Non ci provate

Non ci provate. Se pensate di far passare in agosto il processo breve nascosto nella manovra, la responsabilità civile dei magistrati infilata nella legge comunitaria e il solito bavaglio grazie alla disattenzione del “tutti al mare”, avete sbagliato i calcoli. Nove anni fa furono due manifestazioni in piena calura, il 29 e il 31 luglio, autoconvocate col passaparola dai “girotondi”, a impedire l’approvazione a tambur battente della legge Cirami. E proprio il 31 luglio fu indetta la manifestazione per il 14 settembre, in piazza San Giovanni a Roma, che sarebbe risultata gigantesca e si auto-organizzò dunque sotto il solleone di agosto. Perciò, non ci provate. La mobilitazione popolare democratica, che si è espressa anche nelle recenti amministrative e nei referendum, saprebbe trovare slancio e rinnovato impegno per impedire lo sconcio anticostituzionale. Ma questo lo sapete benissimo. Tanto è vero che state già giocando su due tavoli, quello del bastone e quello della carota, fascisticamente. Poiché sapete di non poter affogare nell’accidia estiva l’opposizione della cittadinanza attiva, fedele all’intransigenza repubblicana, cercate di sedurre la più disponibile “opposizione” parlamentare, che tante prove di essere corriva ha già dato. Per il bavagliolospecchiettoperallodoleèla“privacy”, l’ingiustizia intrinseca nel rendere pubbliche conversazioni penalmente irrilevanti. Quali intercettazioni siano rilevanti per il processo lo decidono però i magistrati, e nei reati associativi lo sfondo ambientale, gossip compreso, è spesso cruciale. In democrazia, inoltre, la trasparenza è un valore irrinunciabile, sapere se si diventa ministre per competenze professionali o in virtù di un lodo Lewinsky, è cosa rilevantissima. L’on. Alessandra Mussolini, alla domanda “che differenza vede tra Mussolini e Berlusconi”, rispose: “Mio nonno non ha mai nominato la Petacci ministro”.    La verità è che il regime vuole nascondere agli occhi dei cittadini la “cloaca” in cui si è ormai trasformato: di qui norme ammazza processi e anti-giudici, mordacchie e galera per i giornalisti-giornalisti. E conta sulla sponda del Pd, soprattutto di quei settori che hanno scheletri e “furbetti” da nascondere all’opinione pubblica. La sacrosanta privacy non c’entra, i giornali democratici già la rispettano (nulla – giustamente – hanno pubblicato su micidiali illazioni riguardanti Bertolaso, ad esempio). In gioco, semplicemente, è la libertà di stampa. Prepariamoci a un’estate di scontro di civiltà.

di Paolo Flores d’Arcais, IFQ

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