B. ha fatto male i conti: questa è la fine di Raiset

“Dirò due cose controtendenza, ma collegate tra di loro. La prima: secondo me la cacciata di Santoro dalla Rai non è una prova di forza di Berlusconi, ma un errore grave: l’ennesimo segnale del fatto che il Cavaliere stia perdendo colpi”.    E la seconda?    Santoro non porterà a La7 un altro mezzo punto in più di ascolti come Mentana… Santoro, più Mentana, più il resto della squadra, porteranno La7 oltre il 10% di ascolti. È come per la Borsa: i soldi chiamano i soldi, e lo share moltiplica lo share. Il che significa la fine del duopolio”.    Carlo Freccero è così. Gli chiedi un’intervista e lui dice: “No”. Poi insisti e lui ti risponde: “Mi dai dieci minuti di tempo? Devo raccogliere le idee, vedere se ho cose da dire…”. Poi si presenta all’incontro con dieci pagine di appunti fittissimi, un piccolo saggio di storia catodica. D’altra parte, se c’è uno che può fare un bilancio del “santorismo” in un quarto di secolo di televisione è lui. Il direttore di rete che ha conosciuto meglio di chiunque il conduttore di Annozero, quello che lo ha portato a Rai2. Nulla di più interessante, dunque, che chiedere a Freccero se la miscela segreta del “santorismo” possa essere replicata anche fuori dalla Rai.    Freccero, quale è, per te, la formula della Coca cola di “Annozero”?    Non ci sono segreti. Santoro, da un quarto di secolo, fa da sempre la stessa trasmissione, cambiandole nome e scenografia nel tempo. Il suo è un programma di informazione.    Detto così sembra troppo semplice.    Mica tanto. Oggi Santoro fa notizia perché, nel tempo, i programmi di informazione si sono estinti, con alcune eccezioni, ma in campo diverso, come i reportage di Milena Gabanelli…    Anche Santoro usa il reportage.    Il reportage è uno spazio chiuso e ruota intorno a un problema definito. Santoro conserva la forma del talk show e dà la parola a chi non l’avrebbe altrimenti.    Non è l’unico…    Dici? Prendi per esempio Ballarò: da Floris ci sono solo politici. Il cuore di tutto sono i politici, si parla di economia per parlare di politica.    Anche da Santoro.    Santoro dà la parola agli esclusi dalla comunicazione. Pensa agli extracomunitari sulla gru, ai cassintegrati, agli operai Fiat: fa un discorso politico che non è necessariamente partitico. Quando i politici non andavano da lui, Annozero portava in scena la società civile: i disoccupati, i comici, gli attori. Faceva ascolti lo stesso…    Anche questo lo fa pure Fazio…    Il problema è chi porti, e a dire cosa. Michele dà la parola anche a chi non fa parte della maggioranza o dell’opposizione in senso parlamentare stretto. E quando ospita i politici, li fa parlare della società.    È questo l’elemento drammaturgico?    Negli anni Santoro ha sempre dato spazio ai fenomeni emergenti che, senza di lui, non sarebbero mai arrivati all’attenzione del pubblico. Non con quella forza.    Questa drammaturgia ha un peso politico?    Bella domanda! Si dice che Annozero abbia vinto le elezioni…    Tu non ci credi?    Io direi piuttosto il contrario: ha dato spazio a uno spirito del tempo, un’istanza di cambiamento, che era nel-l’aria ma non avrebbe avuto altrimenti visibilità.    Dare spazio al nuovo da solo non basta, però.    È tempo di grandi cambiamenti in tutto il Mediterraneo. Pensiamo alle insurrezioni nei paesi nordafricani e arabi. O agli indignados spagnoli. Il nostro servizio pubblico è così rigido che i partiti tradizionali pensano di avere una sorta di monopolio sull’informazione. Non è così.    Oggi Berlusconi dice: “Ho perso a causa sua”.    Già. E nessuno, nemmeno la sinistra, si rende conto della gravità di questa affermazione!    Cosa intendi?    Se due ore settimanali di trasmissione possono influenzare le elezioni, la programmazione totale di sei reti (tre del servizio pubblico e tre private) sottoposte al controllo incessante della maggioranza politica non potrebbero aver controllato la vita politica del Paese nell’ultimo ventennio?    Vuoi dire che Berlusconi conferma quello che i suoi hanno sempre negato?    Le sue parole svelano in modo plateale l’importanza di un problema fondamentale che sia la maggioranza che l’opposizione hanno sempre insabbiato: il conflitto d’interessi del premier.    Questo è noto da 17 anni.    Affatto! La classe dirigente della sinistra ufficiale è caduta nella rete della propaganda di destra. Si è fatta abbindolare sul punto decisivo. Quello che da sempre nega un’influenza sulla politica del monopolio tv. Per anni ci siamo dovuti adeguare al diktat che recita: “Demonizzare Berlusconi non paga”. Peccato che proprio lui non ci creda, occupi tutti gli spazi dell’informazione e lotti da anni per cancellare il piccolo spazio gestito da Michele.    Esiste un partito di Santoro?    Lui non fa propaganda per nessuno, dà voce a tutti, anche a chi con la sinistra è critico. Disturba entrambi gli schieramenti politici.    Che obiettivo ha?    La sua missione è semplicemente informare/mostrare, come Report. Non sempre le sue denunce sono gradite alla sinistra, soprattutto se mettono in scena argomenti scomodi.    Ci sono uomini del Pd, D’Alema su tutti, secondo cui Santoro è “qualunquista” e “demagogico”…    Balle! Se il discorso di partito gli va stretto è perché, per informare, deve dare voce alle critiche, non solo a destra, ma anche a sinistra.    È antipolitico?    Mah… Il discorso critico è, nonostante tutto, funzionale alla sinistra. Le ultime elezioni hanno portato alla ribalta volti    nuovi e tutta l’opposizione ne ha tratto giovamento.    Il santorismo è stato anche un programma di fiction: a metà fra il talk, il reality e la telenovela…    Certo. Con le nomination, i diktat, il dubbio se sarebbe andato in onda o no…    Michele che combatte contro il sistema, che manda “‘affanbicchiere” Masi… Non c’è il rischio che perda la sua carica antisistema a La7, senza il fuoco amico?    Penso di no. Qui è l’errore di Berlusconi: prima quella di Santoro era l’epopea del cavaliere che duella da solo.    E ora il cattivo dove sta?    Adesso tutta La7 diventa il Davide che combatte i Golia del duopolio. L’aura mitica della narrazione non diminuisce, ma si accresce!    Sulla carta…    Pensaci. La prova generale c’è già stata: è quella di Rai Per Una Notte. C’è fame di notizie. Il pubblico di oggi, educato da Internet, sta prendendo le distanze dal pubblico della tv generalista, succube della programmazione di rete.    Cosa cambia?    Oggi chi vuole una notizia si attiva per averla. Si sposta per trovare quello che gli serve. Stella sa che ci sarà un boom di nuove sintonizzazioni. Ha preso Santoro anche per questo e ha fatto benissimo.    E la Rai?    Simbolicamente incassa un colpo micidiale. Sul piano pubblicitario anche. Tutto invecchierà in un attimo.    E Mediaset?    Era la tv dell’innovazione. Adesso appare quella della stagnazione. Senza news che contano. Senza dibattito.    C’è ‘Matrix’…    A dirlo non sono io, ma Berlusconi stesso! Resta ferma, nell’anno della politica, alla sostanziale sterilizzazione imposta dal conflitto di interessi. È il compromesso trovato da Mauro Crippa. Il “sistema Crippa”… Adesso rischia di restare travolta.    Perché?    Perché sta finendo un’era politica, e tutti vogliono sapere come. Per saperlo non andranno a cercare i varietà e le fiction.    Il tuo è l’ottimismo della volontà di chi sogna da anni la rottura del duopolio?    Guarda, un anno fa, quando arrivò Mentana, Mediaset sottovalutò il suo impatto. Non arriverà al 6% di share, dicevano: ha superato il 10%! Se ripetono l’errore sono morti.

di Luca Telese, IFQ

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