Paola Concia non è più relatrice della legge contro l’omofobia.

Carolina Lussana, Lega Nord, mentre fa la pianista rispettosa delle regole

“A un certo punto non ce l’ho fatta più. La Lussana è ripartita con la solita solfa: stai facendo propaganda di partito, non ti interessa davvero la legge contro l’omofobia. Allora ho urlato che da tre anni sto dando tutte le mie energie per questa legge e non permetto a nessuno di giocare sulla pelle degli omosessuali. Così mi sono dimessa”. Paola Concia addenta una piadina con energia, sono le tre del pomeriggio e quello è il suo pranzo. Da pochi minuti non è più relatrice della legge contro l’omofobia che ieri è stata bocciata per l’ennesima volta in Commissione Giustizia alla Camera. La rabbia è tanta, lo sfogo in aula non è bastato, i bocconi vanno giù a stento con l’acqua minerale perché il testo era stato rimaneggiato fino all’ultimo accogliendo i desiderata degli oppositori alla norma che renderebbe reato anche in Italia l’attacco fisico, psicologico o verbale a chi è più fragile.    La Concia-ter prevedeva infatti di associare agli omosessuali anche anziani e disabili, così come ipotizzato da Pdl e Udc in Commissione seguendo le linee guida stabilite in materia di diritti civili dal Trattato di Lisbona. “Io più di così non so che fare – continua la Concia –. Con una pazienza infinita ho cercato di assorbire i suggerimenti, le idee, le sfumature. Ma alla fine è stato tutto inutile. E la cosa peggiore è che non esiste un punto critico su cui ragionare, non c’è una questione tecnica da risolvere. Tutti mi chiedono: ma che vogliono esattamente questi? Giuro che non si capisce”. Risponde Enrico Costa, Pdl, nominato relatore in sostituzione dell’onorevole Pd: “Non si può aderire al Trattato di Lisbona come un francobollo. Il binario scelto è ragionevole, ma bisogna mettere a posto alcune cose. Per esempio, c’è sempre la presunzione che chi aggredisce un omosessuale lo faccia per un pregiudizio. Ma questo obbliga chi magari vive la sua condizione nell’intimità a uscire allo scoperto. E poi non ci convince che l’aggravante prevalga sempre sulle attenuanti previste dalla legge”. La Concia scoppia a ridere, e comincia a ragionare su un altro piano, a spiegare che spesso a contare di più è il non detto durante i lavori. “La Lega è l’unica a parlar chiaro – ammette la deputata –. Più di una volta hanno spiegato che a loro questa legge non piace perché farebbe da apripista ai matrimoni gay. Tesi folle, ma almeno onesta. Altri invece tergiversano inventandosi appigli legali solo per evitare di mettere la firma su un provvedimento che in qualche modo riconosce una tutela agli omosessuali. Ma qui si parla di violenza contro la persona, non di autorizzare un ampliamento dei diritti omosex”.

IN COMMISSIONE ieri hanno votato no Pdl, Lega, Responsabili e Udc (con l’astensione di Ria), favorevoli Pd, Idv e Fli. Perché c’è chi ha una paura matta di farsi vedere favorevole al processo di reale riconoscimento civico per le persone omosessuali: “Sono partiti che vogliono accreditarsi come il volto duro e cattivo delle gerarchie ecclesiastiche – spiega ancora la Concia –, formazioni politiche i cui leader accettano serenamente divorzio e bunga bunga, ma negano a me il diritto di avere giustizia quando un tizio per strada mi aggredisce mentre cammino con la mia compagna”.

IL VATICANO, la Chiesa, il voto dei cattolici: un tesoretto che i moderati devono gestire con particolare parsimonia di questi tempi, anche se ampie crisi di coscienza stanno scuotendo il sistema. Mara Carfagna è da tempo schierata a favore della legge e ha già annunciato che darà il suo voto favorevole anche contro l’indicazione del Pdl quando arriverà in aula, il 23 maggio. Idem per Alessandra Mussolini e altri esponenti del centrodestra che si troveranno davanti la vecchia proposta del Pd, firmata dal Pd Antonello Soro ben due anni fa, e un emendamento della stessa Concia che riassumerà le indicazioni bocciate ieri. “Speriamo bene – riprende slancio l’ex relatrice –, alla Camera tutto può succedere nel bene e nel male. Però c’è un fatto che mi conforta: l’attenzione della gente. Sono decenni ormai che porto avanti certi temi e adesso è davvero il momento di fare un passo avanti perché la società civile lo sente come problema democratico. Non si può nemmeno sempre nascondersi dietro alla Chiesa: gli italiani di fatto rispettano pochi precetti della dottrina cattolica, specie in tema di sessualità, vita di coppia, fedeltà. Possibile che si ricordino di essere fedeli solo quando si tratta di omosessualità?”. Oggi, dalle ore 18, concerto-cabaret in piazza Navona per dire che siamo tutti gay quando si tratta di far rispettare i diritti civili: tra gli altri Ambra Angiolini, Isabella Ragonese, Cristina Comencini, Orchestra di Piazza Vittorio.

di Chiara Paoli, IFQ

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