Donne, auto di lusso e appartamenti Così cricche e “logge” mangiano il Paese

Dalle Jaguar fino al frullatore. A oliare il sistema delle cricche e delle logge, ci sono donne, regali e consulenze. Ripercorrendo le ultime tre grandi inchieste che hanno visti coinvolti pezzi importanti dello Stato – quella sui Grandi eventi, quella sulla P3 e sulla P4 – si compone un catalogo di piccole grandi miserie. Se dal punto di vista processuale, siamo ancora nella fase embrionale, una cosa è certa: il campionario degli italiani al servizio delle istituzioni, in questi due anni, è cresciuto almeno quanto i portafogli, gli incarichi e i letti di chi ci ha lavorato.

GRANDI EVENTI    A Perugia le indagini si sono chiuse due mesi fa: sono in corso le udienze preliminari dell’inchiesta sui Grandi eventi che vede imputati l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, l’imprenditore romano Diego Anemone e l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci. L’architetto Angelo Zampolini (colui che consegnò gli assegni circolari per l’acquisto della casa dell’ex ministro Scajola) ha invece patteggiato, così come ha chiesto il patteggiamento Achille Toro, ex procuratore aggiunto a Roma. L’inchiesta ha poi due altri filoni (uno a Firenze, l’altro a Roma, dove le indagini non sono ancora chiuse). Ma è proprio nell’inchiesta sull “cricca”, sul “sistema gelatinoso” come l’hanno chiamato gli inquirenti, che favori e regali sono stati annotati in vere e proprie liste. Come per gli inviti a nozze.    Le liste Anemone. Sono due, la prima è stata resa pubblica a maggio dello scorso anno, l’altra risale a poche settimane fa. Centinaia di nomi di politici, funzionari e dirigenti pubblici che al giovane imprenditore di Sette-bagni si affidavano in tutto e per tutto. C’è la celebre casa di via del Fagutale, dove viveva l’ex ministro Claudio Scajola (che non è indagato): qualcuno, dice, gliel’ha comprata “a sua insaputa” ma dalle carte ritrovate sul pc della segretaria di Anemone sembrerebbe che non si sia trattato solo di un aiutino a fine trattativa: “Compromesso (200) ± agenzia (30) Scaj” nonché 83,20 euro versati per “terra per seg Scaj” e altri 96 spesi per un “trasformatore”. E ancora, tra gli appunti si trovano soldi e benefici per l’ex ministro Pietro Lunardi (gli inquirenti sostengono che la “Martina” scritta negli appunti sia sua figlia), “sedie Balducci: 1 milione e 224 mila lire”, 30 mila euro destinati a Olivia Bertolaso, figlia di Guido, “stucchi Palazzo Grazioli: 1 milione e 500 mila lire”, “Remo muratore Palazzo Grazioli: 1 milione di lire”, “Lampade palazzo Grazioli: 4 milioni di lire”. Ma Anemone era davvero un tuttofare: saldava, o almeno così appuntava nella sua lista, multe e bollette (“Acea via Giulia”, “Eni-gas via Giulia”, dove viveva lo stesso Bertolaso), forniva accappatoi, argenteria, vestaglie, pagava la “lavanderia per Guido B.”. E si è premurato perfino di acquistare un “frullatore per ministro”.    Il Salaria Sport Village. Regno di Anemone, è un centro sportivo e benessere all’estrema periferia di Roma nord. Bertolaso era un assiduo frequentatore, in particolare per i massaggi. Curativi anti-stress per lui (“Sono atterrato in questo istante dagli Stati Uniti, se oggi pomeriggio Francesca potesse… io verrei volentieri… una ripassata…”), di altra natura stando alle telefonate intercettate tra Anemone e i suoi collaboratori, impegnatissimi a organizzare una “cosa megagalattica” per il capo della Protezione civile che poteva aiutarli ad ottenere appalti. “Io direi per le 8 così ci organizziamo.. un po’ di frutta prima… champagne… frutta … un po’ di colori fuori”, immagina Simone Rossetti, gestore del centro di Anemone. “Senti quante situazioni devo creare? …una …due”, chiede consiglio. E Anemone lo indirizza: “…io penso due… lui si diverte… due”. “Tre? – insiste Rossetti – …che ne so!”. “Eh la Madonna!” chiude il conto Anemone, consapevole che “sicuramente ci costerà qualche soldino”. Bruscolini, si immagina, rispetto ai 25 mila euro già spesi per “studi preliminari” commissionati alla moglie dello stesso Bertolaso, “professionista in giardini”.

LA P3    È la procura di Roma a sostenere l’esistenza di una loggia segreta volta ad interferire sulle funzioni degli organi costituzionali. Per questo, l’estate scorsa, finiscono in carcere (ora sono tornati a casa) il faccendiere Flavio Carboni, il geometra Pasquale Lombardi e l’imprenditore Arcangelo Martino. Sono iscritti nel registro degli indagati, tra gli altri, anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini e il senatore Marcello Dell’Utri, i sottosegretari Giacomo Caliendo e Nicola Cosentino, Vincenzo Carbone, ex presidente della Cassazione. Le indagini sono ancora in corso, giovedì scorso è stato nuovamente interrogato il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, indagato pure lui per abuso d’ufficio e corruzione. Gli episodi contestati nell’inchiesta sono molti, dalle riunioni alla vigilia del pronunciamento sul Lodo Alfano alla nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte di Appello di Milano, dai ripetuti riferimenti a “Cesare” (Berlusconi?) nelle intercettazioni fino ai finti dossier su presunte frequentazioni transessuali che screditassero il candidato in pectore alla guida della Campania Stefano Caldoro. Ma anche qui le regalie servono a cementare le amicizie.    Vino a fiumi. Cravatte, soggiorni in Sardegna e vino a volontà. Pur di ingraziarsi i maggiori esponenti della magistratura, Lombardi, Martino e Carboni erano molto generosi. Pure troppo. L’avvocato generale dello Stato Fiumara arriva a lamentarsi con Lombardi: “Senta eh! eh io dovrei tirarle le orecchie… No, assaggiato ancora no. Mi è arrivato questa mattina! Ehh. … eh. . ma cioè io. . ehh.. mhh. . quando ne abbiamo parlato ho ehh. . mhh. . apprezzato che mi mandava ehh… eh vabbè non si manda una bottiglia, ma sei bottiglie bastano. Un mazzo di fiori e sei bottiglie di vino non fanno mai male a nessuno, ma eh tutte queste bottiglie sono troppe. Troppe… Va bè senta eh!. … caro amico ehh grazie però che non si ripeta mai più”.    L’olio in Cassazione. Il solito Lombardi, amante della buona tavola, omaggia così Vincenzo Carbone in Cassazione: “Stammi a sentì … mi sò fatto portare l’olio e te lo porto domani mattina (…). Ci vediamo in Cassazione e facciamo il trasbordo”. Spiegherà poi ai giudici: “Provvedo io, spesso, a fornire olio di oliva, previo regolare pagamento, affidandolo a un carabiniere che presta servizio in Cassazione”.

Le mozzarelle. Al telefono con Arcangelo Martino, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni lo esorta: “Fai viaggiare la mozzarella poi ti muovi quando è necessario che tu ti muova. Hai capito?”. In questo caso, però, più che alla cucina agli inquirenti sembrano allusioni ad altro. Nel periodo di quelle telefonate, per esempio, Formigoni era alle prese con l’esclusione del suo listino dalle elezioni regionali.

LA P4    Altra loggia, questa volta a intravederla sono i magistrati napoletani. Protagonista Luigi Bisignani, ora agli arresti domiciliari, burattinaio di un governo-ombra che stando alle intercettazioni, sarebbe più potente di quello ufficiale. Tra i suoi “uomini” ci sarebbe Alfonso Papa, deputato Pdl, magistrato in aspettativa, appassionato di bella vita. Magari, dicono gli inquirenti, da farsi pagare da altri, in cambio di favori e informazioni riservate.    Una vita da Papa. “È capitato in due occasioni che Papa mi chiamasse, circa un anno fa, chiedendomi di pagare il conto all’Hotel De Russie di Roma per una sua amica che aveva il nome sovietico, ricordo di aver pagato 2.000 euro per volta. Ho messo a disposizione del Papa e della sua amica una macchina che ho sempre a Roma”. A parlare è Luigi Matacena, imprenditore che fornisce mezzi nel settore della Protezione Civile. Ho pagato “una casa in via Giulia, perché fu Papa a pretenderla e preciso che la pretese al centro di Roma” aggiunge Vittorio Casale, di professione immobiliarista. La sua ex assistente parlamentare Maria Elena Valanzano aggiunge altri dettagli su come Papa utilizzava il suo potere: “Mi presentò Francesco Borgomeo dell’Irses e Rino Metrangolo di Finmeccanica e precisamente di Selex. Ho fatto colloqui e ho stipulato contratti di consulenza con Irses e con Selex per 1.500 euro al mese ciascuno. Attualmente sono nello staff del presidente Caldoro…”. Niente lavoro, ma orologi e gioielli per Maria Roberta Darsena: “Papa mi ha regalato la sua Jaguar, abbiamo fatto il passaggio di proprietà e la macchina era intestata a me”.    I sogni di Milanese. Non è uno facile da accontentare, almeno secondo le testimonianze raccolte dal gip di Napoli Amelia Primavera, nemmeno Marco Milanese, l’ex consigliere politico di Tremonti per cui ora è stato chiesto l’arresto: Paolo Viscione, l’imprenditore indagato per associazione a delinquere, si sarebbe speso parecchio per realizzare i sogni di Milanese, in cambio di aiuti e informazioni. “Abbiamo cominciato a parlare del leasing di un’automobile, perché voleva l’Aston Martin… gliel’abbiamo presa, ma lui si è arrabbiato perché era usata”, racconta. Poi gli ha comprato tre orologi per oltre cinquantamila euro di valore, un Frank Muller da donna con bril lantini e due Patek Philippe. C’è poi il capitolo viaggi: “È volgarissimo – racconta Viscione – perché si è fatto disdire (Milanese, ndr) dieci volte il viaggio, perché doveva partire con la Ferilli, con, con De Sica … che dovevano stare tutti allo stesso piano e si doveva trovare lo stesso albergo, insomma, ha fatto impazzire Si doti (il titolare dell’agenzia di viaggi, ndr)”. E ancora soldi e regali fino a che Viscione sbotta al telefono e si autodenuncia. Le sue parole sono la migliore didascalia per questa fotografia (non esaustiva) della politica affamata: “Io voglio uscire da questa storia perché quando vengo ricattato dalla politica, da questo Milanese per questa questione qua, che si fotte soldi. Io non voglio più averci a che fare. Se stanno i telefoni sotto controllo, è buono che il magistrato che ascolta mi chiama e io gli racconto per filo e per segno. Che pezzi di merda sono questi qua, perché siccome non sono un infame, però non sono neanche un delinquente io. Sono una persona per bene, io non voglio più”.

di Paola Zanca, IFQ

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