Ragazzo indiano muore di indifferenza a Bologna

Ancora una morte in strada a Bologna nel giorno di Pasqua. Ranbir Singh, 21 anni, straniero, irregolare, senza residenza e senza un letto in cui passare la notte se n’è andato su una panchina dei giardinetti di piazza dei Martiri, nel centro della città. Ucciso dall’alcool e dalla solitudine: accanto a lui nell’ultimo momento della vita solo due bottiglie di whisky, una vuota e una mezza piena.    Per dodici mesi ha vissuto ai margini della società. In Italia era arrivato due anni fa per lavorare e per poter aiutare la famiglia rimasta in India ma da ormai un anno non riusciva a trovare uno straccio di mestiere. É la storia di tanti migranti: senza un’occupazione, non è possibile rinnovare il permesso di soggiorno.    É successo anche a questo ragazzino: Nabir diventa irregolare e questa condizione gli preclude ogni forma di assistenza da parte dei servizi sociali pubblici, cui si accede solamente se si hanno i documenti in ordine. Resta senza lavoro, senza un tetto. Non trova più la forza di fare nulla se non quella di attaccarsi all’unico compagno di viaggio: l’alcool. Sotto le Due Torri vive nell’indifferenza.

DI LUI S’ACCORGONO solo i volontari di Piazza Grande, gli unici che sapevano il suo nome, che conoscevano il suo volto. I soli che hanno gridato in queste ore: “Serve una riflessione sul tema dell’accoglienza. Di questo dovrebbe parlare la nostra città”. Lo hanno fatto anche quando il 4 gennaio scorso morì in piazza Maggiore il piccolo Devid di appena venti giorni, figlio di una coppia in difficoltà. Lo hanno urlato anche quando hanno chiuso il centro d’accoglienza Capodilucca e i clochard hanno dormito per giorni sotto le finestre del Comune.    Alessandro Tortelli, responsabile del servizio mobile di Piazza Grande lo aveva incontrato più volte sulla strada: “Ranbir aveva finalmente deciso di reagire e di curarsi dalla dipendenza dall’alcol. Dopo una serie di contatti per la prima volta, venti giorni fa, si è rivolto ai volontari di Piazza Grande per ricevere aiuto. In poco tempo, grazie all’aiuto delle suore di Madre Teresa di Calcutta era stata individuata una comunità che poteva accoglierlo. Per sostenere la sua volontà di cambiare vita avrebbe iniziato a collaborare e, grazie all’aiuto dei legali di Avvocato di strada, avrebbe richiesto il permesso di soggiorno. Domenica scorsa però Ranbir è morto da solo in Piazza dei Martini. Evidentemente anche questa volta la macchina della solidarietà sociale è stata troppo lenta”.    In quella piazza dove sfrecciano veloci le automobili, dove passano in bicicletta in tanti per andare alla vicina stazione, dove scorrono gli autobus pieni di turisti, non si è accorto nessuno domenica di quel ragazzino con due bottiglie di whisky. Solo un passante non ha voltato le spalle e ha chiamato l’ambulanza. Troppo tardi. Come sempre. “Oggi però – aggiunge Tortelli – non servono polemiche, non serve cercare colpevoli ma può essere utile fare una riflessione: i diritti universali non li proteggiamo tra le mura di Bologna”.

di Alex Corlazzoli, IFQ

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