Referendum: strategie di comitati e partiti per raggiungere il quorum

Parola d’ordine: fare casino. Picchetti, appelli, manifestazioni, una rivolta liquida e atomizzata per evitare che acqua e nucleare cadano nell’oblio necessario a proteggere dalle intemperie popolari il legittimo impedimento.

I COMITATI non mollano la presa e rispondono con la mobilitazione di massa alle belle dichiarazioni del premier: il referendum è un passaggio inutile, normeremo le materie in oggetto quando gli italiani avranno dimenticato Fukushima e la furia anti business sui beni primari. Comunicazione diffusa urbi et orbi da tg e titoloni di giornali. “Il portinaio della mia Facoltà l’altra settimana m’ha accolto così: prof, le hanno annullato il referendum eh?” dice Ugo Mattei, docente di diritto civile all’Università di Torino e co-estensore dei quesiti sull’acqua. “Dal 5 aprile è scattata la par condicio e in tutti i talk è vietato parlare di referendum. Le tribune ad hoc dovrebbero partire tra tre giorni, ma la Commissione di Vigilanza Rai ancora non ha deciso come gestirle – insiste il prof -. È pure vero che prima del decreto ammazza-referendum nessuno si filava più l’argomento: Berlusconi, con tutti i suoi maneggi, potrebbe ottenere un effetto boomerang. Chissà che il grande comunicatore stavolta non abbia combinato un pasticcio convincendo tanta gente in più a far lo sforzo di andare a votare”.

NEL DUBBIO, l’agitazione continua. Su http://www.fermia  moilnucleare.it   il calendario è già al completo fino al giorno del voto: dalla catena umana di Sessa Aurunca all’occupazione temporanea di suolo pubblico a Grosseto, l’Italia intera è pervasa da movimenti di protesta. “E meno male – aggiunge Andrea Filippi, responsabile Cgil per l’energia -. Il premier si affaccia ogni giorno alla finestra per dire che il popolo lo ama: in questo caso invece sta facendo di tutto per evitare un passaggio democratico. Ormai è chiaro che vuole sfiancare l’appuntamento sia per salvare il legittimo impedimento che per lasciar mano libera al governo sugli affari di municipalizzate e centrali nucleari. Speriamo la gente tenga botta. Perché convincere 25 milioni di persone a mettere quelle quattro ‘x’ mica è tanto facile”.    Eppure ci si prova, invadendo qualche punto nevralgico. Stamattina un coordinamento di comitati presidierà la sede Rai di piazza Mazzini con striscioni e megafoni per spiegare ad alta voce come stanno le cose. Nel pomeriggio la compagnia si sposterà in via Regina Margherita per vivacizzare l’assemblea degli azionisti Enel. Perché il sospetto diffuso tra i referendari è che gli interessi economici si saldino clamorosamente con quelli di tutela della vita giudiziaria del premier. “La politica del governo è un disatro – ha sintetizzato ieri Di Pietro -. Per mandare a casa questi soggetti ci sono due possibilità: il voto alle comunali, ma soprattutto il referendum”.    Conferma Bersani: “La nostra campagna elettorale parlerà proprio di queste cose qua. È indecente che si stia tentando di scansare il giudizio degli italiani raccontandogli bugie”. Deliri belli e buoni secondo l’autorevole parere di Peppino Calderisi, capogruppo Pdl in commissione Affari Costituzionali alla Camera: “Se tutte le norme oggetto di un quesito referendario sono abrogate da nuove disposizioni, il referendum raggiunge il suo obiettivo. E il referendum non ha più corso, perchè il quesito rimane senza oggetto. Il dibattito in corso è pertanto surreale”.    Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, non si spaventa: “Compiamo ora 25 anni, sappiamo come reggere sul lungo periodo. Il trucco messo su da Berlusconi è inaccettabile, e la gente ha capito visto che tre italiani su quattro non vogliono il nucleare. Dobbiamo solo tenere duro, comunque vada a finire la trafila tecnico legislativa. Tanto, se non è stavolta che vinciamo, sarà un’altra: non ci fermeranno mai”.    Ieri Nichi Vendola è riuscito a portare in piazza a Bari Annie Le Strat, vicesindaco di Parigi con delega alla gestione del sistema idrico, sistema a suo tempo privatizzato e recentemente restituito al controllo pubblico. “In Italia c’è una grande capacità di mobilitazione dell’opinione pubblica detto fiduciosa Le Strat -. Il referendum sull’acqua pubblica ci sarà, e io verrò a Torino nei giorni del voto per sostenere questa battaglia. Che non ha eguali in Europa”.

di Chiara Paoli, IFQ

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