L’informatica all’Inpdap costa il doppio

Pubblichiamo un estratto del libro di Salvatore Cannavò, edito da Aliberti. Il titolo: “Altre sanguisughe. L’Italia derubata”.

L’Inpdap è l’ente previdenziale dei lavoratori pubblici, che come tale garantisce la pensione a milioni di dipendenti. Diversamente dall’Inps, però, versa in una situazione di deficit pesante. Pensioni troppo alte a fronte di contributi bassi? Sì, forse, ma anche disfunzioni, disservizi, anomalie mai approfondite abbastanza.    Fondato nel 1992 l’Inpdap ha già conosciuto esternalizzazione di servizi e fenomeni di privatizzazione, a cominciare dalle attività assistenziali per gli ex dipendenti indigenti (case di soggiorno), prima totalmente gestite con personale interno, poi gradualmente affidate con gare e appalti successivi a società esterne. Stessa sorte hanno avuto le attività delle vacanze-studio e delle colonie estive.

IL RISULTATO è stato sempre lo stesso: aggravio dei costi. Anche i servizi di gestione del patrimonio, dal 1996 al 2004, sono stati affidati a specifiche società immobiliari. Come quella di proprietà di Alfredo Romeo, inquisito a Roma e Napoli per illeciti proprio nelle consulenze immobiliari svolte per vari enti e società. Nel 2004 l’istituto è così tornato alla gestione diretta, ancora una volta con aggravio di costi. Il 19 marzo 2010 Alfredo Romeo è stato assolto da 11 dei 12 dei capi di accusa ed è stato poi condannato (con sospensione della pena) a due anni per corruzione, assieme a Mautone, per aver raccomandato l’assunzione di due operai.    Ma è sul processo di informatizzazione interna che l’Inpdap ha dato il meglio di sé. Nel luglio del 2002 l’istituto decide di procedere tramite gara con soggetti esterni all’acquisizione di sistemi e applicativi informatici per un costo di oltre 13 milioni di euro. Contemporaneamente, per far fronte alla nor male attività, continua con i contratti in essere per quasi 7 milioni di costo. Si stanziano così 20 milioni di euro, che però vengono revocati nel 2004, quando l’Inpdap viene commissariato. Si decide di affidare a tre esperti un’esauriente relazione sullo stato dell’arte, per poter aggiornare adeguatamente i software dell’istituto. Da questa relazione scaturirà la delibera n. 2 del 2004, in cui si stabilisce un ambizioso piano di ristrutturazione informatica che costerà la bellezza di 173.000.920 euro. Una cosa mostruosa che si spiega guardando nel dettaglio la composizione delle forniture: il 77,24 per cento delle somme è destinato me- diante affidamento diretto; le gare pubbliche riguarderanno solo il 21 per cento dell’importo, mentre il restante 1,7 per cento sarà destinato alla stipula di convenzioni.    Le cose però non proseguono lisce e nel dicembre 2004 si delibera la costituzione di un Organismo di supervisione e controllo composto da cinque consulenti e un team di dieci specialisti. Si delibera così un ulteriore onere di 5 milioni più i relativi oneri fiscali e previdenziali. Con la stessa delibera si affida poi un coordinamento tecnico-operativo a un solo soggetto che nel periodo 2004-2008 beneficerà di un milione e 100 mila euro di consulenze. Ma siamo solo all’inizio dell’avventura, il bello deve ancora venire.    Con delibera del maggio 2005 si decide di allargare ancora il programma con lo stanziamento di altri 30 milioni di euro, cui si aggiungono altri 7,34 milioni di euro di licenze e prodotti Microsoft . Poi si procede a nuovi affidamenti, tutti in forma diretta, per ulteriori 18,98 milioni di euro, fino ad arrivare alla delibera 311 del marzo 2006, con la quale si indice una gara per l’acquisizione di risorse in grado di integrare le ridotte professionalità presenti nella struttura informatica. Costo complessivo, 23 milioni di euro. Si va avanti così, di delibera in delibera, di aggiustamento in aggiustamento complici anche le nuove normative stabilite da leggi dello Stato. Per capire la situazione è meglio leggere quanto scrive il Collegio dei sindaci nella sua relazione del 2008:

IL QUADRO che ne deriva risulta articolato e composito; ciò, sia per le rimodulazioni e le integrazioni inter-venute a più riprese sulla programmazione che per la minuziosa frammentazione delle attività progettuali dei beni e dei servizi da realizzare. Da tutto ciò è conseguita una fitta ramificazione della contrattualistica accompagnata dal frequente ricorso alle estensioni delle prestazioni originariamente pattuite e agli istituti di proroga e rinnovo dei contratti in essere.    Per farla breve, dal 2004 al 2008 “l’importo globale […] ammonta a euro 182.875.480,43 (iva compresa) […] pertanto a fronte di una previsione iniziale di costi quantificata in euro 173.000.920 si è pervenuti a un importo totale di euro 333.068.165,67”. Il doppio di quanto stabilito all’origine.    Secondo l’Usb, che ha redatto il dossier di denuncia, “le mancate realizzazioni e le eventuali correzioni da apportare alle procedure, finiranno con il costituire l’oggetto di nuovi appalti” anche perché il bilancio complessivo è ancora molto problematico. Ma qualunque bilancio possa essere tratto, la storia di un istituto previdenziale che arriva a stanziare nel modo descritto oltre 300 milioni di euro per ristrutturare il proprio sistema informatico si commenta da sola.

di Salvatore Cannavò, IFQ

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