Se vuoi crescere non disturbare gli evasori

Arriva il Decreto sviluppo del governo che sanziona i controllori del fisco

La politica economica il governo ormai la fa così: convoca una conferenza stampa per presentare un decreto il cui testo non è consultabile, perché bisogna ancora finirlo di scrivere e serve il via libera del Quirinale. Dentro ci sono delle misure a costo zero (cioè che non muovono soldi) e forse a impatto zero, visto che nessuno, anche al ministero del Tesoro, sa prevedere quale effetto avranno sull’economia. Però, garantisce il ministro Giulio Tremonti, “dentro c’è di tutto, è davvero corposo”.    In attesa di leggerne il testo, alcune cose sono già però chiare. Il governo pensa che dalla crisi si esca lasciando mano libera alle imprese: l’Agenzia delle entrate – assicura Tre-monti – sanzionerà i finanzieri che vessano gli imprenditori con troppi controlli, è in arrivo una circolare ufficiale dell’Agenzia. Intanto il direttore Attilio Befera, tremontiano di ferro, scrive ai dipendenti intimando loro di non esagerare: “Se il contribuente ha dato prova sostanziale di buona fede e di lealtà nel suo rapporto con il Fisco, ripagarlo con la moneta dell’accanimento formalistico significa venire meno a un obbligo morale di reciprocità, ed essere perciò gravemente scorretti nei suoi confronti”. E visto che anche l’occhio vuole la sua parte, “la Guardia di finanza non farà più ispezioni in divisa”, promette Tremonti. E pazienza se ci sono 120 miliardi di evasione fiscale, siamo in campagna elettorale e bisogna pur dare qualche segnale agli imprenditori che si sono rassegnati a non vedere in tempi brevi una riduzione delle tasse (lo ha ribadito anche Silvio Berlusconi, due giorni fa).    Il resto del “decreto sviluppo”, sempre per quel che se ne conosce, è una lunga lista di misure un po’ vaghe, ma che già allarmano molti. Come quella sulle spiagge: “Chi vuole – dice Tremonti – chiederà il diritto di superficie e durerà 90 anni. Il diritto sarà a pagamento e noi pensiamo che sarà pagato molto bene. Gli imprenditori però devono essere in regola con il fisco, con la previdenza e pensiamo che debbano assumere giovani”. I canoni sono già stati alzati e la proprietà resta pubblica, assicura Tremonti, ma poco importa questo, visto che il diritto di superficie secondo il codice civile consente di poter costruire e sfruttare il terreno anche se non se ne ha la proprietà (che è dello Stato). E il tempo per il quale si può sfruttare sarà di 90 anni, così da dare a chi fa consistenti investimenti immobiliari su una spiaggia un tempo notevole per trarne profitto. Ma anche in questo caso, come per le altre misure del decreto sviluppo, non è ben chiaro quanto ci guadagni lo Stato visto che nessuna delle misure è stata “cifrata”, come dice Tremonti. Anche le spiagge dovrebbero poi rientrare nelle “zone a burocrazia zero”, paradisi dell’imprenditoria con formalità da espletare ridotte al minimo. Annunci – non nuovi – che non hanno mai sedotto Confindustria, da sempre convinta che senza una riforma strutturale della Pubblica amministrazione la burocrazia che esce dalla porta rientra dalla finestra.    Visto che di soldi pubblici non se ne possono spendere – ma Tremonti giura che la manovra finanziaria che a molti sembra inevitabile non arriverà a giugno – il governo spera che la crescita la producano i privati. Unici interventi diretti: credito di imposta per chi assume a tempo indeterminato al Sud e per le piccole e medie imprese che avviano progetti di ricerca con università del territorio. Rispunta anche il “piano casa”, ormai un flop di legislatura, l’aumento delle cubature delle abitazioni che non si materializzerà mai perché le regole che fissa il governo sono incompatibili con quelle delle Regioni che lo devono applicare. È abbastanza per rassicurare gli industriali, che sono così delusi dal governo da aver organizzato il convegno di Confindustria di domani a porte chiuse perché non volevano neanche incontrare i ministri? A questa domanda Tremonti preferisce non rispondere. Di certo la Cgil è soddisfatta per il piano triennale di assunzioni (65 mila circa, ma il governo non vuole dare cifre precise) di precari della scuola. Non una misura di liberalità, ma un tentativo di evitare i maxi-risarcimenti che incassa chi fa causa allo Stato per essere messo in regola. Meno contenti i comitati promotori dei referendum di giugno: l’annuncio della nascita di una (pur necessaria) autorità di settore per l’acqua è un nuovo tentativo del governo di dissuadere gli elettori dall’andare alle urne il 12 e 13 giugno.

di Stefano Feltri, IFQ

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