Il rischio è di assuefarsi all’Italia dei veleni.

Umberto Bossi dice del suo compagno di partito, e numero due della Lega, Maroni: “Io ci metto poco a cacciare chi fa casino. Maroni lo licenzio in due secondi”. Maroni approva, la Lega celebra la sua unità, in poche ore i due possono dirci che “si sono chiariti”, che cioè uno ha accettato il volere dell’altro.

Ma non solo nella Lega, in tutti i partiti, il democratico e quello della libertà, tra il premier  e i suoi ministri, fra i deputati importanti e quelli minori le questioni, i nodi al pettine, si risolvano così, con la vittoria del più forte, con il più forte che fa la voce grossa. A volte si ha l’impressione che i componenti delle democrazie, i cosiddetti delegati a rappresentare democraticamente il popolo, siano intimamente, naturalmente ostili alle lungaggini democratiche che impediscono i vecchissimi modi della forza e che non vedano l’ora di liberarsi dalle predite di tempo delle discussioni e delle trattative. Questo spiega bene il fenomeno dei grandi faccendieri alla Bisignani, gli uomini di panza che riescono a far funzionare la complessa macchina democratica “ungendo le ruote”, come usa dire, con l’olio della corruzione. Ecco perché l’informazione, magari senza accorgersene, parla di faccendieri come Bisignani come di banditi gentiluomini, uomini di aziende e organizzazioni che rubano anche per conto degli altri colleghi che stano sulle poltrone parlamentari.

Così si è formata e funziona la democrazia dei ladri al potere, così si spiega che ogni giorno qualche pubblico amministratore sia associato alle carceri: i deputati, amministratori, banchieri, diciamo la parte più svelta della borghesia. La formula indolore per tenere in piedi la maglia della corruzione sono gli arresti domiciliari: l’amico, il complice, il faccendiere colto con le mani nel sacco non andrà in galera, comunque, riservata ai ladruncoli alle prostitute, potrà starsene anche in una casa confortevole ad aspettare che l’esercito dei grandi avvocati li faccia uscire al più presto. Nanni Moretti dice che aspetta ce spera che la democrazia corrotta finisca per conto suo, si sciolga come neve al sole. Chi è vissuto nella dittatura fascista sa che senza la guerra mondiale saremmo ancora qui a vedercela con l’orbace, i gerarchi e le madrine di guerra.

Il nostro incubo è che questa Italia rassegnata diventi, con il passare del tempo, una di quelle paludi avvelenate per gli anni a venire. In un mondo di ladri si può vivere. Ma è uno schifo. Durante il ventennio noi incaricammo poche centinaia di antifascisti di rappresentare la rivolta popolare. Vennero all’onor del mondo solo quando Mussolini fu arrestato dal re e dovemmo chiedere la pace con gli alleati. Nessuno può predire che si ripetano circostanze simili.

di Giorgio Bocca, Il Venerdì

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: