Ci hanno beccati

L’altro giorno è scomparso un maestro di giornalismo, Lamberto Sechi: il suo motto era “i fatti separati dalle opinioni”. Il motto di Belpietro invece è “le balle separate dai fatti e dalle opinioni”, infatti pubblica solo le prime. Tipo i falsi attentati a Fini e a se medesimo. Leggendo Libero, uno scopre sempre particolari della propria vita ignoti persino a se stesso. Domenica, mentre i giornali veri “aprivano” sul capo di Stato maggiore della Finanza indagato, l’house organ degli Angelucci amicucci di Bisignanucci dedicava alla cosuccia 20 righe a pagina 3. La prima e la terza pagina erano occupate dal mio ritrattone in uniforme massonica (collarino, grembiulino e compassi vari) e da due titoloni per illustrare ben altro scoop: “C’è Travaglio dietro la P4”, “È Travaglio la fonte dei segreti della P4”. Se non sapessi che Libero è l’inserto umoristico di Libero, rischierei di montarmi la testa: non ho mai visto né conosciuto né sentito Bisignani, eppure sono la sua fonte, anzi il suo capo occulto. Talmente occulto da non possedere nemmeno il suo numero di cellulare, peraltro noto a cani e porci, ma soprattutto porche. Lo pilotavo con la sola forza del pensiero. Il segugio belpietresco Martino Cervo copia ciò che abbiamo scritto noi e altri giornali veri: Bisi dice di aver appreso dal Fatto l’indagine di Potenza su Letta (poi trasferita a Roma e a Lagonegro). È possibile: il Fatto pubblicò la notizia nel primo numero, il 23 settembre 2009. Ma solo perché gli altri giornali, tutti al corrente di quelle carte da mesi, non avevano osato scrivere una riga. Ma nessuno accusa Bisi di aver spifferato la notizia a Letta, che peraltro la sapeva ben prima che uscisse sul Fatto (i suoi legali erano informati della proroga delle indagini). Semmai i pm accusano Papa di essersi attivato per conto di Bisi per saperne di più alla Procura di Roma. Una persona sana di mente, a questo punto, si domanderà: che c’entra tutto ciò col titolo “C’è Travaglio dietro la P4”? Un po’ di pazienza, perché Libero ha un altro scoop: il 24 settembre 2010 la segretaria di Bisi, Rita, informa il capo che “l’ha cercato quello del Fatto, Barbacetto”. E, annota malizioso il Cervo, “non è neppure detto che il giornalista abbia poi parlato col ‘lobbista’ come chiedeva”. Ma tanto basta per dire che “C’è Travaglio dietro la P4”. Inutile spiegare a questi poveretti che, casomai, ci sarebbe Barbacetto: sempreché avesse spifferato a Bisi “i segreti della P4”. Come si fa a sapere se ci ha parlato? Basta leggere la riga seguente del rapporto investigativo, dove Bisi dice che di parlargli “non me ne frega niente”. E basta leggere le collezioni del Fatto per scoprire che Barbacetto (come Lillo) stava levando la pelle a Bisi in una serie di articoli: correttamente, chiamava la segreteria per avere la sua versione e offrirgli il diritto di replica, come fa ogni buon giornalista (quindi quelli di Libero non c’entrano). Voleva chiedere, non passare qualcosa. È questa la differenza fra un giornalista e un qualcos’altro, anche se è difficile farlo capire ai segugi berlusconidi. Prendete Gian Marco Chiocci del Giornale. L’abbiamo sfottuto per la disavventura al phonecenter per immigrati a Roma dove s’era rifugiato per chiamare Sallusti lontano da orecchi indiscreti, ignaro che il locale era intercettato in un’indagine di droga. Lui ha ricevuto la commossa solidarietà di Franco Viviano, cronista di Repubblica (lo stesso giornale che iscrive Chiocci alla “macchina del fango”). E ora minaccia di trascinarci in tribunale e all’Ordine (quello che ha appena sospeso il suo direttore) per l’accostamento con l’“apprendista spione” Farina, alias Betulla. Ma non è colpa nostra se Farina cercava notizie sul Sismi non per scriverle, ma per girarle al Sismi; e Chiocci cercava notizie sul temuto arresto di Rosa Santanchè non per scriverle, ma per girarle a Olindo Sallusti. Invece noi del Fatto siamo gente strana: le notizie le cerchiamo per pubblicarle. Non siamo proprio i capi della P4, ma ci piacerebbe tanto.

di Marco Travaglio, IFQ

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