Politici e Tav, come Pinocchio nel Paese di acchiappacitrulli

Vi parlo come cittadino frustrato dalla sequenza di menzogne che leggo, di dichiarazioni qualunquiste e superficiali che ascolto, di fallimento della politica che constato. Interpreto il sentimento di quelle settantamila persone, me incluso, che domenica 3 luglio sfilavano pacificamente a Chiomonte. Loro, che sono diventati soltanto tremila o settemila su alcuni telegiornali e quotidiani. Invece, quei pochi che tiravano pietre sul fortino occupato da forze di polizia in tempo di pace, che, ricordiamolo, è un museo archeologico del neolitico, sono diventati la notizia dominante. Va bene, ci sarà stato qualche centinaio di piantagrane. Ma questo cosa c’entra con il nocciolo della questione, ovvero l’utilità o meno della linea Torino-Lione? Per favore, qui la gente è esasperata, le notizie sulle sassaiole provenienti da alcuni elementi, non devono offuscare le pressanti istanze dei cittadini in protesta dignitosa e civile.    LA VAL DI SUSA non è un luogo di montanari retrogradi ma è probabilmente uno dei più avanzati laboratori sociali d’Europa. È un luogo dove alla variegata partecipazione locale, fatta di lavoratori, di famiglie, di studenti e pensionati, e pure di elementi di spicco della ricerca scientifica e umanistica delle nostre Università, si è unita da mezza Italia gente frustrata dalle lotte per la difesa dei beni comuni e indignata per il muro di gomma della politica che rifiuta tenacemente il confronto sulle ragioni tecniche dell’opera e che con dichiarazioni irresponsabili semina profondo malcontento. Un caso da manuale di “verità avvelenata” dal titolo del saggio della filosofa Franca D’Agostini (Bollati Boringhieri). I buonisti della democrazia continuano a ripetere: “Siamo solidali con chi protesta legittimamente, ma l’opera si deve fare perché così è stato deciso”. Ma cosa vuol dire? Se la protesta è legittima, allora si deve interrompere un progetto nato storto (legittimato da Chiamparino solo in quanto “interesse generale costruito in decenni di discussioni”, ma non dice in cosa consiste questo interesse, definisce meno energivora questa ferrovia quando gli unici studi effettuati dicono il contrario) e analizzare le ragioni istituzionali della protesta, che mai ho visto osteggiare in Italia in modo più duro.    Invece di continuare a ripetere la vuota cantilena che l’opera è a priori strategica, perché non approfondiamo il dibattito razionale sulle motivazioni contrarie fisiche ed economiche? Invece Renzi da Firenze afferma che “stiamo parlando di un collegamento che dall’altra parte del monte, in Francia, è già stato fatto”. Tre discenderie, hanno fatto a Modane, sono tre pozzi esplorativi per vedere com’è la roccia, non c’è uno straccio di tunnel nemmeno in Francia. Ma pensate che se fosse così i francesi starebbero zitti? La portaerei Charles de Gaulle incrocerebbe già a Savona con i missili puntati su Chiomonte.    NON SARÀ che pure i francesi attendono in silenzio soldi che non ci sono, visto che nel cronoprogramma Ltf è scritto che i lavori lato Francia riprenderanno nel 2023 da Lione per arrivare al tunnel di base nel 2035? Intanto Chiamparino gongola: “Lo Stato italiano, se vuole, c’è. Lo ha dimostrato con la mite determinazione messa in campo per sgomberare i blocchi con cui si voleva impedire l’avvio dei cantieri”. Capite, lo stato in Val Susa c’è, con miti manganelli e miti lacrimogeni. Non c’è per tutto il resto del Paese, dai rifiuti agli ospedali, dalla scuola alle ferrovie esistenti. Caro Chiamparino, apprezzeremmo la tua saggezza per risolvere subito i problemi del presente. Sulle strategie del futuro lascia invece voce a chi ha qualche decennio meno di te, perché sarà chi quel futuro lo vivrà. “Quando le amministrazioni decidono, a un certo punto bisogna fare le cose” dice Renzi. Ma dove sta scritto? Le amministrazioni, e lo vediamo ogni giorno, sbagliano spesso e volentieri, e quando si tratta di errori enormi e irreversibili, tocca anche non fare: è un’eccellente virtù politica einaudiana.    Sembra invece che una decisione sulla carta sia più inamovibile delle leggi di natura, un progetto sconclusionato eletto al rango di un’invariante fisica, a totem dello sviluppo, per non parlare dell’offesa al buon senso economico in un paese con 1891 miliardi d’euro di debito! Ma perché è così difficile anche per gli intellettuali più rigorosi farsi almeno sfiorare dal dubbio che il Tav Torino-Lione sia a priori un’opera indispensabile e salvifica per il paese? Vedete, penso perché si tratta di una fiaba, e quando le fiabe sono così belle perché raccontano che attraverso un sol buco nella roccia come per magia arriveranno lavoro (con silicosi), ricchezza (per chi venderà cemento e tondini), stili di vita da civile Europa (per chi tra 15 anni lo percorrerà emigrando), modernità (ma è Internet la modernità, è il pannello fotovoltaico!), progresso(checonsistenellapercezione del limite alla crescita infinita) allora si resta abbagliati e non si vede altro. Come Pinocchio, quando ammaliato dal gatto e la volpe, sotterra i quattro zecchini d’oro e va ad aspettare che cresca l’albero nel paese di Acchiappa-citrulli.

di Luca Mercalli, IFQ

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