Una retata li seppellirà

A furia di sentir parlare di P2, P3, P4, P infinito, c’è il rischio di perdere il senso dell’orientamento. O di assuefarsi. Invece è tutto di una semplicità che sfida monsieur De Lapalisse, anche se i negazionisti travestiti da “riformisti” e “garantisti” fanno di tutto per confonderci le idee. Tutto comincia nel ‘94, quando un ometto che ha costruito le sue fortune sul crimine, grazie anche a mafia e P2, entra in politica nel timore (o certezza) che le sue illegalità vengano scoperte e i 5 mila miliardi di debiti lo portino alla rovina. Negli anni ‘80 ha corrotto politici, funzionari e giudici per diventare monopolista della tv privata e padrone di un bel pezzo di editoria e calcio. E, per corrompere, ha accumulato fondi neri su 64 società offshore costituite dall’avv. Mills. Nei primi anni ‘90 la Guardia di finanza visita alcune sue aziende, rischiando di scoprire il “comparto B”, occulto, del suo gruppo e maneggi con cui, violando la legge Mammì, seguita a controllare Tele+. Se la cosa venisse fuori, lo Stato dovrebbe revocare le concessioni a Canale5, Rete4, Italia1 e per lui sarebbe la fine. Ma i finanzieri vengono corrotti e chiudono un occhio. Così tutto resta sepolto. Nel ‘94 però un giovane sottufficiale rivela al pool Mani Pulite un giro di tangenti per verifiche fiscali addomesticate e saltano fuori anche quelle Fininvest e Tele+. Lui però è già al governo e vara il decreto Biondi per salvare dall’arresto i suoi manager corruttori e i finanzieri corrotti. Poi emergono le prove del suo coinvolgimento e subito un provvidenziale dossier ricattatorio induce Di Pietro a lasciare alla vigilia del suo interrogatorio. Intanto, dai conti esteri di Craxi, affiora una mazzettona di 23 miliardi da All Iberian, capofila del “comparto B” Fininvest. Nei processi Guardia di finanza e All Iberian, testimonia Mills: sa tutto, ma purtroppo dice poco o nulla e viene subito ricompensato con 600 mila dollari da Carlo Bernasconi, fedelissimo e quasi omonimo del nostro. Risultato: per All Iberian B. è colpevole ma prescritto, per Gdf è assolto per insufficienza di prove (sarebbero state più che sufficienti se Mills non fosse stato corrotto, ma avesse detto tutto quel che sapeva). Intanto però Stefania Ariosto ha scoperchiato un altro altarino: le tangenti ai giudici pagate da Previti anche per conto di B. Una è provata in Cassazione: quella per la sentenza che scippò la Mondadori a De Benedetti per regalarla a B. Previti e il giudice Metta condannati, B. prescritto. Ma l’Ingegnere chiede i danni in sede civile e in primo grado vince 750 milioni di euro. Poi c’è una caterva di processi per falso in bilancio. Poi Mills lascia tracce della mazzetta da 600 mila dollari e viene imputato con B. per corruzione. Poi B. deve pure rispondere dei nuovi reati commessi nel frattempo: altri fondi neri targati Mediaset e Mediatrade con triangolazioni nella compravendita dei film in America. I processi per falso in bilancio B. li cancella depenalizzando il suo reato. Per gli altri dimezza la prescrizione con la ex Cirielli, così non si arriverà mai a sentenza definitiva. Ma il guaio è che non riesce a fermarsi e continua a delinquere: pressioni su Rai e Agcom per silenziare Santoro, vagonate di squillo ad Arcore, telefonate in questura per liberare Ruby prima che parli. E, siccome il buon esempio viene dall’alto, anche nell’entourage si ruba a man bassa. Che fare? Legge Alfano, legittimo impedimento, anti-intercettazioni, processo breve, prescrizione lampo, conflitto di attribuzioni alla Consulta. E se in tv, nonostante gli sforzi di Vespa e Minzolingua, si viene a sapere qualcosa? No problem, si chiude Annozero. E se i giudici di Appello e Cassazione confermano il risarcimento all’Ingegnere? C’è la P3 che aggancia giudici a Milano e al Palazzaccio. E se le procure scoprono nuovi reati? In attesa della riforma epocale della giustizia, c’è la P4 che raccoglie notizie segrete e le smista a Palazzo Chigi. Una vita d’inferno. Chi osa accusarlo di non fare nulla da 17 anni si vergogni e arrossisca.

di Marco Travaglio, IFQ

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