Scilipoti e Berlusconi, l’amore ai tempi dei peones

Due ingenui che lottano per il popolo: “Mimmo è un uomo versatile, determinato e ottimista. Rispetto a lui, ho una fiducia minore nel futuro, ma anche io sono ingenuo come Mimmo”. Silvio Berlusconi e Domenico Scilipoti detto Mimmo, affiancati, sembrano rispettivamente don Chisciotte e Sancho Panza, anche perché il Cavaliere è meno basso dell’icona Responsabile.    Alla Camera dei deputati, sala del Mappamondo, c’è la presentazione di “Scilipoti re dei peones”, agiografia del politico siciliano vergata da Giuseppina Cerbino, che siede al tavolo coi due e si nota per le smorfie che fa quando parla B. Il premier arriva dopo mezzogiorno e l’ex dipietrista Scilipoti, commosso, gli dà subito la parola. Berlusconi inizia un monologo dei suoi e indica “Mimmo” come la vittima della “straordinaria capacità di diffamazione della sinistra”. Scilipoti, ascolta impettito, seduto ma come se fosse sull’attenti.    Il premier si sofferma sul “ribaltone” mancato del 14 dicembre scorso e santifica il “coraggio di Mimmo”, simbolo dei Responsabili che hanno salvato il governo dallo strappo di Fini, contro “un’operazione poco nobile e democratica”. Ecco perché è stato “massacrato dalla gogna mediatica, aggredito e offeso anche negli affetti più cari”. “Mimmo ha sofferto questa violenza impressionante” proprio come “è successo a me”. Due ingenui, perseguitati che portano quasi la stessa cravatta blu a pallini bianchi. È il momento esatto in cui Berlusconi si trasfigura in Scilipoti e non si distingue più chi è il peone tra i due. Due Sancho Panza. “Mimmo” e “il presidente” diventano un ticket inscindibile per “non consegnare l’Italia a Bersani, Di Pietro e Vendola, nonostante il fango dei giornali e i salotti dei fantomatici poteri forti” e “salvare il bipolarismo”. Infastidito dalla domanda sul governo Berlusconi-Scilipoti, il premier dice del nostro quotidiano: “Io ho letto qualche copia iniziale del ‘Fatto Quotidiano’ poi mi sono astenuto dalla lettura perché ritengo che sia una rappresentazione partigiana della realtà e contraria alla realtà stessa”. Poi, “Mimmo”, ancora: “Scilipoti è un cane da polpacci che telefona anche quattro volte al giorno. Mi è risultato subito simpatico. Per l’ottimismo, la vitalità, l’ironia e l’autoironia con cui ha superato la campagna di denigrazione”.    Berlusconi finisce e la felicità del re peone contagia molti fan Responsabili presenti nella sala, che applaudono con trasporto. L’incipit di Scilipoti è solenne: “Sono profondamente commosso, questo è uno dei giorni più felici della mia vita”. Poi parte, a braccio. E si sdoppia, parlando di sé in terza persona, nota caratteristica dell’eloquio Responsabile. B. sovente chiude gli occhi ma si desta quando “Mimmo” fa una “riflessione” (altra espressione scilipotiana ricorrente) sulla sua uscita dall’Italia dei valori, prima del 14 dicembre. Scilipoti interrogò se stesso sulla figura del Cavaliere: “Mi sono chiesto nel cuore e nella mente ma stu’ Berlusconi…”. Il premier apre gli occhi e Scilipoti si giustifica: “Presidente mi scusi, mi perdoni per la forma usata”. Continua: “Ma stu’ Berlusconi è veramente la persona di cui si scrive e si parla? Mi sono posto la domanda e ho incontrato il presidente. Abbiamo parlato dieci minuti e non mi ha mai detto: ‘Dammi il consenso al governo’. Invece mi ha detto: ‘Fai gli interessi degli italiani’, quella è stata la parola magica che mi ha convinto”. Scilipoti ritorna subito alla terza persona: “Ma chi è questo Scilipoti che crede nella patria e in Dio? Scilipoti ha fatto più di 22mila visite nelle favelas brasiliane. A Scilipoti, che spera di vivere a lungo, in Sudamerica le suore luigine hanno intitolato una sala di lettura, perché ha salvato più di cento bambini dalla strada, questo nessuno lo scrive”. Scilipoti è un benefattore che alla fine sa di dire una “cosa forte”: “Presidente lei è una persona perbene, tutti la dovrebbero ringraziare, anche chi sta dall’altra parte della barricata”. Ci associamo.

di Fabrizio d’Esposito , IFQ

 

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