La Legione B

Pur nella sfortuna del momento, il Cainano ha una gran fortuna: è ben consigliato. Il trust di cervelli che lo contorna nell’ora della prova, la Legione B che ricorda tanto la Legione M di Salò, lo sta indirizzando nella giusta direzione verso la vittoria finale. Mutanda Ferrara lo incita a “tornare quello del ’94”, quando fece uscire 3 mila delinquenti per non far arrestare suo fratello (decreto Biondi), poi varò un condono edilizio, uno fiscale e uno ambientale. Se concede il bis, il popolo dei referendum apprezza. Anche Olindo Sallusti, creatura delle tenebre, ha capito tutto: “Ha vinto la paura” (il legittimo impedimento terrorizzava gl’italiani). E, in mancanza di meglio, ha in testa un’idea meravigliosa: licenziare Tremonti che non taglia le tasse e metterci al posto, che so, l’autorevole Brunetta, ideale per fare vetrina sui mercati internazionali (se lo prendi a pesci in faccia è impossibile centrarlo). Anche la fantasia di Maurizio Belmento è pregna di proposte preziose: “Silvio, apri la borsa e abbassa le tasse”. In fondo che ci vuole: lo dice pure Tremonti, “basta trovare 80 miliardi”. E “i soldi li abbiamo trovati”, assicura il lucido Bossi infilandosi il sigaro nell’orecchio e il dito medio in bocca: gliel’ha detto Fiorani. C’è un che di festosamente sinistro negli amorevoli consigli dei servi felici della Legione B. Come se il pover’ometto non si facesse abbastanza male da solo, tipo comprare collane e perline colorate mentre viene giù tutto, quelli lo spingono a forza verso il baratro finale. Dai, Silvio, sfasciamo i conti pubblici, regaliamo i soldi per strada e facciamogliela vedere all’Europa! Ma sì, usciamo dall’euro e torniamo alla lira, anzi alla dracma, al tallero, al doblone, alla pizza di fango del Camerun. Come dice il prestigioso ministro Saverio Romano al Giornale, tra un pranzo coi mafiosi e l’altro, “è inutile tenere i conti a posto per il prossimo governo della sinistra”: meglio arraffare quel che si può e, prima di fuggire, bruciare tutto, così chi viene dopo non trova nemmeno le sedie. Questo sì che è parlare da statisti. E poi naturalmente, siccome 27 milioni di italiani (quelli che sapevano dei referendum) han votato contro il legittimo impedimento, tra cui metà degli elettori di Lega e Pdl, sotto con processo breve, prescrizione breve e intercettazioni brevi, talmente brevi che non cominciano proprio. Così, alle prossime elezioni, fossero anche per il rinnovo di un’assemblea di condominio, la gente non si accontenterà di votargli contro: gli strapperà i capelli finti uno a uno. O forse l’avrebbe già fatto, se l’influsso nefasto della Legione B non fosse neutralizzato dai consiglieri riformisti del Pd. Tipo Polito el Drito, già fondatore e affondatore del Riformista, dunque premiato con la prima pagina dal Corriere. Ieri, dopo aver passato gli ultimi dieci anni a cercar di trasformare il centrosinistra in una fotocopia del centrodestra, solo un po’ più noiosa e senza mignotte, El Drito scopriva amaramente che gli elettori non vogliono saperne di seguirlo. Aveva sognato un bel Pd blairiano, poi purtroppo Blair venne a mancare all’affetto dei suoi cari. Si era tanto raccomandato col Pd di scaricare Di Pietro e Vendola per sposare il Grande Centro: purtroppo la gente seguita a preferire Di Pietro e Vendola, mentre del Grande Centro i radar non captano traccia alcuna. Aveva proposto, con l’autorevole Dell’Utri, una legge bipartisan anti-intercettazioni: purtroppo non osa approvarla nemmeno B. Due domeniche fa aveva esortato i napoletani ad andare al mare pur di non votare quel mostro di De Magistris: mai visto spiagge tanto deserte nell’ultimo secolo. Ora lacrima inconsolabile perché i referendum “cancellano due decisioni lungimiranti” del governo B.: nucleare e acqua privata. Fosse dipeso da El Drito, il Pd avrebbe combattuto per il No come un sol uomo, anzi con un sol uomo. E avrebbe perso. A questo punto, visto il fiuto dei rispettivi consiglieri, Pdl e Pd non hanno che un sistema per tornare a vincere: scambiarseli.

di Marco Travaglio, IFQ

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