Le Mills balle blu

È davvero impagabile la scena di B. che, nell’aula del Tribunale di Milano, non ricorda di aver “mai incontrato Mills in vita mia” e aggiunge: “Mi han fatto anche vedere una sua foto, ma non sono proprio riuscito a ricordarlo”. Niente da fare: nonostante gli sforzi mnemonici, quel volto non gli dice nulla. E dire che è quello dell’avvocato d’affari inglese che negli anni ‘80 costituì per la Fininvest 64 società offshore, ha percepito per oltre 10 anni parcelle miliardarie dal gruppo Berlusconi e nel 1997-98 ha reso testimonianze reticenti ai processi Guardia di finanza e All Iberian per “salvare Mr. B – come ha poi scritto al suo commercialista – da un mare di guai”. Infatti Mills dice di conoscerlo bene, avendolo incontrato almeno due volte e sentito al telefono altrettante. Il primo incontro risulta da un appunto sequestrato a Mills – “July 95 Meet B” – confermato da una nota del suo commercialista Bob Drennan: “1995 Met SB+Daughter”. L’incontro fra Mills, Silvio B. e Marina B. sarebbe avvenuto al Garrick Club di Londra, per discutere delle società estere del gruppo. Un secondo incontro con B., sempre nell’estate ‘95 ma ad Arcore, lo racconta lo stesso Mills nel 2003 alla Procura di Milano. Pm: “Ha mai incontrato Silvio Berlusconi?”. Mills: “Sì, nell’estate ‘95. Nella sua villa ad Arcore. Gli ho dato consigli su un progetto che non s’è concretizzato”. Mills ne informò il socio di studio Jeremy Scott (che l’ha confermato ai pm), mentre alla socia Virginia Rylatt (anch’essa sentita come teste) rivelò due colloqui con B. Lo stesso Mills annotò l’incontro ad Arcore in due appunti. E lo confermò ai pm il 18 luglio 2004: “Sapevo che Livio Gironi (direttore finanziario Fininvest, ndr) era direttamente legato a Silvio Berlusconi, amministrava il suo patrimonio personale. Ho avuto conferma di questo fatto in un incontro per me importante, avvenuto a Milano in quella che credo fosse la casa di Berlusconi: era una villa con un bellissimo giardino e una biblioteca a due piani, in legno. Gironi mi disse che bisognava fare un’operazione: lo scopo fondamentale era destinare parte del patrimonio privato di Silvio Berlusconi ai figli del suo primo matrimonio. L’idea era costruire due veicoli societari che dovevano fare trading sui diritti e quindi ottenere profitti, che si voleva fossero destinati a Marina e Pier Silvio… Gironi sottolineò che i figli sarebbero stati i beneficiari, ma la gestione pratica doveva essere sempre soggetta al consenso di Silvio Berlusconi, che nel documento viene denominato ‘X’”. In un altro memorandum, Mills annota che il 23 novembre ‘95 B. lo chiamò da Milano due giorni dopo il mandato di cattura spiccato dai giudici milanesi contro Craxi per una tangente All Iberian da 10 miliardi: “Quando ho parlato a Silvio Berlusconi giovedì lui ha insistito sul fatto che le ultime accuse sono motivate politicamente. Sono bombe politiche perché ora i giudici di Mani Pulite sono in grado di affermare che dietro a questo pagamento a Craxi ci sia Berlusconi”. Tra la fine del ‘95 e l’inizio del ’96 in casa B. si pensa di far dichiarare da Mills al fisco inglese alcuni profitti delle società offshore costituite per B. e di pagarci le tasse perché – confesserà Mills – “non era un segreto che ciò andasse largamente a beneficio di Berlusconi: era importante per Berlusconi essere in grado di dimostrare che queste società non erano sue”. Quando poi, il 16 aprile ‘96, fu perquisita a Londra la Edsaco col sequestro di montagne di documenti sulle offshore, Mills fu di nuovo contattato da B., come risulta dal verbale della riunione del 22 luglio 2004 con l’Inland Revenue: “Al tempo della perquisizione del Serious Fraud Office, Berlusconi aveva discusso con DM su ciò che poteva essere fatto per distanziare lui stesso da queste società. Sulle prime s’era ipotizzato un accordo di trust”. Telefonate, incontri a Londra e ad Arcore: Mills ricorda tutto, B. nulla. La sindrome Scajola dev’essere contagiosa: anche B. fa tutto a sua insaputa.

di Marco Travaglio, IFQ

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