La settimana nera del Cavaliere è ancora lunga

Alla parata forse ci andrà, ma al ricevimento di domani al Quirinale, quello no, non sembra proprio aria. Il Cavaliere ha davanti a sé una settimana disseminata di pericoli.    Stamattina, alla seconda udienza del processo Ruby lui non ci sarà, impegnato in un Consiglio dei ministri che sarà decriptato attraverso gli sguardi e le battute che si scambieranno con il leader del Carroccio Umberto Bossi; la telefonata di ieri pomeriggio, dopo la sconfitta, non ha avuto toni distesi. Ma il bello verrà più tardi, al momento di fare l’analisi del voto con il gotha del partito riunito in un ufficio di presidenza che odora di 25 luglio, ma cercheranno di farlo sembrare solo una ripartenza.

GIÀ, PERCHÉ oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dirà ai suoi che l’unico modo per superare questo schiaffo è buttare tutto all’aria, seppellire il Pdl e fondare subito un partito tutto nuovo. I suoi punteranno, invece, alla creazione di un direttorio per bypassare questa fase di crisi , ma di fatto lo scontro potrebbe far segnare punte di nervosismo molto alte. E non si sa come andrà a finire.    D’altra parte Berlusconi è già stato chiaro: “Io non ho colpe, non ho alcuna intenzione di allargare la maggioranza”.    Le tensioni, dunque, non si stempereranno nei giorni successivi. Anzi potrebbero addirittura raggiungere livelli più alti. È attesa, infatti, per mercoledì prossimo la decisione della Corte di Cassazione in merito al referendum sul nucleare.    Nel caso in cui la bocciatura del quesito fosse solo parziale, per Berlusconi sarebbe l’ennesimo smacco; quasi inutile tutta la fatica per depotenziare un quesito trainante anche per il suo legittimo impedimento. Non ci vorrebbe.

BRUTTA settimana, davvero, per Berlusconi. Che si chiuderà giovedì con la parata del 2 giugno a cui dovrà presenziare per forza. Il timore è che stavolta le contestazioni non si limitino a qualche fischio, ma possano “turbare” in modo pesante, “l’atmosfera di festa e pacificazione” che invece il capo dello Stato vorrebbe far emergere. Di lì la tentazione di disertare, ma Napolitano gli ha già fatto pervenire un messaggio chiaro: non se ne parla neanche. I fischi se li prenderà proprio tutti quanti.

di Sara Nicoli, IFQ

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