Socrate era un gatto

Proseguono gli scoop degli instancabili segugi di Libero e del Giornale. In stereofonia. Alessandro Sallusti, sul Giornale, attacca i magistrati milanesi che paragonano villa B. a un bordello e accettano come parti civili due miss reduci da un’elegantissima serata arcoriana. “Due ragazze – scrive zio Tibia – una delle quali con precedenti esperienze di sesso a pagamento, riescono a farsi invitare a una serata ad Arcore”. E chissà quanto devono aver penato, le poverette, visto che com’è noto villa San Martino è letteralmente sigillata per impedire l’infiltrazione di belle ragazze. Si saranno intrufolate dal condotto di aerazione. Ma ora Olindo ha la prova del nove che smentisce il “bordello”: una delle due ospiti di Arcore “si prostituiva” quand’era ancora minorenne. Noi, nonostante i nostri rapporti organici con la P4, non sappiamo se sia vero. Ma, se fosse vero, cosa salta in mente a Sallusti di sbattere la notizia in prima pagina? Se non l’ha già fatto Ghedini, ci permettiamo di fargli osservare che la presenza di una prostituta in più ad Arcore non è un alibi, ma un’aggravante per il padrone. Al quale suggeriamo di pregare Sallusti di astenersi dal difenderlo ancora: un altro paio di alibi così, e B. si becca l’ergastolo. Il guaio è che Olindo ha seri guai con la logica aristotelica: per attaccare la Procura di Milano, la chiama “magistratura etica” (forse non sa che etica vuol dire morale, corretta, perbene; o forse, dalle sue parti, questi sono insulti sanguinosi). Poi aggiunge: “Cosa ne sa un magistrato di bordelli? Quando la sera un Pm si ritira a casa sua con l’amica che magari cambia ogni settimana, la sua abitazione come la si definisce? Commette un reato o semplicemente esercita a suo modo le libertà fondamentali e individuali, comprese quelle di divertirsi e fornicare?”. Eppure è tutto molto semplice: il Codice penale punisce chi sfrutta e favoreggia la prostituzione, ma pure gli utilizzatori finali di prostitute minorenni, ai quali un “pacchetto sicurezza” di B. ha persino aumentato le pene. Non sappiamo a quale pm con “amica” alluda Sallusti, ma ce ne sfugge l’attinenza al tema trattato: se una maggiorenne va a letto con un pm senza esservi costretta o pagata, non c’è alcun reato né alcun bordello. Sono concetti elementari, accessibili anche a persone di media intelligenza: ci rifiutiamo di credere che nella redazione del Giornale non ci sia nemmeno un usciere in grado di spiegarli, magari con l’ausilio di qualche disegnino, al direttore. Ma ecco lo scoop di Libero, che non vuol essere da meno del Giornale. L’altroieri Olindo aveva scoperto che la madre di Woodcock e quella di Sandro e Guido Ruotolo erano amiche. Pronta la risposta di Filippo Facci che, tornato in prima pagina dopo la quarantena imposta da Feltri (“cestinare un pezzo di Facci non è censura, è un’opera buona”), sfodera l’argomento decisivo per la “separazione delle carriere dei magistrati”. Un fatto gravissimo: “Un gip di Milano sta per rientrare dalla maternità, e chi è il padre? Un pm di Milano, suo compagno”. Ergo – domanda quel diavolo d’un Facci – “come può un giudice essere indipendente dal padre di suo figlio?”. La stessa questione si pone quando un magistrato si fidanza con un avvocato. E di solito viene risolta evitando che il magistrato si occupi di processi seguiti dall’avvocato. Anche perché le carriere di avvocati e magistrati sono già separate. Invece, per l’aristotelico Facci, contro il fidanzamento fra un gip e un pm non c’è altro da fare che separare le carriere di tutti i giudici da quelle di tutti i pm. Il ragionamento ricorda il falso sillogismo di Ionesco: “Tutti i gatti sono mortali; Socrate è mortale; dunque Socrate è un gatto”. Ora qualcuno potrebbe domandare a Facci, magari sotto il casco del coiffeur: scusa, caro, ma se le carriere di giudici e pm fossero separate, sei proprio sicuro che quel pm non avrebbe messo incinta quella gip? Non è che, niente niente, confondi la separazione delle carriere con la contraccezione?

di Marco Travaglio, IFQ

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