Tina Palomba, cronista contro la camorra: una vita di minacce

“Erano passate da poco le 11 di sera. Ero sul letto a leggere un libro, all’improvviso…” All’improvviso un bagliore arancione che illumina la stanza e le grida giù in strada che ti dicono dove sei, in quale jungla campi e fai il tuo dannato lavoro di cronista di provincia. Ventidue giugno, i fuochisti della camorra ricordano a Tina Palomba, 43 anni, da una quindicina cronista di camorra in terra di camorra, che non deve più scassare il ca… con quei suoi articoli di merda. Hai scritto, hai parlato male delle famiglie che contano, hai messo in piazza le loro ricchezze pacchiane, le auto di lusso, le case che sembrano bunker, hai pure pubblicato le foto delle loro mogli che urlano maledizioni contro i poliziotti che portano via ammanettati i loro mariti, e allora paghi. Ti “appicciamo” la macchina. “È stato terribile, per la prima volta ho avuto paura. Sono venuti sotto casa mia, hanno dato fuoco alla mia auto lasciando segni chiarissimi dell’avvertimento. Due taniche di benzina circondate di copie del Corriere di Caserta, il giornale dove lavoro. Sanno dove vivo, conoscono le mie abitudini, hanno finanche beffato i carabinieri che ogni notte fanno il giro per controllare che tutto sia a posto”. Tina vive da tempo sotto vigilanza per le minacce ricevute. “Perché si scrive di camorra e si vive in una piccola comunità dove il giorno dopo ti può capitare di incontrare il fratello, la moglie, il figlio del soggetto che hai raccontato. E allora sono sguardi torvi, parole sussurrate, l’accusa di essere una infame letta sulle labbra di chi ti sta di fronte”. E così può capitare che per il tuo lavoro sali le scale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e incontri un “signore” che si ferma e ti dice “lei starebbe bene appesa a un albero”, o un ragazzotto con i jeans strappati, la maglietta a fior di pelle e l’orecchino luccicante che ti guarda storto e ti intima: “Tu qui non ci devi venire più”.

SI VIVE COSÌ in quella terra di nessuno che è la terra dei Casalesi. I grandi capi sono in galera, ma le giovani leve, quelle che devono riempire i vuoti della gerarchia di camorra, sono liberi. Si danno da fare, devono dimostrare a chi è a Poggio-reale che anche loro sono “uomini di conseguenza”, “e questo – dice Tina – fa ancora più paura. I giovani non hanno regole, l’incendio della mia auto dimostra che forse hanno cambiato obiettivo”. Inutile chiedere a Tina quale dei tanti articoli che ogni giorno scrive sul suo giornale possa aver scatenato la reazione della camorra. “Ho cercato di capire rileggendo il mio lavoro degli ultimi mesi, ma come si fa? Scrivo ogni giorno dei clan che dominano su questo territorio, ho dato fastidio ai casalesi come ai gruppi padroni di Mondragone, difficile dirlo”. Il Corriere di Caserta è il giornale più volte additato come “megafono” dei clan, Roberto Saviano lo cita spesso quando parla di stampa e camorra. Nella celebre puntata di Che tempo che fa? lo scrittore di Gomorra fece una rassegna stampa dei titoli più scandalosi del Corriere. Quelli sulle “amanti” di don Peppe Diana, il prete ucciso dalla camorra casalese, le lettere dalla latitanza di alcuni boss. Tina scrisse una durissima lettera allo scrittore e minacciò di restituire la tessera all’ordine dei giornalisti. “Saviano ha il grande merito di aver illuminato la realtà casertana, ma non può indicarci come vicini alla camorra. Sono stata individuata dal pentito Augusto La Torre, come la portavoce del pm Raffaele Cantone. Questo concetto è stato ripreso pari pari dal boss Bidognetti e dall’allora latitante Iovine, in una lettera al processo ‘Spartacus’. Delle due l’una: sono la portavoce della camorra, o dei magistrati antimafia? Siamo solo cronisti di provincia in una terra difficile, siamo in prima linea e dobbiamo portare questa croce”.

di Enrico Fierro, IFQ

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