Vocazione minoritaria

Il Pd cresce nei sondaggi, insieme all’Idv, mentre il Pdl è in caduta libera e i dirigenti leghisti rischiano il linciaggio per mano padana. Dunque, come sempre in questi casi, i suoi leader vengono colti da un senso di vertigine che li porta a fare e a dire cazzate per gettare alle ortiche il vantaggio conquistato a loro insaputa. Hanno vinto le comunali perché non sono riusciti a candidare chi volevano loro. Hanno messo il cappello sui referendum che mai si sarebbero fatti se fosse dipeso da loro. Poi han cominciato a farsi le pippe sulla legge elettorale, litigando sulla consueta mezza dozzina di proposte. E a partorire fumisterie politichesi sul nuovo governo (istituzionale, di garanzia, di responsabilità, del presidente, tecnico, elettorale, balneare) che dovrebbe sostituire quello di B. se B. facesse la grazia di dimettersi, come chiedono loro e come non farà mai. Dialoghetti ridicoli di Bersani con Maroni e con Casini, manco un caffè con Di Pietro e Vendola, gli alleati naturali, per non indispettire gli avversari naturali. Siccome la gente è infuriata per la manovra del governo che ruba ai poveri per dare ai ricchi, il Pd ha la bella pensata di dire no, ma senza opporvisi né presentarne una alternativa. E quando Idv, Fli e persino Udc votano per abolire le province, fa quadrato con Pdl e Lega per conservare quelle greppie inutili che ci costano 14-17 miliardi l’anno. Naturalmente il Pd è per l’arresto di Papa e Milanese, ma fa melina per cinque mesi su quello del compagnuccio Tedesco, dando l’impressione di farsi ricattare dal Pdl. Così la gente inferocita, anziché rivolgere i suoi forconi contro il governo, li orienta verso tutti i grandi partiti, Pd compreso. Poteva mancare il solito contributo al disastro da parte di Max & Uolter? No che non poteva. Ecco D’Alema alla festa di Roma additare al pubblico ludibrio non i ladri della patria che se la stanno mangiando pezzo per pezzo, ma il “moralismo paranoide” di chi “ha creato un clima di odio nei miei confronti” (copyright di B.) e la “delegittimazione morale dell’avversario” (copyright di B.). Poi, per mettere in fuga qualche altra vagonata di elettori, rivendica la Bicamerale e il suo indefesso impegno contro il conflitto d’interessi. Perché allora, negli 8 anni del centrosinistra, non fu mai risolto? “La sinistra decise di dare la priorità alla riforma del titolo V della Costituzione”. Ah beh allora. I suoi amici inquisiti Morichini, Pronzato, Tedesco, Frisullo, Paganelli? “Non direi che il Pd sia coinvolto nella questione morale… Accuse di tipo maniaco compulsivo: qualunque cosa succede è colpa mia”. Intanto Veltroni, quello della “vocazione maggioritaria” del Pd, si fa intervistare da Cazzullo sul Corriere. Frasi ficcanti, icastiche, tacitiane. “Berlusconi oggi è il problema”. Oggi? E l’anno scorso? E quatto anni fa, quand’era l’“interlocutore privilegiato” per “dialogare” di “riforme condivise” per la “legittimazione reciproca”? “Oggi”, diversamente dal suo passato di noto statista, B. “si occupa di Papa e della sentenza Mondadori” anziché del Paese. Ma va? Dunque non resta che affidarsi al suo proverbiale senso di responsabilità: “Deve avere la misura minima di capire che per una volta deve far prevalere gli interessi della Nazione sui propri”. Cioè andarsene spontaneamente e cedere il passo, magari con un inchino di cortesia, a “un governo presieduto da una persona affidabile e credibile”: un “governo di decantazione” con tutti dentro (“consenso larghissimo”), già auspicato da Uolter e dall’affidabile e credibile Pisanu (ripetiamo: Pisanu). La nuova speranza è Angelino Jolie: “Quando Alfano è diventato segretario Pdl, gli ho telefonato. Gli ho detto che ha due possibilità: può fare il secondo di B. oppure può essere l’uomo di una nuova destra, civile, rispettosa delle regole”. Alfano. Nuova destra. Civile e rispettosa delle regole. Alfano. Viva sorpresa dall’altro capo del filo: “Uolter, non è che hai sbagliato numero?”.

di Marco Travaglio, IFQ

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