Vaticano, Servizi e scandali: l’impero terrestre di don Verzé

Gli piacciono il potere e gli uomini potenti, da Gheddafi a Fidel Castro, fino a Silvio Berlusconi. Li ha definiti, via via, doni di Dio, uomini della Provvidenza, così prepotenti e così simpatici. Sarà un caso che adesso abbiano tutti e tre, chi più chi meno, qualche problema sul groppone? Don Luigi Verzé, a novant’anni, sta subendo la stessa sorte, un triste declino, prima il buco finanziario del suo San Raffaele, ora anche il suicidio del top manager dell’ospedale, Mario Cal. Per don Verzé l’impegno di una vita è sintetizzato nell’invito evangelico “andate, insegnate, guarite”. La Chiesa ambrosiana non l’ha capito, dapprima, tanto da infliggergli negli anni Sessanta la pena di non esercitare il sacro ministero e, negli anni Settanta, addirittura la sospensione a divinis. Il vescovo di Milano (allora era il pur cautissimo cardinale Giovanni Colombo) lo considerava un affarista a cui togliere il ministero sacerdotale e impedire la celebrazione della messa. Un uomo senza troppi scrupoli, dedito alla cura degli affari più che a quella delle anime. Troppo impegnato a servire, insieme, Dio e Mammona.

STORIE VECCHIE: con gli anni la riabilitazione è stata piena. Le “opere”, alla fine, hanno prevalso. E quell’ospedalone ai confini di Milano, il San Raffaele , è stata “l’opera” che gli ha portato successo mondano e, insieme, considerazione dentro la Chiesa. Poco importa che siano stati più d’uno, negli anni, gli inciampi, gli scandali, le inchieste. Una condanna negli anni Settanta per corruzione, in una storia di convenzioni con la Facoltà di Medicina della Statale di Milano e di generosi finanziamenti da parte della Regione Lombardia. Abusi edilizi. Truffa (prescritta) su una donazione ricevuta. Ricettazione (prescritta) per un paio di quadri del Cinquecento napoletano. E poi ripetute indagini sui rimborsi gonfiati per le prestazioni del San Raffaele (ma in questo è in compagnia di tutti i santi del paradiso di tutte le cliniche private milanesi, a cui arrivano i generosi contributi della sanità pubblica, riformata dal presidentissimo Roberto Formigoni).    Per fare del bene ai poveri, don Verzé punta a conquistare i ricchi. E se dei potenti lontani, Gheddafi o Fidel, si limita a tessere le lodi a parole, per i potenti vicini fa parlare i fatti. Bettino Craxi al San Raffaele ha ricevuto cure sollecite per il suo maligno diabete. Silvio Berlusconi è accolto ogni volta che vuole, per un controllo o per sistemargli la mascella massacrata dalla statuetta del Duomo. Del resto, è nelle sale operatorie dell’ospedale di don Verzé che si dice Silvio abbia risolto in maniera definitiva (e idraulica) i suoi problemi erotici, grazie all’équipe del professor Francesco Montorsi, specialista in disfunzioni erettili postchirurgiche.

QUANDO POI c’è stato bisogno di dare una ripulita (e un titolo di studio) a una ragazza molto cara a Silvio, di nome Nicole Minetti, è stato don Verzé a trasformare la subrettina di Colorado Cafè in “igienista dentale” del San Raffaele, pronta per essere imposta come consigliera regionale nel “listino” bloccato di Formigoni e infine per diventare “incaricata della Presidenza del Consiglio” inviata a strappare la minorenne Ruby alla questura di Milano. Il legame tra don Verzé e Berlusconi è fortissimo e di antica data. Parte dai tempi di Milano 2, quando la presenza del San Raffaele serve per far deviare dalla nuova portentosa città-giardino le rotte degli aerei in decollo e atterraggio a Lina-te. E arriva fino al progetto dei due, il settantaquattrenne Silvio e il novantenne Luigi, di trovare l’elisir di lunga vita, capace di prolungare l’esistenza terrena fino ai 120 anni. Nel-l’attesa, don Verzé ha costruito una sua rete di amici e sostenitori. I “raffaeliani” sono quasi una setta, una élite, una loggia, una lobby. Capace di costruire affari e carriere, inserendo gli amici anche in posizioni delicate degli apparati istituzionali. Lo dimostra la storia di Pio Pompa, il funzionario poi condannato per favoreggiamento nel rapimento di Abu Omar e imputato per il dossieraggio ai danni di magistrati, giornalisti e politici considerati “nemici” non delle istituzioni, ma del presidente del Consiglio pro tempore. È proprio grazie a don Verzé che Pompa riesce a piazzarsi dentro il servizio segreto militare, accanto a un altro “raffaeliano”, l’allora direttore del Sismi Nicolò Pollari. Decisivo l’intervento di Berlusconi, che viene ringraziato da Pompa con un fax inviato a Palazzo Grazioli il 21 novembre 2001: “Signor Presidente, stento ad affidarmi a frasi di rito per esprimerLe la mia gratitudine nell’aver approvato oggi il mio inserimento nello staff del Direttore del Sismi. (…) In due occasioni (…) ho colto il Suo sguardo indagatore mentre Le stringevo la mano. Uno sguardo poi divenuto dolce conoscendomi come uomo fedele e leale di don Luigi Verzé. (…) Mio padre contadino, don Luigi e Lei possedete la forza e la volontà di seminare per il futuro, oltre la Vostra esistenza”. Il “raffaeliano” Pollari ha avuto anche un bel regalo da don Verzé: una villa vicino all’Eur venduta dalla Fondazione San Raffaele a prezzo di saldo. Negli uffici di Pompa, in via Nazionale a Roma, i magistrati di Milano trovano un’altra lettera vergata da Pio Pompa. Diretta a don Verzè in persona: “Caro presidente, la direzione dell’importante Organismo (il Sismi, ndr) per noi Raffaeliani consiste nella possibilità di sostenere adeguatamente i progetti di consolidamento economico e sviluppo futuro”. Seguono sette punti che intrecciano pubblico e privato, Sismi e San Raffaele, ricerca medica e operazioni immobiliari, opere buone e buoni affari.    C’È ANCHE un’inchiesta sommersa che riguarda il San Raffaele. Nata dalle rivelazioni di Perla Genovesi, assistente parlamentare del senatore Pdl Enrico Pianetta e indagata a Palermo per traffico di cocaina. Perla ha raccontato che Pianetta, allora presidente della commissione del Senato sui Diritti umani, avrebbe fatto ottenere a don Verzé massicci finanziamenti pubblici, fatti piovere sull’ospedale del prete-manager con la finalità ufficiale di realizzare opere nel Terzo mondo. Non senza qualcosa in cambio: la ricandidatura di Pia-netta in Parlamento, pretesa e ottenuta nel 2006; e un paio di tangenti, una consistente per il parlamentare e una più modesta per la sua assistente, che dice di aver incassato dal San Raffaele diecimila euro per una “consulenza” inesistente.    Per salvarlo dal crac è sceso in campo direttamente il Vaticano. Ma don Verzé è rimasto senza poteri di gestione e ora, dopo l’ultima scelta di Mario Cal, la sua posizione si fa sempre più difficile.

di Gianni Barbacetto, IFQ

One Comment to “Vaticano, Servizi e scandali: l’impero terrestre di don Verzé”

  1. io penso che queste cose non dovrebbero accadere nell Vaticano penso che il papa e l’ultimo a sapere e dovrebbere dare la dispsnsa a questi preti che fanno queste cose il papa deve dimostrare che il papa è.

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