In arrivo la manovra estiva da 8 miliardi

“Serve un assoluto rigore nei conti, non c’è proprio modo di tagliare le tasse adesso, non ci si possono inventare risorse da spendere che non esistono”. Sembra il sunto della linea di rigore del ministro Giulio Tremonti e invece è Silvio Berlusconi che, ieri, a Porta a Porta ha fatto una cosa apparentemente bizzarra: alla vigilia dell’approvazione di un “decreto sviluppo” pre-elettorale che dovrebbe piacere agli industriali, lui parla di austerità. E, dopo settimane di tensioni (evidenti negli attacchi del Giornale) arriva addirittura a dire: “Vedremo alla fine di questa legislatura se sarà necessario per il centrodestra mettermi ancora quale candidato alla guida del governo, io non mi tirerò indietro, se invece verranno fuori altre personalità, e ne abbiamo diverse, Tre-monti in primis…”. È un periodo ipotetico dell’irrealtà, e non bisogna dimenticare che, solo poche settimane fa, lo stesso discorso Berlusconi lo faceva indicando come delfino Angelino Alfano.

C’È PERÒ un dettaglio che fa la differenza. Nel pomeriggio l’agenzia Ansa attribuisce a “fonti governative” la notizia che prima dell’estate arriverà una manovra di bilancio da 7-8 miliardi di euro. In parte si tratterebbe di rifinanziamento di spese già previste, come quelle per le missioni militari. E in parte tagli, ovviamente. Il governo smentisce subito l’indiscrezione, il sottosegretario al Tesoro, Luigi Casero, si affretta a ricordare che “non è prevista nessuna manovra correttiva sui conti pubblici per il 2011”. Altri sembrano meno convinti, il ministro dello Sviluppo Paolo Romani combina una mezza gaffe dicendo “non confermo”, formula che di solito viene considerata una sostanziale ammissione. Restano i dati di fatto: secondo il Def, il Documento economico e finanziario del Tesoro, da oggi in discussione al Senato, tra il 2013 e il 2014 si materializzerà nei conti pubblici un cratere da 40 miliardi e allora sarà il momento di lacrime e sangue della cui impopolarità dovrà farsi carico chi governerà nella prossima legislatura.    Ma visto che lo sforzo richiesto dai nuovi vincoli europei è enorme (lo scorso anno la traumatica manovra estiva era di “soli” 25 miliardi), bisognerebbe cominciare a far capire da subito che si è nel giusto ordine di idee. I primi segnali del risanamento, ha sottolineato la Banca d’Italia, devono arrivare già a settembre 2011. La batosta dopo le amministrative, o al massimo dopo l’estate , sembra inevitabile. E il governo sta preparando il terreno. Un anno fa lo schema era stato lo stesso, prima le fughe di notizie pilotate, poi la mazzata. L’8 aprile 2010 l’Ansa scatena un pandemonio con un’agenzia in cui riferisce di “fonti parlamentari della maggioranza” che parlano di una manovra da 4-5 miliardi. Inizia il dibattito, le opposizioni chiedono a Tremonti di riferire in Parlamento, quindi la manovra si materializza ma, con la presentazione della Dfp (“Decisione di finanza pubblica”, equivalente del Def), passa poi da 5 a 25 miliardi di euro.

COME SI SPIEGA quindi l’improvvisa passione di Berlusconi per il rigore contabile? Si possono solo azzardare interpretazioni sulla base degli indizi. Dopo aver mortificato Tremonti – paladino dell’italianità di Parmalat dando (due volte) – il via libera ai compratori francesi di Lactalis, ora Berlusconi prepara il terreno alla manovra. Perché una manovra comunque ci sarà questa estate, è già prevista, i dubbi sono sull’entità.    Dopo la tregua con la Lega sulla guerra in Libia, appesa alla questione dei finanziamenti che durano fino a luglio, Berlusconi sa che molto della tenuta nella maggioranza passa per la gestione della politica di bilancio. E che non può appaltarla completamente all’asse Lega-Tremonti, con il rischio di essere attaccato (come in questi giorni) per essere uno spendaccione che paga i cacciabombardieri, ma affama il Paese. Meglio condividere, almeno a parole, l’urgenza del risanamento contabile. Poi c’è sempre tempo per scaricare di nuovo addosso a Tremonti il peso delle misure più impopolari.

di Stefano Feltri, IFQ

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