Val di Susa, alta voracità

Premesso che la Tav nella Val di Susa è un’opera scellerata, qui voglio sottolineare un altro punto. Stiamo assistendo alla solita litania sulle violenze inammissibili: ma allora dobbiamo anche parlare della (anche questa ben nota) “disinvoltura” delle forze dell’ordine, che troppo spesso appaiono fattore di disordine, quasi in collaborazione con i delinquenti dei black bloc. Le testimonianze sono innumerevoli in tal senso. E quei politici che usano il discorso violenza per provare la bontà di quella “grande opera” (che, scommetto qui pubblicamente, non sarà mai portata a termine), non solo commettono un errore concettuale, ponendo in relazione due elementi che non lo sono affatto, ma agiscono all’insegna di una deprimente disonestà intellettuale. Disonestà che sembra accomunare una larghissima parte dei mezzi di informazione, se così si possono ancora chiamare, e l’intero schieramento politico parlamentare . Nessuno palesa dei dubbi e tutti si limitano a ripetere frasi fatte senza perlopiù avere alcuna cognizione di causa, senza fornire dati di conoscenza alla pubblica opinione. E facilitano l’opera di criminalizzazione di una popolazione intera, che, nella sua (quasi) totalità, non vuole la cosiddetta “Alta velocità”, che in realtà andrebbe chiamata “Alta capacità”, tecnicamente, e “Alta voracità”, politicamente. Si giustifica così un’azione politico-militare che sembra considerare un territorio su cui vivono e lavorano decine di migliaia di persone, e altrettante vi si recano in gita domenicale o in vacanza, da tempo immemorabile, alla stregua di terra di occupazione per truppe coloniali: sarà stato esagerato chiamarli “eroi”, ma essi difendendo quel territorio, e la loro esistenza, difendono in realtà tutti noi. Loro, oggi, sono, per dirla in termini marxiani, “classe generale”. Ossia quella che difendendo i propri interessi difende in realtà gli interessi dell’intera società. Lo tengano a mente quei politici e commentatori che oggi, altrettanti pappagalli, si riempiono la bocca con parola come progresso. Che, a ben vedere, sarà solo quello dei conti in banca degli azionisti delle imprese appaltatrici di questa “grande opera”, a scapito delle tasche e della salute di tutti noi.

di Angelo d’Orsi, IFQ

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