Via Sonniferino

Da quand’è iniziata la campagna elettorale a Milano, i lettori del Pompiere della Sera devono munirsi di stuzzicadenti per tenere aperte le palpebre durante la lettura, pena il precipitare in un profondo letargo che potrebbe anche durare anni. Per non scontentare nessuno (mission impossible: il Giornale è riuscito ugualmente ad accusare il Corriere di tirare la volata alle Brigate Pisapia), il quotidiano di via Solferino sforna prime pagine degne di una gazzetta di fine ‘700, con titoli appetitosi come quello di ieri: “Il governo ottiene la fiducia” (come dire: cane morde uomo, l’esatto contrario di una notizia). E anche le rare volte in cui schiera editorialisti frizzanti come Ainis e Stella, li ammoscia subito con titoli emollienti tipo “La bonaccia delle Antille” o “Risse elettorali, problemi reali”. Ora, è comprensibile che il povero titolista alle prese con l’anestetico Massimo Franco – il notista politico che si addormenta mentre scrive, dunque non riesce mai a rileggersi – non ce la faccia proprio ad andare oltre un arrapante “Le ragioni di un crescente dissenso” o un eccitante “La maionese impazzita”. Idem quando il malcapitato deve dare un senso alle pippe di Alberoni, detto anche il Banal Grande: visto quel che gli tocca leggere, ben si comprende che gli escano titoli come “Competizione e solidarietà, il difficile equilibrio”, “I guai dell’Italia sono affrontabili, si deve ascoltare la gente e fare”, “Per favore non confondete la modestia con l’umiltà”. Ma la politica italiana è cabaret puro, i giornalisti esteri fanno a pugni per venire in Italia a raccontarla: solo gli equilibristi del Pompiere riescono ad appallarsi e ad appallare i lettori anche su quella, con titoli al brodino, alla vaselina, ma soprattutto al bromuro. Fior da fiore dalle prime pagine dell’ultimo mese: “Berlusconi e Bossi divisi sui pm” (wow), “Si infiamma la sfida di Milano” (slurp), “Tra polemiche e programmi” (evvai), “Berlusconi all’attacco di Pisapia” (ma va?), “Berlusconi contro la sinistra, la campagna elettorale si chiude tra accuse e tensioni” (roba da transennare le edicole), “Attacco di Bossi a Pisapia” (chi l’avrebbe mai detto), “Berlusconi in tv riaccende lo scontro” (libidine), “Libia, governo sotto pressione” (perdindirindina), “Berlusconi e Bossi trattano” (perdincibacco), “Costituzione, si riapre lo scontro” (goduria), “Ministeri, scintille tra Lega e Pdl” (scintillante), “I richiami di Quirinale e vescovi” (a chi? mah, boh). Il tutto accompagnato da sapidi editoriali che invogliano alla lettura fin dal titolo: “Un po’ di serietà” (Cazzullo), “La possibilità di un divorzio” (Romano), “La supplenza necessaria” (Galli della Loggia), “Lo sguardo miope” o “Distanti e divisi” (Panebianco), “Dialogare, la battaglia più difficile” (Polito El Drito), “Le alte cariche e il silenzio” (Verderami). Uno s’immagina i migliori cervelli fumanti del primo quotidiano italiano armati di estintore e casco giallo, impegnati in lunghi summit nella stanza del direttore dove a starci attenti si ausculta lo sferragliare delle meningi e il centrifugare dei neuroni, per partorire alfine quei capolavori di dolce dir niente. Poi dice che uno si butta su Sallusti e Belpietro: con quelli, almeno, si ride. L’altroieri, a edicole unificate, Giornale e Libero titolavano sulle multe Agcom: “Vietato intervistare Silvio” (in realtà è vietato intervistare solo Silvio). Ieri altri due titoli al ciclostile: “Fango a orologeria su Scajola”, “Giustizia a orologeria: si vota e rispuntano i veleni su Scajola”. È il modo di Olindo e Mentoliptus di raccontare che la Procura di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio della Cricca e, fra le carte, c’è la lista dei regalini di Anemone a Bertolaso, Balducci e anche a Scajola. Che c’entri l’“orologeria” non è dato sapere, visto che né Anemone né Bertolaso né Balducci né Scajola sono candidati. L’altro giorno zio Tibia titolava: “Proposta choc di Cappato, alleato radicale di Pisapia: Milano aperta a gay e droghe”. Passi per le droghe, ma che significa “Milano aperta ai gay”? Che oggi è chiusa? Che i gay vengono fermati alla cinta daziaria? Signorini lo sa?

di Marco Travaglio, IFQ

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