Cagliari. L’inarrestabile ascesa di Massimo Zedda

I ragazzi stanno zitti, quieti, hanno gli occhi che brillano ma non vogliono lasciarlo vedere. Militanti, anziani, signore, il barista o il dipendente pubblico si avvicinano, poi gli sussurrano: “Tranquilli, è fatta. Questa volta vinciamo a Cagliari”. A Massimo Zedda e ai suoi due fedelissimi, poco più che novant’anni in tre, non sembra vero. Ascoltano, stringono le mani. Tengono i toni bassi. Si fermano, mangiano un boccone e ridono: “Oh, è il primo pranzo in quattro giorni. Pensa, in questo ultimo mese ho perso almeno cinque chili”, confida il candidato di centrosinistra. Difficile da credere, vista la struttura fisica decisamente esile. “Invece è così, si chiama stress”, insiste. Va bene. Lo stress di una campagna elettorale lunga, lunghissima, che ora si gioca in soli tre giorni, meno di settantadue ore per convincere gli ultimi, per conquistare quel centimetro che alla fine potrebbe risultare decisivo a strappare la meda, per conquistare un feudo ventennale del centrodestra.    “MILANO è fondamentale, Napoli pure, ma anche qui, dalla Sardegna, è partito un segnale forte, come ha già dimostrato la vittoria di Olbia. Tutto, in qualche modo, è inaspettato e dall’altra parte sono nervosissimi” spiegano i militanti del centrosinistra. E per rendersene conto basta andare nei punti di ritrovo dei fan di Massimo Fantola: parlano solo della pallottola arrivata nei giorni scorsi al loro candidato, denunciano un clima invivibile, sorridono poco, non fanno previsioni, se non quelle standard. Annunciano scenari apocalittici per il turismo, azzerano la possibilità di un rilancio industriale, danno la maggior parte delle colpe al clima che si respira a livello nazionale. Tradotto: è un voto contro Silvio Berlusconi. Lo dicono a denti stretti, stizziti. In fin dei conti Fantola è da sempre un politico lontanissimo dai percorsi del premier, tanto da aver impedito, prima del ballottaggio, un suo arrivo nell’isola: “Ci ha detto: ‘Quello non ce lo voglio, qui decido io. Non voglio una delle sue campagne urlate, voglio andare avanti a modo mio’”, rivela uno degli uomini più vicini al candidato di centrodestra. E così è stato. Fino al ballottaggio, però. Poi tutto è cambiato, ed è stato emblematico il confronto di ieri, l’ultimo prima del voto, con lo stesso Fantola pronto a protestare per presunte accuse di legami con la massoneria. “Peccato che nessuno di noi ha mai affermato una cosa del genere – rispondono i ragazzi di Zedda – non è da lui attaccarsi a certe cose. È evidente: ora si sente in difficoltà”. Una difficoltà inattesa, appunto.    SOPRATTUTTO per un politico con alle spalle decenni di battaglie tra comune, regione e Roma, rispettato trasversalmente, abituato a stringere la mano all’avversario, mentre ora rischia di prendere un ceffone elettorale da un ragazzo di 35 anni che per la campagna elettorale ha impiegato i soldi destinati all’acquisto di casa: “Sia ben chiaro, mica parliamo di una cifra enorme – racconta Zedda – in tutto abbiamo raccolto sui 150 mila euro, la maggior parte sono miei. Vuol dire che resterò ancora un po’ in affitto…”. Altri numeri rispetto a Fantola: per lui si parla di una cifra ufficiosa vicina al milione di euro, ma per averne conferma basta alzare la testa, guardarsi in giro, e vedere la quantità di gigantografie a lui dedicate. “Però qui, la campagna si fa camminando per la strada e incontrando le persone”, continua Zadda. È così. Quella che per molti è una frase fatta, a Cagliari è la realtà: un capoluogo con le sembianze di città, ma l’anima del paese, dove quasi tutti si conoscono, dove quello che hai fatto o fai te lo porti dietro tutta la vita. Dove il titolare di un negozio di ferramenta è considerato un punto di riferimento elettorale per un micro-quartiere. Dove, se si analizzano le liste elettorali, è possibile scoprire varie famiglie bipartisan, magari con un candidato da una parte e uno dall’altra. “La verità? È che tutto si gioca su pochi elementi. Magari anche sul meteo”, raccontano i ragazzi di Fantola. Quindi, previsioni alla mano: la vulgata vuole che se piove il centro-destra è favorito; in caso di sole Zedda ha la strada spianata “perché i nostri questa volta non ci credono fino in fondo, e sicuramente preferiranno andare al mare”. Perciò, tutti con il naso all’insù.

di Alessandro Ferrucc, IFQ

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