Adesso è ufficiale. “Brunetta è un cretino”.

L’irresistibile “fuorionda” di Tremonti contro il collega della Funzione pubblica interpreta finalmente un giudizio pressoché unanime nel governo e non solo. Le scuse successive servono solo a rendere più grottesca l’agonia della maggioranza

   “Questo è il tipico intervento suicida. È proprio un cretino”. I microfoni sono aperti e registrano i commenti di Giulio Tremonti su Renato Brunetta, che sta commentando la manovra da 40 miliardi in conferenza stampa. Una manovra che continua a far litigare tutto il governo.

Il miracolo di Brunetta e Tremonti: sono riusciti a far ridere gli italiani mentre annunciavano una manovra da lacrime e sangue. Mentre un ministro illustrava le novità, l’altro, davanti ai giornalisti, lo insultava: “Cretino, scemo, cretino”.

IL SIPARIETTO (raccolto da Repubblica Tv) è andato in scena mercoledì in via XX Settembre: nella paludata sede del ministero dell’Economia viene presentata la manovra. Ecco che parla Renato Brunetta, occhiali inforcati, tono vagamente professorale. Accanto a lui la formazione dei ministri: Roberto Calderoli si stropiccia la faccia; Paolo Bonaiuti ha gli occhi bassi. Poi, discosti come gli studenti più vivaci, Mario Canzio, Ragionere generale dello Stato, Giulio Tre-monti con il suo capo di gabinetto, Vincenzo Fortunato, e Maurizio Sacconi. Tremonti è il più irrequieto, tamburella con le mani sulla scrivania, si alza. Brunetta però snocciola dati, parla di un correttivo da 740 milioni per il 2014. La pioggia di numeri ha un effetto non proprio eccitante sui ministri paonazzi dal caldo.    Finché Tremonti parte in quarta. Si volge verso Canzio e credendo di non essere pizzicato sentenzia: “Questo è un tipico intervento suicida. È proprio un cretino”. Brunetta, però, tira dritto. Ma dietro il bancone dei relatori si diffondono sorrisi, ci si dà di gomito. Brunetta prosegue: “Dopo il blocco delle retribuzioni…”. Ma l’attenzione dei giornalisti è per il dibattito sottovoce degli altri relatori. Canzio sussurra: “…anche perché in una manovra complessiva da 34,9 miliardi accumulati con la spesa, il pubblico impiego 0,6 è inutile che ne parli”. Tremonti sbuffa: “Ma deve parlare…”. Nel mirino sempre il “povero” Brunetta. Neanche Fortunato lo risparmia: “È un massacro”. Ormai il vociare è chiaramente percepibile, ma Brunetta non lo ferma nessuno: “I salari pubblici non perderanno valore d’acquisto, si difenderanno di più e meglio”. Tre-monti si gira di scatto verso il collega Sacconi e sbotta: “Maurizio, è scemo, eh!”. Chissà se Brunetta sarà più offeso dalle parole di Tremonti o dalla risposta di Sacconi: “Non lo seguo neppure”, sussurra senza alzare lo sguardo.    BRUNETTA arriva ai suoi cavalli di battaglia: “Auto blu, lotta all’assenteismo, visite fiscali selettive nei giorni che precedono le festività”. Tremonti, come il discolo a scuola, lo interrompe: “O che precedono la manovra finanziaria”. Brunetta manco ci fa caso. Commento tombale di Tre-monti: “Questo è proprio cretino”. Certo, che Tremonti e Brunetta non si sopportino è strano-to. Quando spuntò l’ipotesi Tre-monti vice-premier, Brunetta si affrettò a bocciarla con una motivazione paradossale: è troppo bravo. “Tremonti ha una reputazione straordinaria ed è uno straordinario ministro del Tesoro. Non ci possiamo permettere di perderlo. Ma non ha bisogno di altre etichette, altri galloni o gradi”.

ALTRE VOLTE sono arrivate parole grosse. Nel novembre 2009 si presenta la riforma sulla Pubblica amministrazione. Tre-monti non perde l’occasione per far saltare i nervi al “professor Renato”: “Non si fa la semplificazione con una nuova regolamentazione”, chiosa impertinente. Si sfiora la rissa. Alla fine Brunetta tende la mano al ministro dell’Economia. Che risponde con un francesismo: “Non ti avvicinare, altrimenti ti prendo a calci in…”. Brunetta incassa. Poi, perfido, ribatte: solo lui è un “economista” doc, Tremonti è un “fiscalista”. In un’intervista sul Corriere della Sera addirittura rincara: “È ora di cambiare passo. Tremonti esercita veti ciechi e conservatori sull’attività di tutti noi: ha praticamente commissariato l’esecutivo”. Il premier, dal Qatar, prende le parti di Tremonti.    Uno scontro che non dà l’immagine di un governo monolitico. Ma i ministri sembrano non curarsene troppo. Come ha detto in passato, senza ricorrere al politichese, lo stesso Sacconi: “Chissenefrega delle liti personali Tremonti-Brunetta”.    Ma stavolta? Vabbè che Brunetta è di buon umore perché domenica si sposa, però… sentirsi dare del cretino davanti a milioni di italiani è dura da ingoiare. L’interessatoprimahaminimizzato:“È venuto Giulio e mi ha abbracciato, chiedendomi scusa. Io, però, non ho ancora capito cosa sia successo. Ma si sa, non sono veloce di comprendonio”. Poi forse qualcuno gli ha fatto vedere il video: “I fuori onda non li considero, come le intercettazioni illegali”.    Non serve più andare a spulciare le intercettazioni della P4 per ascoltare i ministri che si prendono a pesci in faccia. Basta andare a una conferenza stampa. O leggere le dichiarazioni ufficiali del sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto (Pdl): “Io condivido totalmente le parole del ministro dell’Economia. Soltanto che le avrei rivolte nei suoi confronti e non verso il ministro Brunetta che stava solo cercando di difendere l’indifendibile”. La disfida di Brunetta continua.

di Ferruccio Sansa, IFQ

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