Il berlusconismo, una dittatura della minoranza

Sondaggio elettorale diffuso martedì scorso a Ballarò

Nella vita tutto mi sarei aspettato, ma non di rimpiangere la “maggioranza silenziosa” democristiana. Quel ventre molle della Prima Repubblica, che inghiottiva ogni slancio ideale nelle acque del calcolo politichese. Eppure quanto civile rispetto alla rumorosa minoranza dei berluscones. Minoranza, sì. Perché la storia del berlusconismo maggioritario, addirittura plebiscitario, è una menzogna propagandistica. Una delle peggiori e quindi più fortunate.

Facciamo due conti veri. Secondo i sondaggi, compresi i suoi, a votare il Pdl oggi andrebbero circa dieci milioni di italiani. Su 48 milioni di elettori: un cittadino su cinque, o quasi. Per fare un paragone, la Dc degli anni Settanta aveva 14 milioni di voti su quaranta milioni di aventi diritto. Quella degli anni Ottanta, in piena crisi, era scesa a 13 milioni di voti su 42 milioni. Sempre uno su tre. Con tutte le tv, i miliardi e il potere accumulato nei più lunghi governi della storia repubblicana, Berlusconi può contare su un seguito del venti per cento reale. Il suo governo è il più minoritario della storia repubblicana. Si regge su una coalizione quotata dai più ottimisti intorno al 41-42 per cento dei voti validi, quindi un terzo del corpo elettorale. Oltre a mantenersi al potere solo in virtù di una vergognosa e ridicola campagna acquisti di parlamentari.

Nonostante questo, il berlusconismo si comporta come se avesse l’ottanta per cento dei consensi. Occupa ogni angolo della Rai, teorizza e pratica uno spoil system da banda della Magliana, fabbrica leggi ad personam per il capo, mira a stravolgere la Carta costituzionale. Non bastasse, colpisce con sistematica violenza le categorie considerate nemiche e “di sinistra” anzitutto gli insegnanti e i magistrati. Sarebbe un regime anche se godesse di un consenso enorme. Ma è un populismo con sempre meno popolo alle spalle. Si tratta dunque di una dittatura della minoranza. Resa possibile da una legge elettorale che è una porcheria, da un illegittimo monopolio televisivo, dall’intolleranza e dall’arroganza dei propri elettori. Più un quarto elemento, il più grottesco, ma decisivo,  che è l’assoluta insipienza delle opposizioni, al limite del masochismo.

Alle prossime elezioni, se si svolgessero domani, le opposizioni, pure concordi nel considerare il berlusconismo un’assoluta emergenza democratica, riuscirebbero nell’impresa di presentarsi divise in quattro poli. Un centro a guida Casini, un centrosinistra con Bersani, Vendola e Di Pietro, più i grillino con Grillo e i post comunisti con Di liberto. Con il risultato di ottenere il 60 per cento dei voti e consegnare la maggioranza, il governo, il Quirinale nelle mani del 40 per cento fedele al fenomeno di Arcore.

di Curzio Maltese, Il Venerdì

2 commenti to “Il berlusconismo, una dittatura della minoranza”

  1. ma perchè si mette SEMPRE il MOVimento5stelle a sinistra?????? SIAMO SOPRA!!!!

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