Perché ci raccontano che andiamo in guerra per difendere l’Italia

Sulla presenza dei nostri soldati in trenta Paesi stranieri, chi ci governa racconta da anni versioni prive di senso, spesso infantili, che la maggior da parte dei cittadin, non direttamente interessati, ignora o ascolta distrattamente: siamo lì, in Afghanistan, in libano e in altri luoghi ardenti del mondo per legittima prevenzione, combattiamo un terrorismo che se fosse lasciato libero di crescere arriverebbe anche sul nostro territorio nazionale. È una tesi talmente pro domo nostra che viene un po’ di rossore a ripeterla. Chi di noi pensa che si debba andare a dare la caccia ai talebani dell’Afghanistan per la preoccupazione campata in aria e balorda che questi, in caso contrario, salirebbero subito su qualche aereo, sbarcherebbero a Fiumicino o alla Malpensa e darebbero inizio alla guerriglia fra Milano e Rho o fra Bologna e Porretta? Allora si passa alla politica estera: siamo andati in quei Paesi infernali, da sempre in preda a guerre civili e magari al traffico dell’oppio, perché ce lo ha chiesto il nostro imperatore, il presidente degli Usa, e volevamo essere i primi della classe nell’alleanza atlantica.

Ai nostri militari e alle nostre industri degli armamenti fa comodo essere sul mercato, anche al prezzo, sempre doloroso e spesso ipocrita e vergognoso, dei funerali dei nostri soldati. Si dirà: ma questo non è il prezzo di ogni politica estera, di ogni partecipazione al governo del mondo? I quattordicimila che Camillo Benso di Cavour spedì in Crimea non erano forse sacrificati alla pretesa di far parte del consesso internazionale? Sarà così, ma il prezzo da pagare è davvero pesante.

In vite umane, poche di numero, ma sproporzionate alle nostre ridicole ambizioni di potere nel mondo. Nel suo insieme, quest’operazione è una mistura di tornacont, di patriottismo e di interessi personali o di gruppo che bisogna accettare senza obiezioni o critiche per non essere scambiati per sovversivi, per anarcoidi, per spie del nemico.

L’intera informazione, stampata, televisiva e radiofonica, deve seguire in rispettoso silenzio le cerimonie di bandiere, come se fosse accertato che quelle dove sono caduti i nostri soldati erano le nostre Termopili, e non che la loro missione faceva parte di un’operazione estera i cui vantaggi per il nostro Paese sono così opinabili che nessuno li ha ancora capiti.

Davvero la democrazia italiana la si difende in un deserto afgano? Davvero le nostre libertà dipendono da una mina che esplode a Kabul? A questi duri impegni non bastano i soldati di mestiere, o la legione straniera?

di Giorgio Bocca, Il Venerdì

One Comment to “Perché ci raccontano che andiamo in guerra per difendere l’Italia”

  1. scandaloso affossano il popolo italiano spendendo soldi per le guerre, per le spese militari. ed invece accompagnao alla tomba gli italiani, aumentando la data del pensionamento, aumentando i soliti tiket, Tremonti che dorme seduto in parlamento e sbadiglia, berlusconi che cade di faccia nel cesso e si rompre il volto. E’ UN CESSO DI GOVERNO !
    a casa ,gia’ 40 morti sono troppi ! risparmiamo giovani vite italiane e soldi !
    bastaaaaaaa !
    POLITICI ITALIANI SE SIAMO SUL TITANIC, LA COLPA E’ SOLO VOSTRA !
    ANDARE A ZAPPARE LA TERRA INVECE DI ANDARE CON LE ZOCCOLE o Escort !
    L’ ITALIA E’ ALLA FAME , E VOI INVECE SIETE PORCI CHE SPANDONO E SPENDONO !

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