Nella stanza d’albergo con la foto di Benito che rema sul pattino.

“Le ha dato fastidio? Ci scusi, non sapevo ce ne fossero anche nelle camere, se vuole la faccio togliere”. Stupita del mio stupore, mi risponde così la ragazza alla reception. Sto lasciando la camera 206 dell’hotel di Riccione dove ho dormito tre notti per partecipare al Premio Ilaria Alpi, ma è solo alla fine del soggiorno che cerco di capire se lo strano sono io o chi mi ci fa sentire. Quella foto in bianco e nero, con un tizio pelato che rema in braghette su un pattino , e altri bagnanti a salutare con l’acqua alle caviglie, mi era rimbalzato sulla retina come iconografia tipica d’albergo di costa, alla stregua di una collezione di nodi marinari o di un sogliolone imbalsamato a trofeo.

Per ben due notti, la mia attenzione non ha scalfito il vetro che proteggeva la foto. Succede spesso di non vedere le cose per quello che sono quando te le mettono davanti così grosse. Poi, all’improvviso, ho realizzato. I bagnanti in mezzo al mar mi salutano a braccio troppo teso, lo stesso per tutti, palmo della mano verso il basso e dita giunte, costume fascista per fascisti in costume. Destinatario del saluto non sono io ma il rematore, che non guarda loro né il bagnino che gli poggia sul sedile il figlio, ma il fotografo. Quel remator d’acqua bassa è il Duce (così è scritto sulla foto) in posa.

“Sa, veniva a Riccione, in fondo è storia, la nostra. Però, davvero, non sapevo fosse in camera, ma solo in piscina”. Scopro così che il Duce che ha vegliato su di me saluta i turisti di Riccione 2011 anche in piscina e per le scale, dove lo vedo affisso salire in uniforme su una piattaforma. Il Duce si riproduce sui muri dell’hotel, è tutto intorno a noi, ma sembro l’unico a farci caso”.

“Signorina, se lei andasse in qualsiasi posto della Germania e trovasse una foto di Hitler in camera da letto, come la prenderebbe?” chiedo mentre ripenso a Villa Mussolini, dove si è svolto quasi tutto il Premio Ilaria Alpi. “Cambiamo nome alla villa, intitoliamola a Ilaria Alpi”, aveva provocatoriamente proposto un’allieva di una scuola di giornalismo. “Ma come si fa?” aveva abbozzato bonariamente il Sindaco “qui a Riccione Mussolini lo tengono ancora sul palmo della mano” (mostrata verso l’alto). Eppure, senza troppo disagio per la popolazione, a forzare il palmo di mano ci si potrebbe provare. Ilaria Alpi in fondo è stata uccisa in Somalia, ex colonia fascista. E pure la sua è storia, la nostra. Anche col turista, in generale, ci si farebbe una figura migliore.

di Diego Bianchi (Zoro), Il Venerdì

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