I responsabili del Pd

“Ok ai raid” per l’interesse nazionale. Poi in serata: vediamo se il Pdl ha i numeri

Oltre Mister B. c'è la mano tesa del Pd

Il concetto è chiaro già nel primo pomeriggio: “C’è materia per far cadere un governo. Prodi è caduto per questo…”. Eppure, fino a sera, la riflessione nel Pd si ferma ai ricordi. Nessuno a cui venga in mente di riadattarla ai giorni nostri. Quando alle 18 il segretario Pier Luigi Bersani annuncia alle agenzie che “è indispensabile che il governo venga a verificare in Parlamento se ha o no una maggioranza in politica estera”, perfino nel suo staff si chiedono che cosa sia successo. Discutono, riflettono, e un’ora e mezza più tardi fanno sapere che stanno “valutando “ di cambiare strategia e preparare “un documento su cui chiedere il voto in Parlamento”. Perché, dice il capogruppo Dario Franceschini, “non possono bastare semplici comunicazioni dei ministri”. Così, nella riunione in programma per oggi, potrebbero arrivare a decidere di appoggiare la mozione che l’Idv ha già presentato per chiedere una verifica sui numeri del governo.    EPPURE , per tutto il giorno, l’audizione di Frattini e La Russa era sembrata un gesto sufficiente a ripianare le divisioni della maggioranza. Nel marasma in cui sono piombati i rapporti tra Pdl e Lega le uniche certezze, per il principale partito dell’opposizione, erano state due: le bombe le stavamo già sparando e non è sulle guerre che si può fare la guerra. Il primo punto lo spiegava bene Beppe Fioroni, il leader della corrente cattolica, che già al voto sulla risoluzione Onu aveva perso tre dei “suoi” (Gasbarra, Grassi e Sarubbi): convinti a restare a casa, pur di evitare l’affronto del “voto ribelle”. Ora confessa di affrontare l’argomento “con difficoltà”: “Ma fino a oggi che hanno lanciato, rose? Se non è stato così, significa che continuiamo a fare quello che abbiamo fatto, se no bisogna spiegare la diversità”. Perfino il presidente Napolitano aveva spiegato che i bombardamenti sono lo “sviluppo naturale” dell’intervento in Libia. Lo stesso ribadito da Bersani quando definiva la risoluzione votata come “capiente di una iniziativa italiana”. Il testo approvato a fine marzo, del resto, è talmente ampio da contemplare anche l’ipotesi bombe. “Ma mica avevamo deciso di fare guerra a uno Stato”, è sbottato Antonio Di Pietro, in aperta critica con il Capo dello Stato: “Bombardare una nazione non ci pare possa essere considerato uno sviluppo nè naturale nè costituzionalmente corretto”.    Nel Pd, fuori dall’ufficialità, lo accusano di “pacifismo elettorale”: le amministrative si avvicinano e l’Idv vuole conquistare il popolo “arcobaleno”. Quello – da Emergency all’Arci – che ieri ha condannato i raid “incostituzionali e inutili”. Di Pietro invece attacca la “strategia del rinvio” a cui i democratici “ci vogliono condannare”: “Parlano di responsabilità, ma la prima che abbiamo è quella di liberare il Paese da questo Gheddafi in miniatura. E se ogni volta rimandiamo a domani…”.    Per i Democratici, sembrava che nemmeno oggi fosse la volta buona: “Quello che non possiamo accettare – spiegava la capogruppo Pd Anna Finocchiaro – è che una questione di così grande importanza, venga piegata per interessi di politica interna”. Idea condivisa anche tra i veltroniani: “Dobbiamo denunciare l’inadeguatezza di questa maggioranza – diceva Walter Verini – ma l’interesse del Paese impone di non giocare”. D’accordo sul obiettivo, ma non sul metodo, l’ex ministro della Difesa Arturo Parisi: “Il voto parlamentare è un dovere in sé, ma non vorrei che, partiti per dividere gli altri, finissimo per dividerci tra noi”. Bisognava parlare con un finiano, Carmelo Briguglio, per sentirsi dire chiaro e tondo che “il premier vuole evitare il voto in Parlamento”.

A SERA , invece, l’idea che la posta in gioco fosse seria ha cominciata a diventare concreta. E la stessa Marina Sereni che alle 11 e mezzo di mattina, ancor prima che parlasse Napolitano, diceva al governo: “Non faremo mancare il nostro contributo”, comincia a ritrattare: “Il nostro senso di responsabilità non arriva a coprire le contraddizioni del governo”. Forse anche lei ha letto un po’ dei messaggi arrivati sul sito del Pd. Dove le idee erano chiare sin dalla mattina presto: “Ma se il Pd invece di chiedere chiarimenti chiedesse di non bombardare non sarebbe meglio?” domandava Piero Manfè. “Non azzardatevi a sostenere il governo sui bombardamenti! In particolare se la Lega voterà contro. Non darò mai più il mio voto al Pd!”, minacciava Marco Lalomia. “Perché il Pd dovrebbe assumersi questa responsabilità? Non fatelo, non fatelo, non fatelo!!” li implorava Paolo R. È a loro, se non altro per interesse, che ci si aspetta che il Pd dica “signorsì, signore”.

di Paola Zanca, IFQ

Tag: , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: