“Adesso la camorra diventerà la nostra FIAT”.

È disperazione. Paura di perdere il lavoro e il pane, paura di finire in mezzo a una strada nel gorgo senza fine dei cassintegrazione, mobilità, assegni di disoccupazione. È disperazione di oltre 600 operai cassintegrati, un migliaio con l’indotto, pronta ad esplodere peggio del Vesuvio che sovrasta Castellammare. La città che una volta era la “Stalingrado” del Sud con i suoi cantieri dove si costruivano navi che erano l’orgoglio degli stabiesi in tutto il mondo, la siderurgia, le fabbriche. Ora tutto sta finendo, anche i cantieri navali. Vanno chiusi, hanno deciso i vertici della Fincantieri. Palazzo Farnese, la sede del Comune, è sorvegliata da quattro blindati dei reparti mobili di Polizia e Carabinieri. La statale sorrentina bloccata fin dal mattino al bivio di Pozzano. Impossibile arrivare a Sorrento. Automobilisti fermi, torpedoni di anziani turisti americani e tedeschi costretti a fare marcia indietro e a rinunciare al loro limoncello. È guerra, con le stanze del Comune devastate la notte scorsa, quando gli operai sono tornati da Roma con una sola certezza: il destino loro e delle loro famiglie era segnato per sempre. Un centinaio di loro ha sfasciato uffici, distrutto computer, buttato in strada carte e scrivanie. Hanno decapitato anche un busto del povero Giuseppe Garibaldi e la testa l’hanno buttata nel cesso. “È la fine che faremo noi e le nostre famiglie, ci buttano nel cesso”, si sfoga Salvatore, 34 anni, due figli, un unico, reddito il suo. È l’Italia che si frantuma mentre festeggia il suo 150esimo compleanno. Qui chiudono i cantieri “per favorire Monfalcone e Trieste, come vuole la Lega, altro che crisi”, urlano gli operai.

UN GRUPPO di loro quando ha occupato il Comune è stato durissimo, fino a costringere il sindaco e la giunta ad asserragliarsi in una stanza. “Non erano lavoratori, qui qualcuno sta soffiando sul fuoco, ieri con tempismo abbiamo assistito ad una pericolosissima infiltrazione della camorra”, è l’allarme lanciato dal sindaco Luigi Bobbio, del Pdl. “Ora parlano di camorra – replica un lavoratore che l’altra notte c’era – ma se chiudono i cantieri cosa ci rimane? La camorra diventerà la Fiat di queste zone”. Castellammare di Stabia, 4500 famiglie vivevano con orgoglio e dignità di lavoro operaio nel 1986. Stipendi scarsi ma sicuri e soprattutto una cultura del lavoro che era il vero argine al dilagare della camorra. C’era la siderurgia, il cementificio, le fabbriche di bulloni e la cantieristica navale. Da allora è stata una lenta morìa di fabbriche e di posti di lavoro. Oggi gli operai sono poco più di 2500. “ A Castellammarare – dice Catello Di Maio, il segretario della Cgil – un cittadino su 3 è disoccupato, senza lavoro e senza prospettive. Il cantiere navale è l’unica speranza. La crisi è un alibi, perché anche negli anni Novanta ci fu un forte calo della commesse, ma allora Fincantieri applicò strategie diverse distribuendo il lavoro in modo equo sul territorio”. “E’ da due anni che Fincantieri ci prende in giro – racconta Antonio Santorelli, operaio e delegato sindacale – qui non hanno investito, non hanno ammodernato, stiamo ancora aspettando il bacino di costruzione, l’unico che ci può consentire di stare al passo con gli altri, le navi le caliamo in acqua ancora con lo scivolo. Come cent’anni fa”. Lo costruirono i Borbone nel 1783, il cantiere di Castellammare, una creatura voluta dall’ammiraglio Giovanni Edoardo Acton, poi Gioacchino Murat lo ingrandì, e da allora ‘o cantiere è stata la vita di intere generazioni. Qui l’arte, il lavoro e il posto si trasmettevano di padre in figlio.”Noi ci mettiamo il cuore e voi ci date le navi”, c’era scritto su uno striscione il 14 marzo del 2009, quando dal cantiere uscì la “Cruise Europa” del gruppo Grimaldi. Da allora poca roba.

“A SETTEMBRE – racconta Antonio Santorelli – dovremmo costruire due mezzi della Marina militare, ma possono dare lavoro solo alla metà degli operai”. Per il momento le speranze flebili dei lavoratori sono legate ad un documento che sindacati e vertici della Regione hanno firmato ieri: si chiede che Fincantieri riveda il piano. E’ poco e per questo la gente di qui si rivolge alla Madonna di Pozzano. Dicono che nel 1631 fermò la lava del Vesuvio. Chissà se riuscirà a fermare il baratro della disoccupazione per migliaia di famiglie.

di Enrico Fierro e Vincenzo Iurill, IFQ

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