Matrimoni gay. A New York il sì appeso a un voto

Solo Stati di seconda classe hanno cittadini di seconda classe”, con queste parole Charleston Lavine, democratico componente dell’Assemblea legislativa dello Stato di New York, ha spiegato il suo voto favorevole all’approvazione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. L’Assemblea, a maggioranza democratica, con 80 voti favorevoli e 63 contrari, ha, dunque, dato il via libera alla discussione al Senato della proposta di legge fortemente voluta dal Governatore Andrew Cuomo e appoggiata da gran parte della società civile e intellettuale newyorchese. La votazione del Senato, prevista per oggi, tuttavia, per essere positiva, dovrà ottenere il consenso di 32 senatori su 62: al momento, però, solo 31, di cui anche 4 repubblicani, hanno pubblicamente dichiarato il proprio sostegno. Fra i democratici, invece, ha dichiarato il suo “no” il senatore Ruben Diaz che sembra irremovibile nella sua decisione. Il voto ha assunto una tale importanza sociale e politica che i repubblicani hanno trascorso l’intera giornata di ieri a discutere, a porte chiuse, per arrivare ad una decisione comune. Ad Albany è volato anche il sindaco di New York, Michael Bloomberg, paladino della battaglia sostenuta dal governatore Cuomo. Ex repubblicano, Bloomberg ha incontrato i rappresentanti del Gop per cercare di strappare il voto mancante.

FRA LE PRESENZE registrate nella capitale, a sostegno del voto favorevole, anche quella di Cynthia Nixon, l’attrice di Sex and the City, in cui interpreta Miranda, da anni apertamente gay e legata ad una compagna che vorrebbe sposare. Fermamente opposto all’approvazione della legge, l’arcivescovo Thimoty M. Dolan, capo della Chiesa Cattolica che si è scagliato con una certa veemenza contro il governo di Albany accusato di voler cambiare “una legge stabilita da Dio molti secoli fa”. Non tutti, però, condividono l’idea che una legge dello stato debba essere influenzata dal credo religioso dei singoli, soprattutto in un paese dove la laicità dello stato è fortemente protetta. Non va dimenticato, inoltre che se i repubblicani facessero mancare il proprio supporto alla legge, potrebbero essere “puniti” alle urne nelle prossime elezioni, dal momento che il 58% degli abitanti dello Stato si dichiara favorevole ai matrimoni gay.

di Angela Vitaliano, IFQ

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