Scippo agli aquilani Niente ferrovia

I soldi stanziati ripagheranno le promesse elettorali di Chiodi.

Oplà. Con 38 righe scritte in gergo ministerial-burocratese vengono scippati a L’Aquila 75 milioni di euro. Un po’ meno di 2 milioni a riga. Un bel colpo, non c’è che dire. Proprio nello stesso momento in cui Angelo Zampolini della cricca del costruttore Diego Anemone, patteggia a Perugia 11 mesi di reclusione per faccende legate ai lavori per i Grandi eventi, compreso il G8 nella città del terremoto. Quei 75 milioni dovevano servire a trasformare in una metropolitana di superficie la vecchia ferrovia che attraversa le zone colpite dal sisma. Un’opera nuova innestata su un impianto antico, che avrebbe dovuto decongestionare L’Aquila dal traffico di auto e camion che dopo il disastro sembra moltiplicato per dieci e togliere dall’isolamento migliaia di persone confinate nelle new town. Cioè gli abitanti dei nuovi quartieri del progetto Case che si stanno rapidamente trasformando in enormi e tristi reclusori, difficili da raggiungere, con bus che passano a cadenza di ore, quando va bene. E invece quei soldi prenderanno altre direzioni.

LO SCIPPO è riassunto in un “appuntino” passato al sindaco della città, Massimo Cialente, da Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, abruzzese a cui piace presentarsi come una specie di tutor della ricostruzione. Il titolo della nota sarebbe incoraggiante: “Interventi sulle reti ferroviarie dell’Abruzzo funzionali alla ricostruzione e allo sviluppo post-terremoto”. Sotto ci sono le 38 righe di testo, appunto, concordate dallo stesso Letta con l’amministratore delle Ferrovie, Mauro Moretti, e il presidente Pdl della Regione, Gianni Chiodi, che è anche commissario per la ricostruzione.    Basta poco per scoprire il trucco: il finanziamento di 100 milioni presentato come “funzionale alla ricostruzione”, in realtà è una sottrazione secca di fondi per la città del terremoto. Cinquanta di quei 100 milioni vengono utilizzati per l’elettrificazione della tratta Sulmona-Guidonia, linea che con la zona colpita dal sisma c’entra poco o niente, ma per il cui ammodernamento si era speso in campagna elettorale il futuro governatore. Altri 25 milioni vanno alle tratte Pescara-Sulmona e Sulmona-L’Aquila, binari di nuovo al di fuori delle aree colpite. In totale fanno 75 milioni. Per i binari che attraversano davvero le zone disastrate e lambiscono le new town, cioè la linea Sulmona-L’Aquila-Terni, ci sono solo 25 milioni. Soldi che bastano appena per eliminare tre o quattro passaggi a livello tra Sassa e San Demetrio, ma assolutamente insufficienti per il progetto complessivo della metropolitana leggera.    Raccontano che Letta fosse raggiante al momento della consegna del foglietto al sindaco de L’Aquila, come stesse annunciando un evento memorabile, tanto che i destina-tari della nota si domandano ancora se il sottosegretario fosse o no consapevole del gioco di prestigio oppure se stesse bluffando tout court. Di certo non l’hanno presa bene. Si sfoga con Il Fatto Stefania Pezzopane, assessore comunale, ex presidente della Provincia de L’Aquila e ora responsabile nazionale Pd per la ricostruzione: “Ma davvero pensano che abbiamo l’anello al naso? Il decreto per l’Abruzzo poi convertito in legge destinava 100 milioni di euro alla linea ferroviaria che attraversa le aree del cratere e invece ce ne danno un quarto. È uno scandalo e una presa in giro. Giocano senza vergogna sulla tragedia del terremoto. E magari vorrebbero anche essere ringraziati”. Il sindaco Cialente ha chiesto subito a Letta di bloccare tutto, mentre l’assessore Pezzopane e Giovanni Lolli, deputato Pd abruzzese, non solo non ci pensano proprio ad applaudire, ma stanno valutando se non ci siano addirittura i termini per un’azione legale per distrazione di fondi.

GLI ATTI parlano chiaro, a partire proprio dal decreto legge del 28 aprile 2009, 22 giorni dopo il terremoto, che individuava gli “interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici”. All’articolo 4 si stabiliva uno stanziamento di 100 milioni di euro “nell’ambito dell’aggiornamento per l’anno 2009 del contratto di programma Rete ferroviaria italiana (Rfi) 2007-2011”. In premessa, l’articolo 1 dello stesso decreto stabiliva in modo chiarissimo che i quattrini dovevano andare “esclusivamente ai comuni interessati dagli eventi sismici”.    La presidente Pezzopane si era messa subito al lavoro e i tecnici della Provincia avevano elaborato un progetto per i circa 60 chilometri di binari delle aree del terremoto, un piano che prevedeva la metropolitana leggera da realizzare con l’elettrificazione della linea, l’eliminazione di 25 passaggi a livello, la costruzione di parcheggi di scambio per le auto dei viaggiatori. L’idea era piaciuta e il comune de L’Aquila e la Provincia avevano chiesto i finanziamenti. Guido Bertolaso, allora ancora capo della Protezione civile impegnato per la ricostruzione, si innamorò del piano fino ad appropriarsene e a presentarlo al presidente della Repubblica con una copertina nuova, con bene in vista il logo della presidenza del Consiglio. Per la ferrovia-metropolitana de L’Aquila sembrava fatta. Mancavano solo i soldi, i 100 milioni di euro richiesti, appunto. Dopo l’entusiasmo iniziale, sullo stanziamento cadde però il silenzio. Fino a pochi giorni fa, quando Letta si è presentato a L’Aquila raggiante con l’“appuntino” dello scippo. Il governatore Chiodi gli ha dato manforte con una dichiarazione che sembra una beffa: “A L’Aquila quei quattrini non servivano”.

di Daniele Martin, IFQ

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