Prima l’hanno contraddetta: lei diceva “o me o Lassini”, loro lanciavano la campagna a sostegno del candidato consigliere che voleva cacciare “le Br dalle Procure”. Le dicevano di tirar fuori le unghie, ora le fanno il processo: se a Milano si è perso è tutta colpa della “borghese” che si è infilata “gli stivali da cowboy”. Il massacro di Letizia Moratti è al suo secondo giorno. E il repertorio degli errori rimproverati, adesso trova il soprannome che le mancava: “signora Rambo”. Andava così bene, finché cantava “Viva la mamma” sul palco del Palasharp. Poi ha voluto la “svolta pop”: quella – dice Il Foglio – che funziona in tv, “ma con i voti è un’altra cosa”. Non ha capito (lei o chi per lei) che Milano non è città da guerriglia, lì non c’è spazio per “una campagna elettorale estremizzata all’inverosimile, personalizzata con lo stile dell’ordalia e pasticciata in modo inglorioso”. Così, il quotidiano di Giuliano Ferrara, si è chiesto “se e come” qualcuno l’avrebbe messa in discussione . La risposta è arrivata, e ben sonora.

A COMINCIARE da Il Giornale. È lo stesso Alessandro Sallusti che ha lanciato la campagna per votare Lassini, che esortava a non chiedere scusa a Pisapia dopo lo scivolone sul “ladro”, quello che adesso dice: “Qualcosa non è girato, non tanto tra gli elettori ma proprio dentro il partito”. Glielo spiega il (milanese) vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Maurizio Lupi, che cosa non ha girato: “La campagna elettorale nostro malgrado è iniziata con il caso Lassini che ci ha inchiodato per una settimana facendoci del male, facendo passare per estremisti noi e la Moratti”. Ci ha messo del suo, Sallusti, che ha ritrovato sintonia, dopo le divergenze passate, con il suo ex compagno di lavoro, Vittorio Feltri. Da Libero chiarisce l’antifona: la Moratti “è una sciura perbene, ma lontana mille miglia dalle esigenze del popolo, del quale non avverte gli umori”. Feltri celebra la sua “amara profezia” e ripubblica un articolo di cinque anni fa che dava al sindaco della “scema” per aver inventato l’Ecopass, la tassa per gli automobilisti che vogliono entrare a Milano. Franco Bechis, a lato, dà i numeri: su 21 esponenti del Pdl interpellati, almeno 6 danno la colpa della sconfitta al candidato sindaco. Uno è Gasparri: “Letizia ha questo atteggiamento da borgomastro europeo” che “alla gente non piace”. Va dato atto al direttore Maurizio Belpietro di averli anticipati tutti: lui, già martedì, scriveva che la Moratti per la sconfitta “ci ha messo del suo”. “Altezzosa”; “altera”, “timida”. Con poca “passione e umiltà”. Prima ha fatto campagna elettorale “come fosse un appuntamento tra vecchie zie all’ora del the”. Poi, nel famoso faccia a faccia in tv, “ha dato un calcio negli stinchi all’avversario”. Sempre su Libero, intervista a Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, che in questo caso non difende per niente: “Letizia Moratti non è simpatica” : “Ora non è che in 15 giorni possiamo farla diventare una simpaticona da fare innamorare di colpo tutti i milanesi. Questo è ovviamente impossibile”.

NON LA AMANO nemmeno nel partito: il parlamentare Pdl Andrea Augello confessa che “a fatica si raccolgono coscritti e volontari” per salvare Milano e per questo invita tutti a sentirsi “ancora impegnati in questa battaglia”. Capisce lo stato d’animo, ma adesso è il momento di “sacramentare solo a bassa voce”. Ma basta voltare la pagina dello stesso giornale su cui Augello scrive, Il Secolo, per ritrovare nuovi “sacramenti”: “Ma che Br e furti d’auto, servono fatti e meno parole”. Ricordano le parole che la Lega diceva “già in campagna elettorale”: “Il Pdl deve riconoscere gli errori della Moratti, evitare di parlare sempre di tribunali e Br e e iniziare a parlare di Milano”. Analisi che il Carroccio oggi conferma parola per parola: “Se la Moratti avesse parlato delle cose fatte e da fare, se tutti fossero venuti a votare, i risultati sarebbero stati diversi”, dice il leghista Matteo Salvini. Pacche sulle spalle solo quando si parla degli errori: “La Moratti ha fatto una specie di autocritica – nota il governatore piemontese Roberto Cota – Ha detto che nella campagna elettorale si è parlato poco dei problemi della città: io la condivido”. E ancora il sindaco di Verona Flavio Tosi, il presidente veneto Luca Zaia. Su La Padania una pagina intera di risultati per dimostrare che “il Carroccio è in gran forma”. Letizia un po’ meno.

di Paola Zanca, IFQ

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