La guerra in Libia, che rivela al mondo il delirio italiano.

La vicenda libica ha illustrato bene come basti ormai uno spiffero di mondo, in questo caso l’urgenza di una guerra alle nostre spalle, per rivelare il delirio italiano. Eravamo tutti presi da storie di prostitute e festini, ossessioni dal declino indecente del satrapo, ipnotizzati dai mille falsi movimenti all’interno di maggioranza e opposizione, quando è arrivata di colpo la rivoluzione nel Mediterraneo. Tunisia, Egitto, Libia. Tre Paesi dei quali siamo i primi partner commerciali. Il governo che non fa più il governo da tempo, per mesi non ha saputo cosa dire, cosa fare. Ha mandato in giro per i vertici Frattini, il ministro sotto vuoto spinto, più che altro per fare presenza, mentre in Parlamento si combattevano battaglie campali attorno al caso Ruby-Rubacuori.

Ma quando la rivoluzione ha toccato la Libia, quindi le nostre coste, con gli sbarchi dei clandestini, allora si è dovuto far finta di avere una politica. Si è mosso Berlusconi in persona, al solito dando ragione all’interlocutore di turno. Tanto padrone in casa, quanto servo di chiunque appena fuori. Gheddafi è passato da primo alleato, amico, socio, idolo da ricevere con grotteschi onori, al rango di criminale, nemico da abbattere. Insomma, diteci voi, francesi, inglesi, americani, come dobbiamo pensarla sulle faccende serie, che noi non abbiamo tempo di pensare, impegnati come siamo sul fronte del bunga bunga e della poltrone da distribuire agli ultimi venduti.

Nella fretta di liquidare la seccatura della storia, si sono fatti dare la linea dal presidente Sarkozy, che ormai in patria non riesce a farsi ascoltare neppure nel suo partito, per non parlare a casa. Così siamo partiti coi bombardieri. Umanitari, però. Ma la Lega si è opposta, per via del prevedibile aumento degli sbarchi. Ma siccome non può far cadere il governo, come Bossi pure minaccia ogni settimana da due anni, si è rivolto all’Europa. Cioè ha chiesto aiuto a quelli che per anni ha chiamato “buffoni, burocrati, parassiti e pedofili”. Stranamente, quelli gliel’hanno negato. Un’obiezione di natura etica è arrivata anche da Responsabili: per entrare in guerra i sottosegretari non bastano.

Davanti a spettacoli come questi, ci si chiede: esiste un momento in cui la vergogna esibita al mondo diventa intollerabile anche per gli italiani? Forse no. Forse ormai abbiamo superato la soglia di un’autarchia assoluta. Ogni giorno le televisioni cercano di far passare come normale e anzi esemplare il comportamento di un settuagenario che frequenta a pagamento minorenni. Figurarsi se non passa l’idea che il governo stia facendo un’astuta, lungimirante politica estera.

di Curzio Maltese, Il Venerdì

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