Davvero c’è chi crede che con Pisapia sindaco arriveranno i cosacchi?

La faziosità politica toglie il senno. In occasione delle elezioni municipali a Milano e in altre città si è sentito dire con voce adirata e inquieta del candidato della sinistra Pisapia: è un terrorista, è stato amico dei terroristi, è un comunista. Come se la sua elezione a sindaco di Milano volesse dire una dittatura di tipo stalinista con fucilazioni all’alba dei Kulaki, alias piccoli proprietari, con deportazioni in massa verso la Siberia, come se fosse tornato l’Ottobre rosso , il dottor Divago, la fucilazione della famiglia imperiale a Ekaterinburg, una strage, un diluvio e non la vittoria elettorale di un avvocato riformista milanese della buona borghesia, dalle buone relazioni forensi. Il gentile e educato avvocato Pisapia, uno di quegli intellettuali che incontri nei circoli culturali o alle manifestazioni per la pace e contro il razzismo, viene dipinto come un terrorista, un Attila, un assetato di oro e di sangue, contro cui un’indemoniata come la Santanchè può urlare le accuse più inverosimili e ridicole.

E quanti le fanno coro: un comunista! Milano amministrata da un comunista!

Il presidente della Repubblica Napoletano e altri che hanno conservato un minimo di buonsenso invitano ogni giorno alla ragione, ma è proprio questo parlare nel deserto degli uomini di buon senso che spaventa, proprio questa mancanza di moderazione nei moderati a spaventare. Che significa gridare al comunista come nemico dell’umanità? I comunisti italiani non fanno parte della nostra storia? Non conosciamo la vicenda politica, culturale, letteraria per cui una parte dei socialisti italiani, o diventarono fascisti come Mussolini, o passarono negli anni attraverso sofferte maturazioni dalla speranza di un utopico governo mondiale dei lavoratori alla più pressante necessità di lottare contro i fascisti, alle grandi lotte unitarie per la democrazia? I comunisti italiani hanno amministrato da normali democratici in tante città?

Enrico Berlinguer e altri dirigenti di questi comunisti non hanno forse ammesso pubblicamente che la spinta rivoluzionaria si era esaurita e che la difesa della democrazia era il vero compito di una inistra moderna? Il presidente della Repubblica Napoletano non è l’esempio vivente, in carne e ossa, di questo comunismo parte integrante della democrazia? La guerra partigiana non è stata una guerra di popolo, una miracolosa guerra unitaria a cui hanno partecipato gli italiani delle più diverse ideologie?

Ma a questo mondo la ragione è una merce non solo preziosa, e quasi introvabile, la madre dei fanatici è sempre incinta, gli estremisti sono sempre pronti all’urlo e alla diffamazione.

di Giorgio Bocca, Il Venerdì

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