“Lo Stato dei palestinesi non nascerà mai”

Clot, ex negoziatore: “È tutto inutile, Tel Aviv non mollerà niente” Israele simula l’attacco alla Flottiglia: pronti ai raid contro le navi

Alla vigilia dell’atto di nascita dello Stato di Palestina, previsto per settembre, il processo di pace è soffocato da una tensione crescente. La marina israeliana ieri ha simulato un raid “su una nave di attivisti politici filopalestinesi”. L’arrivo della Flottila 2011 è previsto nei prossimi giorni sul mare che bagna Gaza. Il rischio di uno scontro è alto. E a ogni carota segue una bastonata: Israele ha autorizzato l’Onu a importare materiale nella Striscia per costruire 1200 nuovi alloggi e 18 scuole, ma ha annunciato l’ingrandimento, con 2000 nuovi alloggi, del quartiere ebraico di Gerusalemme Est. Intanto i contatti segreti tra Tel Aviv e la Turchia sono stati palesati ieri dal premier Netanyahu con una lettera a Ankara per il rinnovo di “amicizia e cooperazione”. Proprio nel giorno in cui i leader turchi hanno incontrato il presidente palestinese Abu Mazen, che deve risolvere il nodo dell’unità nazionale con Hamas. La riconciliazione pare arenarsi sul nome del premier: Abu Mazen vorrebbe riconfermare Salam Fayyad di Fatah, gradito secondo alcuni sondaggi sia in Cisgiordania sia nella Striscia, mentre Hamas pone il veto.    Zyad Clot è molto noto in Cisgiordania, noto nell’accezione negativa del termine: è colui che all’inizio dell’anno ha passato centinaia di documenti sulla “farsa” dei negoziati di pace israelo-palestinesi – i cosiddetti “palestinian papers” – a al Jazeera e Guardian. Un traditore per la nomenclatura palestinese, un ficcanaso per gli israeliani, un cittadino del mondo onesto che ha preso parte alla “primavera araba” per tutti coloro che si sono ribellati alle dittature.    Non appena inizia a parlare si capisce che la sua giovane storia – ha 34 anni – l’ha trascorsa sui trattati di diritto internazionale. Come all’Hotel King David quando, dal 2007 al 2008, ha incontrato i negoziatori israeliani sulla questione del “diritto al ritorno” dei profughi palestinesi. Cresciuto a Parigi, dove si è laureato in legge, è figlio di un francese e di una palestinese naturalizzata libanese. Il nonno, direttore del porto di Haifa e console , all’indomani della proclamazione dello Stato israeliano, dopo la confisca delle proprietà di famiglia, aveva portato i suoi cari in Libano, dove lo aspettava il riconoscimento della cittadinanza onoraria del Paese dei Cedri per permettergli di evitare la difficile vita da profughi. L’uomo accettò il passaporto libanese per la moglie e i figli ma non per sé.    Non voleva cancellare la sua identità ma non potè mai più tornare nella sua terra natale. Il nonno ha così conosciuto la vita sospesa, senza diritti, di milioni di profughi che ancora oggi in Libano come in Siria non possono svolgere molte professioni e spesso sono costretti a lavorano in nero.    “Quando andai a Ramallah nel 2007 mi fu offerto di diventare consulente giuridico dell’Olp, scelsi di lavorare per portare avanti i negoziati relativi al capitolo diritto al ritrono, che è peraltro un diritto individuale, perché fa parte della mia storia. Quando andai ad Haifa per vedere la casa dei miei nonni, sentì di voler capirne di più ”. Tanto che circa un anno dopo, grazie alla sua preparazione e al suo inglese preciso e fluente, era seduto accanto al più importante negoziatore palestinese, Saeb Erekat, davanti all’allora ministro degli esteri israeliano, Zipi Livni e ai suoi consulenti per riaprire le trattative. “È stata un’esperienza incredibile, difficile e frustrante, che ha cambiato la mia vita e il mio modo di vedere le cose”. Nel suo libro intitolato “Non ci sarà uno stato palestinese”, diario di un negoziatore in Palestina (pubblicato per ora solo in francese, in Italia dovrebbe uscire a breve), Clot ha la capacità narrativa di far vivere al lettore i retroscena del “circo dei negoziati di pace”, come li definisce più volte, dove l’Anp viene di fatto ammaestrata dagli americani, tanto da essere di-sposta a concedere quasi tutto. “Ma non è mai abbastanza per gli israeliani”, dice. Leggendo i palestinian papers, solo in parte contenuti nel suo libro, ci si rende conto che il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen e i principali negoziatori non hanno alcuna possibilità di manovra. “È una farsa fine a se stessa. È un esercizio sterile che non porterà a nulla – dice – per questo a un certo punto ho deciso di abbandonare, con grande sofferenza, ma non voglio prestarmi a fare il burattino sulla pelle di milioni di profughi e voglio che i palestinesi sappiano”. Una scelta combattuta. Zyad decide di lasciare il tavolo della diplomazia quando capisce che i negoziati “sono solo un inutile esercizio di stile”. E Gerusalemme Est non sarà mai la sua capitale. “Il 15 giugno 2008 – racconta – Erekat offrì a Israele tutto, concedendo l’annessione di tutti gli insediamenti ebraici di Gerusalemme Est, tranne quello di Har Homa, in cambio del riconoscimento dello Stato palestinese. Ma l’offerta fu rifiutata”.

di Roberta Zunini, IFQ

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