Cosa c’è dietro alle elezioni politiche in Turchia?

“Né la Siria né l’Iraq possono aprir bocca sui fiumi turchi, così come la Turchia non fa parola del loro petrolio. Abbiamo il diritto di comportarci come meglio crediamo con le nostre risorse. Noi non chiediamo loro di condividere il petrolio e loro non devono chiederci di condividere la nostra acqua” Questa l’affermazione di Suleyman Demirel quando, nel 1992, era il Presidente della Repubblica turca.

Oggi, per la ventiquattresima volta, i cittadini della Repubblica turca vanno a votare per eleggere il partito del nuovo governo. Secondo il sistema elettorale, i cittadini possono esprimere il proprio voto indicando la sigla del partito, senza esprimere una preferenza diretta per i candidati a meno che questi non si presentino con liste indipendenti. Anche quest’anno, i candidati indipendenti sono parecchi a causa di questo sistema elettorale anti-democratico, nonché per via dello sbarramento al 10%.

Come sempre, la campagna elettorale in Turchia è durata diversi mesi, durante i quali  i leader dei partiti si sono recati di città in città per sostenere i loro candidati. Più che organizzare manifestazioni, in Turchia, è molto comune tenere comizi in piazza da palchi o da autobus elettorali decorati con bandiere e manifesti giganteschi. Ovviamente anche in Turchia chi ha più parlamentari al Governo riceve un maggior sostegno economico dallo Stato per le campagne elettorali. Anche per questo, il candidato indipendente parte già in svantaggio.

Allora, chi c’è in gara? Ovviamente il partito del governo, l’AKP (Partito dello Sviluppo e della Giustizia) il cui presidente è Recep Tayyip Erdogan, che è anche l’attuale Presidente del Consiglio. Tra i candidati dell’AKP ci sono più faccie nuove che parlamentari in carica (167 i parlamentari non candidati). Tra le new entry, ad esempio, il famoso calciatore Hakan Sukur che ha sempre ammesso di essere un conservatore ed il cui nome è stato spesso associato a quello di famosi leader dei movimenti religiosi clandestini. Una buona parte dei candidati dell’AKP provengono dal mondo dell’imprenditoria ed hanno in passato frequentato scuole religiose (licei per gli Imam), oppure hanno intrapreso carriera giuridica (sono avvocati o giudici). Ovviamente anche in Turchia non mancano i trasferimenti tra i partiti. Un esempio è dato dal figlio del leader storico del partito nazionalista turco Ahmet Kutalmış Türkeş che,  in queste elezioni, si candida con l’AKP.

I candidati più interessanti militano nel principale partito all’opposizione, il CHP (Partito Popolare e Repubblicano). Il leader attuale del partito, Kemal Kilicdaroglu, sembra aver cercato, insieme ai suoi vertici, di “accontentare un pò tutti gli elettori. Tra i candidati innanzitutto figurano Mustafa Balbay, Mehmet Haberal, İlhan Cihaner, Sezgin Tanrıkulu, Süleyman Çelebi, Emine Ülker Tarhan, Sinan Aygün, Oktay Ekşi, Binnaz Toprak e Naif Alibeyoğlu.

Balbay ed Haberal sono stati arrestati in attesa di sentenza definitiva per il famoso processo “Ergenekon”. Ergenekon, secondo il governo ed i giudici che hanno aperto il caso, tiene nel mirino sia i civili che i militari che hanno tentato di organizzare segretamente un colpo di stato. Da più di quattro anni, la durata del processo, gli indagati sono detenuti in un carcere speciale a Silivri (il carcere più grande d’Europa), poco lontano da Istanbul, nonostante più volte le prove dell’accusa siano state ritenute non valide. Tra i detenuti sotto processo figurano alte cariche militari, giornalisti, professori universitari, giudici, avvocati e politici (47 sono gli arrestati in via definitiva e 29 gli indagati).

Cihaner è l’ex procuratore del tribunale centrale di Erzincan che, dopo aver portato avanti per un anno le indagini sul gruppo religioso clandestino Islam Aga, al fine di provare che è la forza che muove il presidente Erdogan anche economicamente, è stato allontanato dal suo lavoro prima di iniziare la causa ed è stato posto un freno alle indagini. Alla fine, anche Cihaner è stato indagato nel processo Ergenekon.

Tanrıkulu è un cittadino turco di origini curde; è di Diyarbakir e sostiene da anni che per i curdi che vivono in Turchia sia fondamentale il diritto all’insegnamento in madrelingua. Proprio per questa sua affermazione egli si è scontrato parecchie volte con il governo quando lavorava come presidente dell’Albo degli Avvocati di Diyarbakir. Tanrıkulu è conosciuto anche per via delle ricerche che ha portato avanti sulle vittime del terrorismo.

Çelebi è l’ex segretario nazionale del principale sindacato della Turchia, il DISK (Confederazione dei Sindacati dei Lavoratori Rivoluzionari); ha un passato da militante politico (ha scontato 4 anni in carcere dopo l’ultimo colpo di stato) e soprattutto è un sindacalista, sempre all’interno del DISK.

Tarhan è l’ex presidentessa della cretese Unione dei Procuratori e dei Giudici (YARSAV) ed è conosciuta per i suoi appelli pubblici che invitano i cittadini a riprendere la democrazia e la giustizia presso le istituzioni.

Aygün è stato arrestato nell’ambito del processo Ergenekon ed è l’ex presidente della Camera di Commercio di Ankara; egli sostiene di aver attirato l’attenzione dei giudici a causa delle sue posizioni laiche e kemaliste.

Anche Ekşi è uno dei personaggi “respinti” ultimamente a causa delle sue dichiarazioni antigovernative: qualche mese fa, aveva criticato fortemente le politiche energetiche del governo, soprattutto sulla costa del Mar Nero (progettazione di centrali nucleari) dalle pagine del quotidiano Hurriyet . Dopo i suoi primi articoli egli si era scusato pubblicamente per i toni usati e, non riuscendo a tollerare la pressione mediatica, si è licenziato.

Toprak è una professoressa universitaria specializzata sulla politica comperativa sul rapporto tra la religione e lo stato particolarmente nei Paesi del Medioriente; è conosciuta per le sue critiche alla presenza di una troppo radicata cultura del tabù in Turchia e per le pressioni verso le giovani donne.

Alibeyoğlu è l’esempio più grosso del CHP per ciò che riguarda i trasferimenti tra i partiti: è stato eletto come sindaco di Kars nel 1999 con il partito di centro destra ANAP, per poi aderire all’AKP, con il quale ha nuovamente vinto le elezioni nel 2004; nel 2008 è stato espulso dall’AKP per aver ricevuto delle tangenti, si è quindi iscritto al CHP e, dopo aver perso le elezioninel 2009 ha deciso di candidarsi come parlamentare.

Parecchi i sondaggi dubbiosi del fatto che i nazionalisti riescano a superare lo sbarramento, ciononostante, il leader attuale dell’MHP (Partito del Movimento Nazionalista) Devlet Bahceli ha portato avanti la sua politica netta ed agressiva contro il governo ed il PKK, spesso ponendo le due realtà sullo stesso piano: sia negli spot radiofonici che nelle piazze, Bahceli ha invitato i cittadini a votare l’MHP per dire “basta” al Governo ed al terrorismo. Bahceli critica l’AKP soprattutto perché sostiene che il governo tratti, tramite i servizi segreti dello Stato, con il leader del PKK Abdullah Ocalan, condannato all’ergastolo. Per Bahceli le dichiarazioni sulla famosa questione curda del governo sono un segnale dell’accettazione della linea e delle richieste dell’organizzazione terroristica PKK. Durante la campagna elettorale, Bahceli ha spesso ricordato che se il suo partito fosse stato al governo, Ocalan sarebbe già stato impiccato (questo nonostante la pena di morte sia stata rimossa dalla Costituzione nel 2003 ad opera del governo di coalizione in cui era presente anche Bahceli, che sostiene di non aver sottoscritto questa decisione). Ultimamente, grazie a registrazioni video che mostravano alcuni suoi principali candidati in atteggiamento erotico promiscuo l’MHP ha subito un forte danno. Non si sa chi abbia divulgare le riprese sulla rete ma i candidati interessati si sono dimessi dopo lo scandalo. Bahceli sostiene che sia stato un piano politico organizzato dal leader sprituale dell’AKP, Fettullah Gulen, e messo in atto dai servizi segreti.

Il versante curdo della politica parlamentare ha deciso di scindersi dal BDP (Partito della Pace e la Democrazia) per queste elezioni, candidando degli indipendenti per cercare di aggirare l’ostacolo dello sbarramento. Durante le ultime elezioni politiche, grazie alla stessa scelta, il BDP è riuscito a far entrare 12 parlamentari nel parlamento nazionale ed ha la speranza di replicare. Questa volta il BDP fa parte di una campagna elettorale allargata, Ozgurluk ve Demokrasi Adaylari (I Candidati della Libertà e della Democrazia). Di questa sorta di alleanza fanno parte non soltanto i candidati del BDP ma anche personaggi indipendenti appartenenti a movimenti della sinistra socialista, come Akın Birdal, Leyla Zana, Mehmet Hatip Dicle, Faysal Sariyildiz, Sırrı Süreyya Önder e Ferhat Tunç.

Birdal viene da una tradizione politica socialista ed è l’ex presidente dell’Associazione dei Diritti Umani conosciuta per la sua posizione vicina alle famiglie dei militanti del PKK uccisi e condannati all’ergastolo per accuse di terrorismo. Birdal ha scontato una pena di 2 anni in carcere a causa delle sue dichiarazioni durante i festeggiamenti del Primo Maggio nel 1995 e nel 1996.

Dicle e Zana sono due storici politici del movimento curdo. Dicle ha sempre fatto politica attiva all’interno dei partiti legali curdi in Turchia che sono spesso stati chiusi dalla Corte Costituzionale; ha trascorso 10 anni in carcere, dal 1994 al 2004, a causa della sua attività politica. Zana è conosciuta per il suo storico giuramento in curdo presso il TBMM (Parlamento Supremo Popolare della Turchia) nel 1991 quando è stata eletta come parlamentare. Zana grazie a testimonianze è stata condannata a 15 anni per i suoi collegamenti con il PKK.

Sariyildiz è uno dei candidati carcerati alle elezioni politiche in Turchia. Attualmente è detenuto nel carcere di tipo E di Mardin, l’ex consiglio comunale di Cizre, per essere stato coinvolto nel maxi processo (151 indagati di cui 103 arrestati) del KCK (Confederazione dei Popoli del Kurdistan) conosciuto per essere la “versione cittadina”, dal punto di vista organizzativo, del PKK ed ha la missione di fare da ponte tra quest’ultimo ed il BDP.

Önder è un giornalista e cineasta turco di origini turkmene. Dopo l’ultimo colpo di stato, a causa delle sue attività politiche, è stato condannato a 12 anni di carcere ed è uscito dopo avere scontato 7 anni. Da detenuto ha organizzato parecchi scioperi della fame. Ha diretto alcuni film che parlano dei disagi del periodo della giunta negli anni ‘80 e dei conflitti sociali che ci sono in Turchia.

Ferhat Tunç è un famoso cantante di musica folkloristica turca e curda “di protesta”. E’ un cittadino di Dersim, città scenario di molti massacri etnici nel corso della storia, ha collaborato con vari artisti stranieri ed è dovuto fuggire all’estero a causa delle sue dichiarazioni sulle politiche dell’indifferenza perpetrate dai governi verso i crimini commessi a Dersim. In varie occasioni, Tunç ha dichiarato di aver subito torture durante la sua detenzione in carcere.

Oltre a queste quattro realtà, in Turchia, sono parecchi i partiti “minori” che partecipano alle elezioni. Il Partito Comunista Turco, ad esempio, che ambisce a 500 mila voti per confermare la sua politica cercando di aumentare il consenso rispetto alle precedenti elezioni, vari piccoli partiti staccati dall’MHP e dall’AKP, ma anche diversi partiti del centro che sono gli eredi degli storici partiti di centro destra ANAP e DYP che non esistono più ma hanno governato la Turchia per più di 20 anni.

Queste elezioni sono estremamente importanti per la Turchia. Il movimento curdo legale avanza da parecchi mesi le sue richieste di autonomia chiedendo l’aumento dei poteri nei comuni presenti nelle città del sud est della Turchia, lungo i confini con la Siria, l’Iraq e l’Iran. Ultimamente, su questa questione e su quella del riconoscimento dell’importanza linguistica, anche il CHP propone soluzioni alternative rispetto alla politica dura perpetrata dell’AKP. E’ assolutamente da prendere in considerazione, in merito a ciò, anche l’ultima dichiarazione di Abdullah Ocalan rilasciata ai suoi avvocati all’inizio del mese di Maggio: “Il 15 Giugno è la data di scadenza. Dopo questa data, se non vengono prese le decisioni necessarie, non potrò più farci niente. Potrebbe nascere una guerra civile ed il governo avrebbe vita breve, di 3 mesi circa”. Mentre Leyla Zana parlava nelle piazza in queste ultime elezioni, garantendo ai cittadini che prima poi Ocalan avrebbe raggiunto la libertà, il presidente, in un intervista rilasciata al canale televisivo NTV, ha dichiarato che quando Ocalan è stato arrestato se fosse stato al governo il suo partito avrebbe cercato di impiccarlo o si sarebbe ritirato dal governo.

Oltre alla calda questione curda, in Turchia sono in aumento in modo sproporzionato gli arresti. Dal mese di Marzo ad oggi sono stati arrestate 2.520 persone per motivi politici, in particolare per i famosi processi Balyoz e Ergenekon o in occasione dei festeggiamenti di Newroz o del 1° Maggio: giornalisti, giudici, militari, avvocati, politici, manifestanti, presidenti delle associazioni o sindacalisti. Giornalisti, giudici e politici continuano, contemporaneamente avanti indagini sulle politiche del governo e sul suo rapporto con gruppi religiosi clandestini.

Durante il discorso del Presidente Erdogan presso il Parlamento Europeo nel mese di Aprile egli è stato interrogato circa il caso del giornalista Ahmet Şık, processato ed assolto a causa della bozza di un libro che stava progettando di scrivere. Il giornalista del quotidiano Radikal, il 3 Marzo scorso ha subito un’ispezione della polizia presso il suo ufficio ed è stato tradotto immediatamente in carcere. Contemporaneamente, i poliziotti hanno cancellato da tutti i computer presenti nella sede la bozza del libro Imamin Ordusu (L’esercito dell’Imam). In questo libro, Şık svela il legame netto tra i dirigenti delle accademie della polizia ed il gruppo religioso clandestino di Fettullah Gulen, attraverso date, nomi e testimonianze, palesando i progetti che stanno dietro a questo legame, come il controllo di punti strategici del potere legislativo, il potere esecutivo ed il potere giudiziario, favorendo i fedeli anche attraverso azioni illegali. Dopo la questione curda, anche la libertà di espressione in fortissima limitazione è il centro dell’attenzione in Turchia.

Ovviamente, nell’ultimo periodo, si è parlato, non di rado, di questioni fondamentali come il sistema universitario e sanitario. La presenza di risposte codificate nei test d’ingresso all’università e l’incondizionato appoggio di Erdogan al Presidente dell’ente che gestisce la formulazione dei test e che non accetta di dimettersi ha generato parecchie proteste. Decine di migliaia di studenti truffati sono scesi in piazza Taksim ad Istanbul per protestare in merito il 15 Aprile. La sera stessa, in un intervento al Parlamento, Erdogan ha puntato il dito verso l’opposizione apostrofata come abile nello sfruttare gli studenti per i propri scopi politici. Ha aggiunto inoltre in tono minaccioso: “Non c’è bisogno di agitare le acque: se fosse il caso anche noi potremmo portare i nostri giovani in piazza e sarebbero  addirittura dieci mila volte più numerosi”.

Anche internet è stato uno dei temi più caldi nella quotidianità in Turchia. Con una popolazione del 65% sotto i 30 anni ed una diffusione dell’uso della rete a banda larga a livelli superiori anche rispetto ai Paesi del nord Europa, internet è un mezzo assolutamente importante per orientare l’informazione. Dopo la censura che hanno subito vari siti locali che parlano di tematiche LGBT, per parecchi anni anche l’accesso ai siti Blogspot e Youtube è stato impossibile, in Turchia. La dichiarazione storica di Erdogan su questo tema è “So che i nostri cittadini riescono ad accedere a questi siti in modo indiretto, quindi significa che non è impossibile”. Il piano d’azione del BTK (Ente per le Teconologie dell’Informazione), dichiarato nel mese di Aprile, prevede un filtraggio sulla rete da applicare a connessioni a tutti i siti in cui vengono definite pericolose una lista di parole-chiave che possono essere utilizzate in ricerche oppure dentro i nomi dei siti stessi. Le realtà in rete nel mirino del BTK sono soprattutto i gioci d’azzardo e contenuti pornografici seguiti da alcuni contenuti politici. Lo scandalo maggiore è che il BTK avrà la possibilità ed il diritto di identificare e denunciare gli utenti che eludono questa limitazione. Questi cambiamenti entreranno in vigore il 22 Agosto, ma in rete è già possibile incappare nelle reazioni, nette e collettive, degli utenti. Tra queste, la manifestazione per la libertà di internet , organizzata grazie al tam tam web, svolta il 15 Maggio a Taksim, Istanbul, con più di 2 mila persone presenti. Ultimamente il gruppo di hackers anonimi che fanno parte del movimento Anonymous ha deciso di attaccare il sito ufficiale della TIB (Presidenza delle Telecomunicazioni) e bloccarlo per circa 15 minuti il 10 Giugno minacciando l’ente di fare danni ancora maggiori se il 22 Agosto effettivamente iniziasse l’ondata di censura in rete in Turchia.

Altri problemi di lunga data irrisolti che la Turchia dovrebbe affrontare sono ad esempio il debito pubblico in aumento del 70.9% in questi ultimi 5 anni (290.3 miliardi di Dollari americani); la disoccupazione, intorno il 13.5% secondo i dati del TIK (Istituto Statistico della Turchia) e secondo dati non ufficiali non sotto il 20%; le conseguenze negative delle riforme fatte per il sistema sanitario, che lo porta ad una specie di privatizzazione: secondo la dichiarazione pubblica rilasciata dal TBB (Unione dei Medici della Turchia) il 25 Maggio, con le riforme, i costi del servizio sono in aumento (del 650%) per tutti senza distinzione di reddito e l’integrazione di servizi privati nei momenti in cui quelli statali non fossero sufficienti porterebbero ulteriori spese per i cittadini. Come se non bastasse, sono previste pene come la detenzione, per chi non fosse in grado di saldare le spese mediche nei tempi previsti. Per chi non è provvisto di copertura assicurativa sanitaria statale grazie al lavoro o privata i costi sono altissimi, anche se il cittadino è un minorenne.

Ovviamente la Turchia ha inoltre ancora in sospeso le famose questioni armena e cipriota: negli ultimi anni i rapporti diplomatici con la Repubblica armena  sono rimasti in sospeso, quindi è ancora da chiarire e risolvere, dall’apertura delle frontiere alle questioni storiche e legali.

Per ciò che riguarda Cipro, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Mun, in un comunicato rilasciato il 10 Maggio, ha informato che è sua intenzione invitare i rappresentati turchi e greci nel mese di Giugno per definire la spartizione del territorio entro il mese di Dicembre, per poter disegnare definitivamente le mappe di queste due repubbliche, nord e sud. Ultimamente, inoltre, grazie a cause indette dai cittadini ciprioti del sud contro la Repubblica turca per i danni morali e fisici subiti durante la guerra del 1974, la Turchi ha dovuto risarcire 6 milioni e 222 mila Euro grazie alla decisione della CEDU, lo scorso Maggio. Le cause riguardano lo spostamento forzato dei cittadini greci dal nord verso il sud durante la guerra e la loro perdita di territori ed immobili.

I sondaggi mostrano una possibile conferma dell’AKP come partito unico, tuttavia prevedono una possibile perdita di voti notevole. Erdogan ha bisogno almeno di 330 seggi per poter effettuare “da solo” le modifiche auspicate sulla Costituzione. D’altro canto si prevede un lento ma evidente aumento nei voti del CHP che, con il cambiamento del leader e le posizioni nette contro il governo e fortamente social democratiche, sembra poter attirare i voti del ceto medio-alto, di buona parte della classe operaia e di circa la metà dei giovani, soprattutto universitari. Oltre ai risultati attesi per alcuni tra i più noti candidati indipendenti, sussiste anche la possibilità che l’MHP potrebbe non superare lo sbarramento o potrebbe farlo per pochi punti percentuali. L’MHP è l’unico grosso partito che propone posizioni nazionaliste e conservatrici alternative all’AKP. Il fatto che il leader Bahceli abbia indetto un comizio elettorale anche nella fortezza del BDP, a Diyarbakir, dopo 16 anni, dimostra forse anche gli sforzi che il partito sta cercando di fare per poter allargare il consenso per queste elezioni.

I possibili scenari post elettorali sono diversi. Se l’AKP non riuscisse a prendere il potere come partito unico, giacché non sembra possibile, per il momento, che possa stringere un’alleanza con qualcuno, un governo di coalizione tra il CHP e l’MHP oppure tra il CHP ed il BDP non sembra surreale. Nel caso in cui, invece, l’AKP non riuscisse a raggiungere i 330 seggi, questo potrebbe creare un grosso problema all’operatività in un Paese come la Turchia, con vari problemi importanti da risolvere nell’immediato. Comunque si vota il 12 Giugno, senza i voti degli oltre 5 milioni di cittadini residenti all’estero, come sempre.  Anche in questa occasione, per le elezioni politiche, lo Stato non è stato in grado di fornire una soluzione adatta per permettere a questi aventi diritto al voto di esercitare il proprio diritto, appunto.

Durante la campagna elettorale è successo di tutto: la tensione alta era costante. La carovana elettorale di Erdogan ha subìto un attentato il 3 Maggio a Kastamonu, nel corso del quale un poliziotto della scorta ha perso la vita. Il PKK ha rivendicato l’agguato. Ancora una vittima, ad Hopa nel nord-est della Turchia, in provincia di Artvin il 30 Maggio: durante il comizio elettorale di Erdogan un gruppo consistente di contestatori ha subito una netta e violenta reazione della polizia e l’ex insegnante in pensione Metin Lokumcu è stato stroncato da un infarto durante il lancio dei lacrimogeni da parte dei poliziotti. Il Procuratore della Repubblica ha indetto alcune indagini per fare luce sul caso e vari testimoni hanno dichiarato di aver subìto dai poliziotti violenze e diversi tipi di tortura durante la detenzione presso la questura dopo la manifestazione. Anche le sedi di partito del CHP sono state prese di mira con piccoli attentati, lancio di molotov o sparatorie; parecchie volte manifestazioni che non necessitavano di autorizzazione sono state inoltre bloccate dalla polizia. Un esempio è la grossa manifestazione che aveva organizzato il candidato indipendente  Sırrı Süreyya Önder presso il Parco Gezi di Taksim, ad Istanbul: secondo l’intervista rilasciata al canale televisivo NTV il primo Giugno da Önder c’erano più poliziotti che manifestanti presenti e, ciononostante non gli è stata concessa la possibilità di fare la festa di fine campagna.

Le piazze della Turchia per un certo periodo hanno sentito echeggiare nuovamente il nome del famoso leader Suleyman Demirel. Infatti, mentre Erdogan si spostava da una piazza all’altra rispondendo alle provocazioni di Kilicdaroglu e provocando a sua volta, ha dichiarato più volte che il personaggio che realmente controlla il CHP è Demirel, cercando di riavvivare lo storico conflitto tra il DYP e l’ANAP. Il leader storico dell’ANAP, Turgut Ozal, è ormai scomparso, ma sia lui che il suo predecessore Adnan Menderes (impiccato dalla giunta militare nel 1961) sono due politici ammirati da Erdogan. Demirel risulta, nel suo immaginario, uno storico traditore, avendo deciso di fondare un altro partito e diventando l’avversario del movimento di Menderes, entrambi di centro destra, grandi alleati degli USA e forti sostenitori della Nato e delle privatizzazioni, poco interessati a produrre una politica solida e permanente al fine di risolvere questioni importanti come quella curda, cipriota o armena.

Demirel oggi ritorna nella mente dei cittadini per un’altra sua dichiarazione, quella che apre l’articolo. L’acqua e la Siria. L’avanzare violento e massacrante di Esad insieme a suo fratello e alle forze armate con lo scopo di eliminare ogni tipo di opposizione per chiedere la fine della sua dittatura sta minacciando, secondo il Governo, anche la sicurezza (ma non solo) della Turchia. La Siria, come l’Iraq, è un vicino ricco di risorse naturali e con solidi rapporti commerciali con la Turchia. Nella città di Hatay, al confine con la Turchia, la Mezza Luna Rossa ha già costruito un campo profughi per 10 mila cittadini siriani. Fino ad ora hanno attraversato il confine circa 2 mila cittadini, per fuggire dalla violenza. Mentre le testimonianze dei profughi hanno toni veramente forti, il Presidente della Repubblica Abdullah Gul il 9 Giugno ha dichiarato che lo Stato turco, con il suo governo e le forze armate, è pronto ad ogni tipo di scenario in Siria. Voci di corridorio prevendono un avanzamento della Turchia oltre i confini della Siria per poter creare una zona cuscinetto per la propria sicurezza. La soluzione ricorda molto quello che è successo in Iraq negli ultimi venti anni di Saddam, che ha portato il nord del Paese verso l’autonomia di un’etnia, sostenuta dalle forze imperialistiche internazionali.

Oggi si vota e tra 5 giorni si saprà l’esito definitivo del voto. Sembra che la Turchia avrà un breve ma importante periodo da trascorrere per decidere se andare verso una Repubblica democratica che rispetta i diritti di tutti i suoi cittadini ed uno sviluppo economico per tutti oppure verso un cambiamento conservatore che calpesta la libertà e favorisce il bene per pochi.

di Murat Cinar

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