I baci gay? Per i leghisti sono un problema di decoro urbano

Omosessuali leghisti? Mai dire mai. Eppure l’argomento continua a turbare e non poco il senatore di Treviso Piergiorgio Stiffoni che interpellato dal Fatto Quotidiano assicura: “È un argomento che non mi entusiasma e non mi tocca. L’importante è che venga mantenuto il decoro della città. Facciano quello che vogliono ma a casa loro”.    Cosa pensa sia il decoro, il senatore Stiffoni però non l’ha spiegato, preferendo interrompere velocemente la conversazione telefonica. Ieri ha cercato di mettere una pezza all’antefatto delle sue stesse dichiarazione: “A Treviso i gay sono il 10 per cento della popolazione. Anche in Parlamento ce ne sono e sono pure molto visibili. Ma nella Lega non ci sono gay. No, noi nel nostro partito abbiamo un Dna diverso. Non abbiamo mai avuto un certo tipo di situazioni, non ho mai trovato leghisti gay, stiamo parlando del niente, del sesso degli angeli”. Parole rimbalzate con la velocità della luce dalle agenzie ai siti. Così il giorno a seguire Stiffoni, volendo stemperare i toni, è riuscito a fare anche peggio trattando l’argomento come fosse una questione di decoro e ordine pubblico ai giardinetti.    Il senatore però non intende aggiungere altro a quanto già detto. Sostiene che le sue dichiarazioni sono state “montate” e strumentalizzate. Alza il tono della voce solo quando gli si chiede quale sia il suo punto di vista rispetto a quello del segretario regionale del Carroccio (e sindaco di Treviso) Gian Paolo Gobbo che, al contrario, ha ammesso come anche nella Lega ci siano centinaia di elettori gay, salvo poi aggiungere: “Da che mondo è mondo ci sono queste cose è sempre stato così, anche la storia parla di rapporti omosessuali dall’età dei romani, ai celti, fino a oggi. Se si vogliono bene, che Dio li benedica”.    Una polemica tutta interna alla Lega di Treviso, quindi, nata sulle multe “per decoro ai baci” ai giardini sia tra coppie etero che omossessuali. Che sia stata forse la nostalgia dei tempi in cui il leader Umberto Bossi arringava il popolo padano con la frase: “Noi della Lega ce l’abbiamo duro” o piuttosto il timore di trattare l’argomento, ma le dichiarazioni sembravano proprio voler esorcizzare quello che, anche negli ambienti interni al partito, ormai è di dominio pubblico. Si parla cioè delle preferenze sessuali di alcuni leghisti di alto “rango”.    Tanto che lo stesso Umberto Bossi, che negli ultimi anni sembra aver messo da parte il “celodurismo”, a chi gli chiedeva se ci fosse spazio per i gay nel Carroccio ha risposto: “La Lega è un movimento popolare ed è dunque vicina ai problemi della famiglia e dei figli”. Di certo c’è che per la Lega l’omossessualità è percepita e considerata peggio dei clandestini. Ovvero: un problema. Un ricordo tra i tanti: Roma, agosto 2009. Due giovani omossessuali vengono pesantemente aggrediti. Su Radio Padania Libera (24 agosto) un ascoltatore, definendo inammissibile che due persone dello stesso sesso si bacino in pubblico, affermò: “Io sono contrario agli accoltellamenti che ritengo eccessivi, però ai gay due calci nelle palle li darei anch’io”.    Di recente poi anche il deputato Massimo Polledri ha ritenuto opportuno censurare i baci. L’esponente leghista, infatti, il 18 marzo scorso ha chiesto ai colleghi della Camera di non mostrare baci gay in tv dopo le 21.

di Elisabetta Reguitt, IFQ

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