: Li Calzi e Soave. Non perché fossero di sinistra, ma perché prendevano tangenti. Ecco, ciò che manca totalmente nei commenti del dopo-Papa, anche in quello del presidente della Repubblica sul fantomatico “scontro fra politica e magistratura” (ma dove? ma quando? ma tra chi e chi?), è un piccolo dettaglio: se, oggi come vent’anni fa, tanti politici finiscono sotto inchiesta è perché tanti politici rubano.

di Marco Travaglio, IFQ

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