Elezioni a Napoli: la corsa dei voltagabbana

Napoli città dell’arrevuoto, caos totale, disordine completo. Dove può succedere e succede di tutto. Un salto a via Toledo per capire. Mattinata di martedì. Fermo, a tormentare con i denti un “Antico Toscano” spento, un galantuomo prestato all’impossibile governo della città. Paolo Giacomelli, un romano catapultato sotto il Vesuvio da Rosetta Iervolino per occuparsi di rifiuti. “Assessore che fa?”. “Guardo la munnezza”. Un cumulo nero che la notte precedente qualcuno ha bruciato. “Le fiamme hanno distrutto le telecamere di sorveglianza del Banco di Napoli e danneggiato la facciata. Ora la banca vuole i danni dal Comune”. “Assessore, si ricandida?”. “Ma la prego”.

DUE PASSI ai Quartieri Spagnoli. In un teatro stretto fra bassi e bancarelle con falsi d’autore, Mario Savio parla del suo nuovo progetto di vita: “Strappare i guagliuni di malavita dalla strada, grazie alla tv e al cinema”. In sala ci sono donne dalla bellezza sfrontata, ragazzi dalla vita violenta e anziani reduci delle mille guerre di camorra. Mario è stato un boss vero negli anni Ottanta, prima cutoliano, poi “indipendente”, sul groppone ha 35 anni di carcere già fatti, un ergastolo da scontare e un tumore che gli mangia la vita. Con il giornalista romano Fabio Venditti ha messo su il progetto “Socialmente pericolosi”. “Guagliù – dice ai suoi – noi siamo la Napoli che ce la vuole fare”. Eccola la città dell’arrevuoto, dove tutto si capovolge, tutto è possibile, anche l’impossibile. A maggio si vota, la stagione di Antonio & Rosetta è finita, preistoria, il Pdl di Silvio e Nick ‘o mericano (Berlusconi e Cosentino ) già governa Regione e Provincia. Potevano fare cappotto, conquistare anche il Comune. Quattro mesi fa avevano in tasca la vittoria netta, sicura al primo turno. Ora no. Gianni Lettieri, industriale accusato di aver collezionato più fallimenti che successi, non piace neppure ai suoi. Non al re delle cravatte Marinella, né ad Antonio D’Amato, l’ex leader di Confindustria. “Lettieri è un prenditore, la sua specialità sono le aziende decotte, altro che industriale moderno”. Luigi De Magistris è con Mario Savio. L’ex boss aveva invitato tutti i candidati sindaco della città, non si sono visti. Sopra ai Quartieri c’è solo l’ex magistrato. E la gente di Vicolo Speranzella e Largo Baracche capisce. “Sindaco mangiatevi un panzarotto”. Si vota a Napoli e il Pd è scosso dall’incubo di non arrivare al ballottaggio. “Sarebbe la certificazione ultima e definitiva che per i napoletani non siamo buoni né per il governo, né per l’opposizione. Che siamo semplicemente inutili”, dice un anziano militante.

ANDREA ORLANDO ed Enzo Amendola, i due “stranieri”, venuti a raccogliere i cocci dello “sgarrupato” partito di Bersani, ovviamente negano e fanno gli ottimisti. Anche di fronte alla sala mezza vuota dell’hotel cittadino dove si presenta la lista del partito a sostegno del prefetto Mario Morcone. Il disastro delle primarie dei brogli pesa ancora. Capo di una lista che non ha saputo rinnovarsi (13 sono i consiglieri comunali uscenti), è Umberto De Gregorio, un intellettuale da sempre critico con la gestione Bassolino-Iervolino. “Molti mi chiedono chi me lo ha fatto fare”, ammette. E ha ragione. Perché anche la sua candidatura non piace alla nomenklatura napoletana del Pd. Leonardo Impegno, supervotato alle ultime elezioni, subito mette le cose in chiaro: “Io sono il capolista politico”. I seguaci di Andrea Cozzolino, vincitore delle primarie col trucco, erede di Bassolino e detentore di un forte pacchetto di voti in città, bollano pubblicamente la lista come “debolissima”. Cresce così l’altro incubo del Pd: il trasversalismo.

IL PREFETTO Morcone non piace ai veri azionisti del partito, la base semplicemente non sa chi sia. La campagna elettorale è iniziata e Antonio Bassolino tace. Claudio Velardi, che nel partito napoletano è cresciuto, sta lavorando ai fianchi e raccoglie adesioni a sinistra per Gianni Lettieri. Ha già incassato l’appoggio di Vincenzo De Luca, l’eterno sindaco Pd di Salerno, e ora ha fatto scendere in campo diciotto ex che hanno firmato un manifesto a sostegno dell’industriale “prestanome ” di Nicola Cosentino. Sono di sinistra, e lo giurano, voterebbero pure Pd, ma Lettieri li ha fulminati sulla via di Palazzo San Giacomo. Nomi pesanti, come Felice Laudadio, ex assessore della giunta Iervolino, Antonio Napoli, già assessore con Bassolino sindaco e socio in affari di Velardi, e Sandro Pulcrano, ex comunista e consigliere al Comune dal 1997 al 2001. Capo della più grande agenzia di tutto il Sud di Ina-Assitalia, anche lui parla di lavoro e modernità, nel frattempo si appresta a licenziare la metà dei suoi dipendenti. “Si tratta di monnezza e basta”, dice Morcone. “Trasformisti, cinici”, li bollano in coro Amendola e Orlando. “La verità è che Lettieri è stato sempre organico sia al centrodestra che al sistema di potere bassoliniano”, analizza De Magistris, “e ora non fa altro che continuare per quella strada”. “Gente così è stata la rovina della sinistra a Napoli”. Elena Coccia, avvocato, è capolista della federazione della sinistra in appoggio a De Magistris. “Noi siamo i traditi, quelli che nel ’93 buttarono il sangue per il rinascimento della città, poi è venuto il sistema d’affari, con la monnezza e le consulenze d’oro. Con Gigi possiamo ricostruire quella speranza”.

TRASVERSALISMO, gioco delle tre carte. Ciriaco De Mita, padrone dell’Udc, ufficialmente sostiene il rettore Raimondo Pasquino e il Terzo polo. Ma un suo fedelissimo, Angelo Montemarano, ex assessore bassoliniano alla sanità, punta su Lettieri assieme al figlio Emilio, una valanga di voti alle ultime elezioni comunali. Napoli dell’arrevuoto: ottanta liste, 8 mila aspiranti consiglieri tra Comune e Municipi, e la certezza di brogli e voto di scambio. A Secondigliano si grida al miracolo per il rapidissimo rientro di 700 persone che vivono fuori Napoli, il 20% ha fissato la residenza presso parenti e amici. I boss cercano voti da vendere a pacchetti. Arrevuoto, con l’impresentabile Achille De Simone (ex Pdci), sotto processo per i suoi rapporti con un clan di camorra, che si candida con il partito di Pionati per Lettieri sindaco. “Non lascio, la mia coscienza è adamantina”. Linda anche quella di Marco Nonno, candidato con Lettieri: è sotto processo per concorso in devastazione per la guerriglia di Pianura del 2008.

di Enrico Fierro, IFQ

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