Una nuova tetra minaccia per Internet libero in Italia. Se non si registreranno ripensamenti dell’ultima ora, il 6 luglio entrerà in vigore una delibera Agcom (l’agenzia “indipendente” nominata dai partiti il cui ex consigliere Giancarlo Innocenzi venne intercettato mentre si spendeva al telefono con B. per chiudere Anno-zero) prevede che, su segnalazione di vari detentori di diritti d’autore (Siae, case discografiche, reti televisive, ecc.) l’Agenzia stessa, senza passare dalla decisione di un giudice, possa imporre a qualsiasi sito Internet che si ritiene violi il copyright, “la rimozione dei contenuti” o, in caso di server straniero “l’inibizione del sito” stesso tramite il blocco dell’indirizzo Ip. Attualmente la legislazione italiana prevede simile procedura per i contenuti “pedopornografici”, ma è chiaro che la definizione di “pirateria” è molto scivolosa e in questo caso si corre il rischio che “l’inibizione” si allarghi a contenuti non graditi. “È concepibile – si chiedeva ieri su La Stampa Juan Carlos De Martin possa essere un organo amministrativo a decidere se un cittadino possa pubblicare o meno sul suo blog l’estratto di una trasmissione tv per finalità di discussione?”. In questi ultimi mesi l’associazione Agorà Digitale si è battuta duramente contro la delibera lanciando una petizione, pubblicando continui aggiornamenti su sitononraggiungibile.it   e chiedendo (e ottenendo) un incontro pubblico con Corrado Calabrò (in particolare alcuni partecipanti all’incontro raccontano che: “L’Italia è un esperimento, possiamo fermarci?” e “L’industria ci ha spiegato che ad essere penalizzati dalla pirateria sono i giovani” siano state le vaghe risposte del presidente Agcom agli avvocati delle associazioni che gli facevano presente i rischi del provvedimento). Anche la politica si è accorta della delibera: parla di “allarme giustificato” il Pd Gentiloni, mentre l’Idv chiede “una marcia indietro”su quella“che si configura come la censura più grande della storia della Rete”.

di Federico Mello, IFQ

 

Annunci