Non escludono

Un giorno o l’altro leggeremo il seguente verbale. Pm: “Signor ministro, lei esclude di aver assassinato il suo vicino di casa?”. Ministro: “Sarei portato a escluderlo”. Pm: “Come spiega l’intercettazione in cui lei si vanta di averlo crivellato di colpi?”. Ministro: “Ora che ci ripenso meglio, non posso escludere di aver potuto lievemente premere il grilletto della mia Smith & Wesson esplodendo un congruo numero di proiettili in direzione del mio vicino di casa. Ma potrò essere più preciso in una prossima occasione”. È quel che accade ogni giorno nell’ufficio dei pm napoletani Curcio e Woodcock da quando vi sfilano ministri, sottosegretari, alti ufficiali, prenditori, magnager e faccendieri. I “servitori dello Stato”, insomma. Il 23 febbraio è la volta di Gianni Letta che, come scrisse Saviane, “ha un nome da uomo, veste da uomo, porta la cravatta da uomo, ma sembra tutto sua sorella”. La sora Letta, quando capisce che i pm hanno intercettato Bisignani che parlava con lui, mette a verbale nel suo eloquio felpato, flautato, ambrato, leccato, profumato: “Non escludo che il Bisignani mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da parte dell’Autorità giudiziaria… Posso aver detto al Bisignani di non parlare troppo al telefono”. Ecco: le indagini diventano “attenzioni”. E le istruzioni all’indagato per sottrarsi alla giustizia? Un innocente “non parlare troppo al telefono”. Poi uno si meraviglia se Letta, con tutto quel che ha combinato nei suoi primi 76 anni, è ancora lì, meglio conservato di Ötzi. I pm avvertono la mummia di Similaun che sanno tutto dell’incontro fra D’Alema e il generale Santini scortato da Bisi. Ed ecco un altro sfoggio di vaselina: “Apprendo in questo momento da voi, o comunque non mi ricordavo, che il Bisignani accompagnò il gen. Santini dall’on. D’Alema”. Non è meraviglioso? Uno normale sceglierebbe: o dice “apprendo in questo momento da voi” (cose che non ho mai saputo) o dice “non mi ricordavo” (cose che sapevo e ora ricordo). Invece Letta dà entrambe le versioni, anche se si respingono l’un l’altra come magneti: non sapeva però sapeva. L’ingenua Prestigiacomo, ministra di questo bell’Ambientino, non è così scafata: prima mente, poi dinanzi alle intercettazioni rincula come può. Lato A: “Escludo che il Bisignani mi abbia mai potuto riferire di aver appreso di essere intercettato”. Lato B: “Ricordo che il Bisignani mi disse di aver appreso di essere intercettato”. Non le è proprio venuto in mente di dire “apprendo da voi e non mi ricordavo che Bisignani eccetera”. Così ora fa la figura della bugiarda. Poi ci sono le Forze armate, nei secoli fedeli (alla P2-P3-P4, si capisce). Il col. Ragusa sistema il figlio all’Enel, poi mette a verbale: “Non escludo che io abbia chiesto a Bisignani d’intercedere su Scaroni per far assumere mio figlio in Enel”. Cioè: uno fa raccomandare il figlio dall’Enel e subito se lo dimentica, rimuove, poi in un soprassalto di fosforo “non esclude” di averlo raccomandato. Il gen. Santini deve spiegare che ci andò a fare a casa Bisignani quando aspirava ai servizi segreti: “Non lo conoscevo e decisi di andarci perché avevo letto il suo nome sui giornali e sapevo che era un uomo influente”. Ecco: la stampa parla di Bisignani, piduista e pregiudicato per la maxi-tangente Enimont, e il generale tutto d’un pezzo trasecola: “Corbezzoli, ma lo devo subito conoscere, questo bravo figliolo, perdindirindina!”. E corre a suonargli il campanello. Montezemolo, il nuovo che avanza, assume il figlio di Bisi alla Ferrari, ma solo perché “lavorava alla Renault” e lui voleva strapparlo alla concorrenza (“è in gamba”). È la meritocrazia, bellezza. Poi c’è l’ottimo Masi, “arrapato come una bestia” perché “Santoro è morto, je stamo a spacca’ er culo, amo vinto” (infatti). Anche lui “non esclude”. Cosa? Di “aver chiesto al Bisignani di sondare Letta sul licenziamento di Santoro”, ma poi “ho ragionato come sempre con la mia testa”. Quella cosa che ogni tanto gli si arrapa e lui non esclude sia la testa.

di Marco Travaglio, IFQ

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