Le dame, il cavalier la Borsa e il disonore

Le aziende in crisi, la pompetta e il tempo tiranno: il premier si sta trasformando in un clown da circo

Vignetta su un quotidiano francese

Sono a dir poco preoccupato, o meglio mi ritrovo angosciato, affranto: ho letto sul Fatto Quotidiano e su testate economiche importanti che Berlusconi non se la passa per niente bene.    I suoi titoli in Borsa hanno subìto dei crolli notevoli. Le sue partecipazioni personali nelle aziende si sono svalutate in tre mesi di 800 milioni. Di conseguenza ecco che banche e imprenditori italiani e stranieri vanno perdendo inesorabilmente fiducia nella sua credibilità di super manager industriale. Naturalmente, a incrementare questo clima di débâcle c’è anche il contenzioso di altri tribunali, come quelli che starebbero per imporre a Silvio (sempre che non passi l’ultimo gioco di prestigio contenuto nella manovra) di sborsare più di 500 milioni a De Benedetti, al quale, è risaputo, ha soffiato, attraverso corruzioni di giudici, la casa editrice Mondadori. Inoltre stanno apparendo, sul fondale degli imprevisti, altre sentenze che lo costringerebbero al pagamento di cifre inaudite. Tant’è vero che Berlusconi ha deciso quest’anno di non distribuire i dividendi agli azionisti: in poche parole, ha bisogno di poter gestire dei liquidi freschi in caso di prossimo imminente uragano.

C’È POI LA QUESTIONE politica, dopo le due terribili sberle alle comunali e il referendum straripante, che l’ha buttato letteralmente a terra come un pugile suonato, e ora non può aspettarsi altro che un’altra valanga più che prossima. Certo il presidente del Consiglio si dà da fare: compera altri onorevoli al mercato delle vacche, elegge per alzata di mano e applauso dei convitati all’ultimo convegno Angelino Alfano, che nel suo discorso d’investitura commuove addirittura la platea: con lui è nato un nuovo partito. Un partito che, come ha ironizzato feroce un pezzo grosso della Lega, è il partito che non c’è, come l’isola di Peter Pan. “Risorgeremo e riconquisteremo la credibilità che avevamo quando il popolo, due anni e mezzo fa, ci ha eletto; di certo Bossi ci è fedele”, urla il delfino del caimano. Ma il Bossi fedele s’è messo a fare strane danze di guerra insieme ai suoi generali: anche lui deve recuperare la sua base che se l’è data a gambe, e s’è accorto che non funziona più l’ampolla sacra d’acqua chiara della fonte del Po da versare nell’acquitrino di Venezia, né tutti gli altri riti del carroccio, compresa la trovata di girare un film sul Barbarossa (il più grande disastro cinematografico dai tempi dei fratelli Lumière: non sono andati a vederlo nemmeno la sua mamma e gli attori e le comparse che ci hanno lavorato). Così, ogni giorno, Bossi e i suoi tormentano il governo di Silvio con assurde pretese: vogliono tirar via l’esercito dall’Afganistan e dalla Libia. Tutti a casa! Che purtroppo i nostri soldati hanno il difetto di costare troppo e di morire, pure. Un’altra delle sue pretese è che si trasportino un bel pacco di ministeri al Nord. Poi non è d’accordo che si carichi il grosso delle tasse addosso al prossimo governo. E così, di fila, propone una trovata al giorno, sperando che porti via la rogna di torno. Ma è un gioco pericoloso, perché succede che, se si tira troppo la corda, come lui stesso ha dichiarato, poi quella si spezza, e tutti giù come pupazzi di pezza! Ma non c’è niente da fare: la danza ormai è cominciata e guai se si interrompe, come ha dichiarato il solito pezzo grosso della Lega. Ogni persona intelligente e moralmente onesta sa che “per far politica in questo orrendo bordello che è il nostro governo, l’arma più convincente è il ricatto, con l’aggiunta di una buona calunnia e un infame sputtanamento!”.

MA NON È SOLO nella politica che Berlusconi si ritrova in un clima da mattatoio: anche nella sua vita personale è un disastro, o se preferite una tragedia. Silvio Berlusconi, il grande satrapo che disponendo di un enorme tesoro si è giustamente convinto di poter vantare un fascino da tombeur de femmes, ciononostante non è felice. Sì, è vero che le femmine tutte slanguiscono sentendolo cantare melodie di Aznavour e serenate napoletane, ma ciò malgrado il novello Principe Federico II, giustamente chiamato stupor mundi, è l’uomo più solo al mondo.    La moglie, in una sua famosa lettera di congedo al marito, lo definiva “il drago che cattura le vergini da immolare”. Mi dispiace, ma la signora Veronica, donna intelligente e sensibile, qui ha sbagliato. Il drago in verità non è un ariete feroce: non è in grado di montare nemmeno un’agnellina. È fragile e impotente. Attenti, non parlo di una sua probabile impotenza sessuale, per quello c’è sempre un rimedio! No, la sua è un’impotenza antropomorfica: di fatto Silvio è un Re Mida che ogni giorno si rende sempre più conto che l’amore e la felicità non si possono ottenere pagando le ragazzine che gli girano intorno cinguettando, e nemmeno facendo passare come nipote di Mubarak una bambolina avida di denaro; è per questo bisogno di sentirsi circondato di tenerezze che ha trasformato le sue ville in veri e propri harem affollati di fanciulle sculettanti che per lui fingono di prodursi in amplessi osceni e lesbici e che si fanno palpeggiare dal ricco voyeur eccitato dalle scene erotiche e dalla pompetta. Un suo intimo amico ha commentato che “il nostro gaudente metafisico è ormai ridotto a un burattino assatanato e meccanico”.

IL VERO E GRANDE cruccio è però quello dell’età. Silvio vorrebbe, alla maniera di Faust, ringiovanire fino alla pubertà: quindi si tinge i capelli di nero e si fa trapiantare peli strappati dalle ascelle sul cranio, che fa un male… Ma pochi sanno che i primi interventi sono andati tutti a monte, e alla fine sulla nuca ha dovuto farsi incollare una specie di piccolo zerbino di pelliccia che di volta in volta bisogna rianimare e portare a lucido con una spazzola meccanica per scarpe da sera. Insomma, senz’accorgersene, il nostro presidente del Consiglio si sta trasformando in un clown da circo. Per apparire un autentico pagliaccio gli basterebbe agire con quella sua pompetta anche a vantaggio della moquette cranica: e, quando vuol comunicare che è in grande eccitazione, fare in modo che pompando il suo coperchietto capelluto questo si sollevasse fino a volargli intorno come un’aureola.

di Dario Fo, IFQ

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