L’asilo dove Enrico è l’unico italiano

Ha tre anni, e il suo mondo è già multietnico. Ogni giorno condivide i giochi, il sono e i pasti con i figli degli immigrati del centro storico di Palermo. Nel quartiere di Ballarò, dove ha aperto i battenti l’asilo “Il giardino di Madre Teresa”, Enrico è l’unico bambino palermitano che frequenta questa struttura per piccoli migranti, gestita dai volontari della Kala onlus. Una scelta lungimirante, quella dei suoi genitori, dal momento che, negli ultimi anni, un bambino su quattro nato a Palermo  è figlio di immigrati. Domenico Calò, agente di commercio, e Maria Strano, architetto, avrebbero potuto permettersi un nido privato. Ma Enrico sta bene al Giardino di Madre Teresa: quando mamma e papà vanno a riprenderlo, strepita perché non vuole separarsi dal suo migliore amico. Al Hassan, della Costa d’Avorio. “È come se questo posto lo avesse scelto lui” raccontano i Calò. “Qui Enrico imparerà a convivere con persone che per molti sono “stranieri”, ma che, in realtà, sono parte integrante della nostra società. Crescerà comprendendo che questo è il futuro, e non soltanto per Palermo”. I volontari dell’asilo si arrangiano come possono. Aprono le porte a tutti, ma il numero degli iscritti cresce e la quota mensile non basta mai. Una cifra irrisoria che le famiglie di migranti a volte non riescono a pagare. Così, i volontari hanno lanciato alla città formule di autofinanziamento: cene etniche, mercatini solidali. E l’<adozione in vicinanza>, che ha registrato un boom: numerose famiglie palermitane hanno “adottato” un bambino immigrato dell’asilo, pagandone l’iscrizione. “non importa” continuano Maria e Domenico “che qui sia tutto perfetto o no. L’importante è il clima che si respira. Saranno le tante culture, sarà che questi bimbi figli di migranti hanno un’energia coinvolgente, ma in questo asilo c’è sempre un ambiente famigliare. È come se lasciassimo Enrico da una nonna. Lui sta benissimo. I bambini hanno la mente libera, siamo noi adulti a coltivare pregiudizi e a trasmetterli a loro”. Ballarò, il quartiere del Giardino di Madre Teresa, è un crocevia di violetti popolato quasi soltanto da immigrati che abitano nelle case fatiscenti che i cittadini palermitani hanno lasciato da tempo. Qui gli stranieri hanno aperto le proprie botteghe alimentari fagocitando a poco a poco anche uno dei mercati più antiche della città, e oggi ci sono più venditori di spezie, frutta e verdura originari del Bangladesh che palermitani doc. “il razzismo” dicono  i genitori di Enrico “ si può azzerare soltanto vivendo con queste persone che, come noi, lavorano e crescono i propri figli. La scuola deve insegnare che siamo tutti uguali. Questo è il messaggio che cerchiamo di dare a Enrico”.

di Claudia Brunetto, Il Venerdì

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