Expo 2015: Giuliano Pisapia come Letizia Moratti?

La luna di miele è durata soltanto dieci giorni. Poi sono arrivati i problemi reali a rompere l’incanto. Da una parte Giuliano Pisapia, neo-sindaco di Milano. Dall’altra Stefano Boeri, eletto in Consiglio comunale nelle liste del Pd con record di preferenze. Il nodo da sciogliere: l’Expo, naturalmente. Boeri aveva chiesto una moratoria: un mese di tempo per discutere come procedere. Pisapia si è invece incontrato mercoledì scorso con il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, per preparare l’appuntamento già fissato il 14 giugno a Parigi.    Un vertice pieno di sorrisi e strette di mano, quello tra il governatore e il sindaco, pienamente d’accordo sull’andare a Parigi a dire che le aree tra Milano e Rho dove realizzare l’esposizione universale del 2015 (due terzi della Fondazione Fiera, un terzo del gruppo Cabassi) saranno acquistate da una nuova società (newco) formata da Comune e Regione. Avanti tutta, dunque: il 14 sbarcherà nella sede parigina del Bie (il Bureau international des expositions) uno strano trio, composto da Pisa-pia, Formigoni e Letizia Moratti, non più sindaco di Milano, ma pur sempre commissario straordinario per l’Expo.

A MILANO resterà Boeri. Lui l’ha fatto, il progetto dell’Expo, quando era solo un architetto. Chiamato come consulente da Letizia Moratti, ha escogitato, insieme a Carlin Petrini di Slowfood e a un gruppo internazionale di colleghi archistar, il master plan dell’orto planetario, delle biodiversità, delle filiere agroalimentari, dove mostrare come le diversità agronomiche della Terra si sposano con l’intelligenza degli uomini per trasformarsi in cibo. Su quest’idea ci ha giocato la faccia e poi costruito la campagna elettorale. Dicendo che l’alternativa era l’Expo di Moratti-Formigoni, l’Expo del cemento. E ora? Si trova davanti un asse Pisapia-Formigoni che procede all’acquisto delle aree, come deciso prima della vittoria di Pisapia.    Boeri non parla. Non vuole e non può rompere con il sindaco. Ma è chiaro che se le aree (oggi ancora agricole) saranno comprate dalla newco, con un esborso di circa 120 milioni di euro (80 alla Fondazione Fiera, 40 a Cabassi), è chiaro che poi la newco, dopo il 2016, quando tornerà in possesso delle aree, dovrà rientrare dell’investimento. Come? Costruendo. Almeno 600 mila metri quadri, secondo la convenzione firmata già nel 2007, concentrati sul 54 per cento di un’area di circa 1 milione di metri quadri.

L’EXPO delle biodiversità si trasforma così in un’operazione immobiliare. Con il Comune che ci investe 38 milioni, (per avere il 51 per cento della newco), la Regione che ce ne mette 9,5 (per il suo 12,7) e la Fondazione Fiera (controllata dalla Regione di Formigoni) che paga il suo 34,9 per cento conferendo le sue aree (Provincia di Milano e Comune di Rho hanno poi due piccole quote dello 0,7 per cento).    È netto Basilio Rizzo, capolista della Sinistra e candidato a presiedere il Consiglio comunale: “Evidentemente il sindaco è stato male informato e mal consigliato. Se il progetto è lo stesso di Letizia Moratti, non cambio idea: resto convinto che non sia una bella operazione”.    Ma Pisapia ha detto sì. E ha garantito a Formigoni che entro il 14 giugno chiuderà l’accordo, con qualche eventuale piccolo ritocco. È convinto di non avere alternative: o così, oppure l’Expo non si farà, con conseguente figuraccia planetaria di Milano. Al ministro Giulio Tremonti, da sempre expo-scettico (come la Lega), in fondo non dispiacerebbe affatto chiudere quello che ritiene un inutile baraccone. Così il centrodestra potrebbe dire: vedete che cosa vuol dire dare Milano in mano alla sinistra?    Stefano Boeri aspetta. Aspetta di vedere quali deleghe gli saranno concesse (niente poltrona di vicesindaco, come pensava gli spettasse dopo il suo successo nelle urne, forse gli resterà l’assessorato alla Cultura: molta visibilità, poco potere). Aspetta di vedere se ci sono spazi per recuperare almeno in parte il suo progetto dell’orto planetario, seppure in un contesto di operazione immobiliare. Male che vada, tornerà a fare l’archistar.

di Gianni Barbacett, IFQ

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