Porcata elettorale, ecco la norma anti-Terzo polo

Stavolta è qualcosa in più di una “porcata bis”. È una vera e propria porcheria quella che ieri notte il vicepresidente pidiellino Gaetano Quagliariello, con i suoi più stretti sodali, ha limato e corretto per essere pronta al varo oggi (in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama) e giovedì per la presentazione ufficiale. I berluscones, insomma, stanno per lanciare l’ultimo dei paracaduti pro Silvio e anche per loro stessi: una legge elettorale che supera la porcata di Calderoli, ma garantisce ancora di più chi, nelle urne, vincerà ma solo per una manciata di voti. C’è aria di elezioni anticipate anche nei dintorni di Arcore, dove i sondaggi sull’esito delle elezioni a Milano non fa prevedere che una vittoria di misura, non sufficiente a garantire una fine senza scosse della legislatura. E, allora, meglio mettere le mani avanti. Con una legge che non solo blindi il Senato per evitare che il Terzo polo diventi dirimente in caso di una vittoria non clamorosa della banda Berlusconi, ma ridisegni i collegi elettorali della Camera per fare in modo di favorire l’elezione di deputati di area con meno voti e con maggiore controllo delle liste.

LA PROPOSTA, firmata appunto da Quagliariello, sarà depositata oggi a Palazzo Madama, dove in commissione Affari costituzionali si riprenderà a lavorare sulla riforma del sistema di voto. In commissione ci sono già 29 proposte dei vari gruppi, tra cui due del Pd, ma si sa già per certo che i giochi sono fatti, anche se il presidente della commissione, Carlo Vizzini, ha fatto sapere di voler discutere “con tutti, di tutto” per trovare una convergenza più ampia possibile. Sui tempi di approvazione nel Pdl si mostra cautela, ma è emerso con chiarezza che si punta a un via libera al Senato entro l’estate per poi arrivare all’ok definitivo alla Camera già per settembre. Ma sono i contenuti della legge a destare sgomento. Partiamo dal Senato. Il Pdl punta a un sistema con previsione di un premio di maggioranza a Palazzo Madama ma su base nazionale, non più regionale. In questo modo si otterrebbe di arginare l’influenza del Terzo polo. In pratica, si vuole evitare che si ripresenti l’eventualità che colpì il governo Prodi che si ritrovò ad avere al Senato solo una manciata di deputati in più (tra cui Rossi e Turigliatto), per giunta con una coalizione troppo ampia e litigiosissima. Solo che un premio di maggioranza su base nazionale al Senato sarebbe incostituzionale (la Carta stabilisce che i senatori siano eletti su base regionale), come ha già avuto modo di ribadire più volte anche Napolitano e prima di lui Ciampi, ma la maggioranza tira dritto. Nel testo sarà infatti inserito un meccanismo di ripartizione del premio di maggioranza in senso proporzionale, ma Regione per Regione; una furbata per superare gli steccati della Costituzione e consentire l’approvazione come legge ordinaria.

IL BELLO, però, arriva sulla Camera dei deputati. Proprio perché alle prossime elezioni il Pdl non è affatto certo di fare il pieno. Invece di un semplice Parlamento di nominati stavolta punta verso una Camera di prescelti. Perché si comincia con il rimettere mano alla grandezza dei collegi; da sempre è infatti la loro struttura a essere determinante per la vittoria della coalizione di maggioranza relativa. Il Pdl punta su circoscrizioni più piccole, dove – insomma – siano necessari meno voti per essere eletti. E dove, di conseguenza, ci saranno anche liste più corte e ancora più blindate di prima, ma costituite da candidati certi con solo uno, massimo due elezioni di scarto per garantire un minimo di ricambio in caso di ritiro del deputato eletto durante la legislatura. È assolutamente certo che un sistema come questo renderà ancora più pesante l’influenza delle segreterie dei partiti e decisamente più complicato il lavoro di chi, alle prossime elezioni, dovrà scegliere i candidati perché i posti saranno di meno. Ma garantiti.

di Sara Nicol, IFQ

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