Come si dice “inciucio” in politichese?

Sull’onda della “coesione nazionale” invocata dal capo dello Stato (e che allunga una tradizione di appelli di altri inquilini del Colle, dalla “pacificazione nazionale” alla “conciliazione nazionale”), tornano le formule in politichese del “governo tecnico” (D’Alema) e del “governo d’emergenza” (Bindi). Tra Prima e Seconda Repubblica c’è un vasto campionario per dare dignità etimologica a quelle che in genere sono manovre di potere nel Palazzo.

EMERGENZA

L’espressione usata dalla presidente del Pd Rosy Bindi è stata già lanciata alla fine di giugno dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. In questa fase di crisi economica, il governo d’emergenza sarebbe sul modello ‘93 degli esecutivi di Amato e Ciampi.

TECNICO

Il governo tecnico si chiama così perché formato da professori ed esperti non eletti dal popolo sovrano. Nella Seconda Repubblica il governo tecnico per eccellenza è stato quello varato da Lamberto Dini dopo il ribaltone della Lega di Umberto Bossi alla fine del ‘94.

DECANTAZIONE

Formula tipica della Prima Repubblica: il primo governo di decantazione fu guidato dal democristiano Giovanni Leone nel 1963 in preparazione della nuova stagione di centrosinistra. Fu chiamato anche esecutivo balneare perché nacque in estate solo per approvare la legge di bilancio e gestire l’ordinaria amministrazione. Ad aprile un governo di decantazione post-berlusconiano è stato chiesto da Walter Veltroni del Pd e Beppe Pisanu del Pdl con una lettera al Corriere della Sera.

SALVEZZA NAZIONALE

Dal 2009 a oggi, il record di richieste per un nuovo governo di Palazzo appartiene a Casini, non a caso ex democristiano allievo di Arnaldo Forlani. Il capo dell’Udc ha proposto un governo di salvezza nazionale nell’autunno scorso, prima della mancata spallata del 14 dicembre, quando il Cavaliere è stato salvato dai Responsabili di Domenico Scilipoti. Salvezza nazionale oppure nuovo Cln antiberlusconiano. Il progetto prevedeva lo stesso Casini a Palazzo Chigi e Massimo D’Alema al Quirinale nel 2013. Una spartizione da autentici professionisti della politica.

SALUTE PUBBLICA

Altra formula dell’instancabile Casini, stavolta del maggio 2010. Il governo di salute pubblica prende il nome dal comitato che istituzionalizzò la rivoluzione francese e consegnò Danton e Robespierre alla storia. Il leader dell’Udc parlò di “governo di salute pubblica o di responsabilità nazionale”.

GOVERNISSIMO

In politichese, è l’esatto opposto del governo tecnico. Il governissimo prevede i partiti in prima fila in nome delle larghe intese. Tenne banco nell’estate di due anni fa, dopo le rivelazioni di Patrizia D’Addario sulle notti bianche di Palazzo Grazioli. A chiederlo fu D’Alema, che fu accusato dal centrodestra anche per la profezia della famosa “scossa in arrivo” un paio di giorni prima dello scandalo D’Addario.

ISTITUZIONALE

Si è meritato qualche riga nella lunga vigilia della fiducia del 14 dicembre scorso. Prevedendo una caduta di B. per lo strappo di Fli, venne ipotizzato un governo di transizione affidato a uno dei due presidenti del Parlamento, Renato Schifani (Senato) o il “traditore” Gianfranco Fini (Camera). Una transizione istituzionale, appunto. Una variante è costituita dal governo del presidente (della Repubblica) che pilota la crisi non solo nella forma ma anche nella sostanza, di concerto con il premier incaricato. A parlare di governo del presidente fu Rutelli quando venne bocciato il lodo Alfano dalla Consulta.

UNITÀ NAZIONALE

È la formula più classica da agitare nei momenti di crisi. Ovviamente sia Casini sia D’Alema hanno chiesto anche un governo di unità nazionale. Il concetto rimanda alla tragica solidarietà nazionale tra Dc e Pci, che si concluse con il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro. A sua volta la solidarietà nazionale basata sul concetto di compromesso storico fu preceduta da un governo della non sfiducia presieduto da Andreotti.

GROSSE KOALITION

Altro tormentone casinian-dalemiano, esportato dalla Germania nel 2005 quando i democristiani della Merkel e la Spd di Schroeder “pareggiarono” alle elezioni. Da allora è stato riproposto decine di volte in versione italiana. L’ultima all’inizio del 2011 dall’Udc.

MINORANZA

Il governo di minoranza è stata una delle ipotesi valutate dal premier prima del 14 dicembre: andare avanti con 306-308 voti alla Camera al posto dei previsti 316 (maggioranza assoluta). Poi sono arrivati i Responsabili.

di Fabrizio d’Esposito, IFQ

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: