Spot sui referendum, l’importante è non capire

Rodotà: “Zero informazione, la Rai dia voce ai comitati”

Trovare qualcuno che lo abbia visto è un’impresa. Lo spot sui referendum del 12 e 13 giugno va in onda da tre giorni. Può capitare di incrociarlo se si sta guardando RaiUno all’una di notte. O RaiDue alle 17.41. O ancora RaiTre alle 7.25. Tre appuntamenti quotidiani per ogni rete della tv pubblica, non esattamente in orari da grandi ascolti. Ma anche i fortunati che dovessero incappare in quei tre minuti di comunicazione elettorale, sembra difficile che riescano a chiarirsi le idee. “Almeno ricordano che ci sono i referendum – dice il giurista Stefano Rodotà – Ma vedo solo una cosa: contenuto informativo vicino a zero. È la logica burocratica spinta a estreme conseguenze”. La logica burocratica prevede che il ministero dell’Interno fornisca “i dati tecnici: i quesiti referendari, l’orario di apertura dei seggi. Poi – spiegano dal Viminale – è la Rai che confeziona lo spot in piena autonomia”. L’ultima parola spetta comunque al ministero. Che, insieme alla Rai, ha scelto il burocratese stretto. Ecco come (non) si spiega ai cittadini cosa sono chiamati a votare.

ACQUA / 1    “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione”. “Il quesito – spiega lo spot – propone l’abrogazione delle norme che attualmente consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori privati”. Il comitato promotore “2 Sì per l’Acqua Bene Comune” (che ha proposto alla Rai alcune modifiche) chiede che almeno venga citata la parola “acqua” e che sia chiaro che, per l’attuale legge, l’aumento del ruolo dei privati nella gestione del servizio idrico non è una possibilità teorica, ma un obbligo: o entrano nell’azionariato delle ex municipalizzate o le sfidano in una gara per la concessione del servizio.

ACQUA / 2    “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma”. “Il quesito – spiega il filmato – propone l’abrogazione delle norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione per il capitale investito dal gestore”. Tradotto per i comuni mortali, si vuole impedire che il gestore ottenga profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta un 7% che serve a ripagargli il costo del capitale investito.

NUCLEARE    “Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme”. “Il quesito – recita lo spot – propone l’abrogazione della norma che prevede la realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Qui, nonostante il quesito sia abbastanza chiaro, bisognerà aspettare la pronuncia della Corte di cassazione, che deve decidere se il referendum è ancora valido, dopo la moratoria sul nucleare approvata dal governo (e dopo la confessione di Berlusconi: “Abbiamo introdotto questa moratoria per far sì che dopo un anno o due si possa tornare a discuterne”).

LEGITTIMO IMPEDIMENTO    “Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte costituzionale”. “Il quesito – si spiega – propone l’abrogazione di norme in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte costituzionale”. Nessun errore, è proprio così: la spiegazione è identica al quesito. Non proprio parole che chiariscono l’idea dello scudo, in parte già bocciato dalla Consulta.    Vista la “esplicazione inesistente”, dice ancora Rodotà, “è urgentissimo che il servizio pubblico dia la possibilità, con modalità e spazi adeguati, ai comitati promotori di fare la loro parte”. Finora gli interventi in radio e tv sono stati cancellati per assenza di contraddittorio. Lo denuncia una ricercatrice, Mariachiara Alberton, a cui è saltata “un’ospitata” in Rai a favore del Sì.

di Paola Zanca, IFQ

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