Alle elezioni mettiamoci una croce sopra

Ora che si sa quasi per certo chi vincerà lo scudetto e soprattutto che si sa chi ha vinto l’Isola dei famosi, è iniziata la bella stazione e il popolo della bocciofila si riprende lo spazio sterno del bar, discutendo delle prossime elezioni. Fave, formaggio e cazzate riempiono di nuovo le giornate, scandite dal suono del biliardino e delle slot machine, che purtroppo hanno invaso i bar prendendo il posto dei vecchi flipper. La discussione prende subito una brutta piega, visto che non si parla pù di chi votare, ma se andare o no a votare.

Nella fazione de contrari al voto, quest’anno, oltre ai due anarchici e i tre di Lotta comunista, si sono aggiunti anche: un cazzaro; un deluso; due nuovi disoccupati; un nostalgico delle X Mas; un immigrato con cittadinanza italiana e, incredibilmente, Ugo l’idraulico detto anche L’evasore totale. A nulla valgono le ragioni di Beppe, simpatizzante del Pd locale che lui, stufo dei continui cambiamenti di nome e simboli, chiama ancora “Il Partito”. La discussione si è messa male anche quando Franchino, ex Pci passato alla Lega, ha cominciato a nutrire dubbi sull’operato di questo governo. Dico la verità, quest’anno dopo i cambi di casacca dei politici i listini elettorali bloccati, le firme raccolte per aumentare i finanziamenti ai partiti, la titubanza sul no al nucleare prima della disgrazia in Giappone, alcune facce impresentabili del centrosinistra, dopo la questione Fiat e un’opposizione omeopatica, che però più che a una medicina somiglia a una purga, anche la mia già debole convinzione al voto ha iniziato a vacillare. Per liberarmi anche da questi pensieri il Lunedì di Pasquetta ho deciso di andare a fare una bella scampagnata in Lunigiana con la mia famiglia, a base di salsicce e plaid.

Mentre rimuginavo sulle amministrative, ho visto il manifesto della festa della liberazione che facevano a Fosdinovo. Sul manifesto campeggiavano due scarponi e una scritta: 25 aprile. Fino al cuore della rivolta. Metto la freccia e svolto in direzione della festa. C’era il mondo! Una marea di ragazzi, famiglie, gruppi che suonavano, code chilometriche come nelle vecchi faste de l’Unità, e un cartello con la scritta: “Prendete quello che volete, pagate quello che potete”.

DA lì ho capito che eravamo in Toscana, perché una scritta così in Liguria non l’avresti mai trovata…In mezzo a tutta quella caciara, dal palco ha preso il microfono una signora di 95 anni, ex comandante partigiano. Devo dire che è riuscita a dirmi più lei in tre minuti di quanto l’opposizione sia riuscita a fare in cento puntate di Porta a Porta. Grazie a lei sono rinsavito e ho deciso che anche quest’anno andrò a votare. Magari riturandomi il naso o meglio ancora indossando uno scafandro da palombaro per star sul sicuro.

di Dario Vergassola, Il Venerdì

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